
Gli attuali marcatori tumorali specifici per questo tipo di cancro, come il PSA sierico, presentano dei limiti e per questo motivo l'introduzione di PROGENSA PCA3 è da considerarsi positivamente. ''E' stato dimostrato che grazie al PCA3 è possibile identificare pazienti affetti da forme tumorali molto iniziali o di basso grado, per i quali, talvolta, una vigilanza attiva potrebbe risultare più idonea rispetto a qualsiasi intervento più invasivo'', spiega il professor Fabrizio Iacono, associato in Urologia all'Università di Napoli Federico II. Il PCA3 è un gene specifico per la prostata che si presenta sovraespresso in caso di tumore. Maggiore è la quantità di PCA3, maggiori saranno le probabilità della presenza di una neoplasia. Dagli studi è emerso che PROGENSA PCA3 è in grado di predire, fra i pazienti con precedente biopsia negativa, chi risulterà positivo alla biopsia di controllo in modo più accurato rispetto al solo test del PSA. ''Controlli periodici e la tempestività diagnostica sono fondamentali per ridurre la percentuale di mortalità dovuta a questo tipo di neoplasia - afferma Iacono - oggi la prevenzione prevede il dosaggio del PSA, seguito dall'esplorazione digitorettale (DRE) e da eventuale ecografia trans-rettale.




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