Scoppia il caso dei medici a cottimo: le Asl ricorrono alle cooperative

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 08/03/2019 19:41

Protestano le associazioni di categoria. L'Aaroi scrive al ministro Grillo chiedendo un intervento urgente

Sempre più 'medici a cottimo' in nome di un' emergenza che non viene risolta. A denunciare il fenomeno, definito "vergognoso", il sindacato degli anestesisti, l' Aaroi-Emac, che scrive al ministro della Salute, Giulia Grillo, perché questa "illegalità sia fermata". Il ricorso "da parte delle aziende sanitarie alle cooperative e ai 'medici a cottimo' (inclusi quelli inquadrati come 'specialisti ambulatoriali' che ricoprono posti riservati per legge a medici con regolare contratto nazionale della dirigenza medica ospedaliera) è diventata una prassi quotidiana, al punto da non scandalizzare più, in nome di un' emergenza alla quale non si riesce a far fronte, seppure da tempo annunciata", si legge in una nota. La pratica "contraria alle norme sul pubblico impiego", da anni denunciata dal sindacato l' Aaroi-Emac, "è diventata ormai dilagante, ma rimane inaccettabile".

L' associazione - come già fatto con il precedente titolare del dicastero della Salute - ha, pertanto, scritto al ministro della Salute, Giulia Grillo, per chiedere "un intervento immediato che ponga fine al reclutamento da parte degli enti del Ssn di medici specialisti attraverso cooperative e società di servizi". Per il sindacato "la drammatica carenza di medici, in particolare di anestesisti rianimatori e di pronto soccorso, non può in alcun modo avallare soluzioni illecite e rischiose per gli operatori sanitari e per i pazienti", afferma Alessandro Vergallo, presidente Aaroi-Emac. "È questa l' ennesima dimostrazione dei disastri causati da anni di politiche che, puntando falsamente a supposti risparmi derivanti dal blocco del turn over, hanno aggiunto alla precarietà nuove forme di precarietà mascherate". 

Si tratta di un fenomeno che, dice Vergallo, "chiediamo al ministro della Salute di fermare. Investire realmente nel presente e nel futuro del nostro servizio sanitario nazionale significa salvaguardare la valorizzazione del patrimonio di scuola e conoscenza, garantito solo ed esclusivamente da rapporti di dipendenza e tempi indeterminati". La strada principale da seguire per un investimento di questo tipo è sicuramente, come detto e ripetuto, una pianificazione reale dei fabbisogni di medici ospedalieri sulla cui base individuare il numero congruo di borse di studio per medici in formazione.

Per quanto riguarda "la disciplina di anestesia e rianimazione - conclude Vergallo - che oggi è tra quelle in maggiore sofferenza, esiste una carenza stimata di circa 4000 medici specialisti necessari a completare gli organici in funzione dei servizi richiesti dalle Regioni e previsti nei nuovi Lea". Situazione analoga, se non più grave, "per i medici di pronto soccorso, anche a causa delle fagocitosi, sia di specialisti sia di specializzandi in Medicina d' Urgenza, da parte di unità operative che con l' emergenza-urgenza nulla hanno a che fare, come le medicine o le geriatrie, laddove invece la formazione specialistica di questi colleghi dovrebbe avvenire in primis proprio nella loro successiva destinazione lavorativa naturale ed indispensabile, cioè nei pronto soccorso. Occorre, quindi, un cambiamento strutturale che ponga fine alla eternità di soluzioni temporanee, fantasiose e pericolose che si trascinano da decenni"

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