
I ricercatori hanno esaminato 262 campioni di tessuto, sangue e urina di pazienti con tumori in stadi differenti. Delle oltre 1.000 molecole individuate nei campioni, solo una decina quelle più frequentemente presenti nelle provette dei pazienti con tumori avanzati. L'attenzione si è focalizzata sulla sarcosina, la sostanza rilevata in concentrazione maggiore nei tumori metastatici e pressoché assente nelle cellule sane. Non solo: ulteriori indagini hanno evidenziato che è sufficiente aggiungere questa sostanza a cellule prostatiche sane per farle comportare come cellule tumorali e stimolarne la «mobilità». Osservazione che, a detta dei ricercatori, implica che la sarcosina, oltre ad indicare quanto un tumore è aggressivo, gioca un ruolo anche nella motilità delle cellule, rendendole più «cattive » e in grado di raggiungere altri organi e tessuti.
«L'idea di questo test rientra in un nuovo filone di ricerca che ha come obiettivo l'individuazione, nelle urine, di segnali che aiutino a evidenziare la presenza di un tumore oppure, come in questo caso, a stabilirne l'aggressività – premette Francesco Rocco, direttore della I Clinica urologica dell'Università di Milano —. I risultati sono promettenti, ma siamo ancora lontani dall'applicazione clinica».
«Per valutare la gravità di un tumore oggi ci basiamo su più parametri — spiega Rocco —.




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