
I linfomi sono tra i tumori più guaribili
"Attenzione a definire i tumori dei 'mali incurabili', perchè da molte forme di cancro oggi si può guarire e, in particolare, proprio i linfomi sono tra le neoplasie maggiormente trattabili e guaribili". Ad affermarlo sono oncologi ed ematologi che, commentando l'annuncio della vicepresidente di Facebook Nicola Mendelsohn di avere un "male incurabile", un linfoma non Hodgkin, e di aver deciso al momento di "guardare e aspettare" piuttosto che curarsi, mettono in guardia dal rischio che tale massaggio lanciato attraverso il social media Fb possa avere un effetto fuorviante inducendo a pensare che nel caso di linfoma le cure possano essere inutili.
"Esistono molti tipi di linfoma non hodgkin - sottolinea Mario Boccadoro, direttore divisione Ematologia della Città della salute e della scienza di Torino -.
Sulla stessa linea anche il presidente eletto della Società italiana di oncologia medica (Aiom) Giordano Beretta (nella foto), che rileva come per alcuni tipi di linfoma l'approccio 'watch and wait' possa anche rappresentare la "procedura corretta", anche se "tutto dipende dal tipo di tumore e dal suo stadio". Dunque, avverte, "il messaggio lanciato in questo caso su Fb non può essere generalizzabile: va detto che una grossa quota di linfomi è curabile e guaribile e tra tutti i tumori - conclude - i linfomi sono quelli che hanno la miglior prognosi".
Un’analisi del Cipomo stima il tempo che gli oncologi dedicano ad attività amministrative: 19 ore settimanali. Un carico che incide sulla relazione di cura e riapre il tema della riorganizzazione del lavoro.
Il trattamento in prima linea con daratumumab in somministrazione sottocutanea e in combinazione con bortezomib, lenalidomide e desametasone ha mostrato nei pazienti eleggibili a trapianto una sopravvivenza di circa 17 anni
Il nuovo regime conferma l’importanza di daratumumab sottocute come terapia di prima linea nel mieloma multiplo in grado di ritardare significativamente la progressione della malattia
In Italia poco più di 3mila oncologi per 3,5 milioni di pazienti. Burocrazia e burnout riducono il tempo di cura, mentre i bisogni aumentano.
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