STRESS URBANO

Previdenza | Mario Pappagallo | 17/05/2019 17:51

Stress urbano, una condizione di ansia e fatica affligge molti di coloro che vivono in città. Da una indagine condotta dalla Lidap (Lega Italiana contro i Disturbi d’Ansia, da Agorafobia e da attacchi di Panico) sono emersi i fattori ambientali che sono fonte d’ansia.

Più di 3.500 persone di tutta Italia sono state intervistate per circa due anni. Le risposte più frequenti sono state quelle legate allo stress urbano come: il traffico, la ricerca del parcheggio, la confusione nei mezzi pubblici, le distanze all’interno della stessa città, gli spostamenti continui, lo scarso contatto con la natura.

Prima osservazione importante: lo stress urbano sembra affliggere non solo le persone che vivono nelle grandi città (Roma e Milano), ma anche quelle che vivono in centri intermedi (Catania, Messina). La vita nelle grandi città è, di fatto, fonte di maggiori stimoli ansiogeni. Nei questionari sull’ ansia, i fattori di stress urbano sono nelle prime posizioni per chi vive in città. Diversamente, coloro che vivono nei piccoli comuni non indicano, all’interno dei fattori ambientali, nessuna causa d’ansia legata al territorio.

Dai dati raccolti dalla ricerca, comunque, emerge che: 1) chi vive nei grandi centri urbani è sottoposto a un numero maggiore di stimoli legati all’ansia, come risulta dai questionari nei quali alle prime posizioni si riscontrano in modo più frequente gli stress urbani; 2) i residenti nei piccoli comuni non indicano nessuna causa d’ansia legata al territorio.

Di seguito la classifica dei primi 50 comuni dove il rischio di ansia legato alla città è più elevato: 1) Roma, 2) Napoli, 3) Milano, 4) Torino, 5) Palermo, 6) Genova, 7) Bologna, 8) Firenze, 9) Bari, 10) Catania, Venezia, Verona, Salerno, Messina, 15) Padova, Trieste, Brescia, Taranto, Prato, 20) Parma, Reggio Calabria, Modena, Reggio Emilia, Perugia, 25) Livorno, Cagliari, Foggia, Rimini, Ferrara, 30) Sassari, Siracusa, Pescara, Monza, Latina, 35) Bergamo, Forlì, Giugliano, Trento, Vicenza, 40) Terni, Novara, Bolzano, Piacenza, Ancona, 45) Arezzo, Andria, Udine, Cesena, Lecce, 50) Ravenna.

Si stima che circa due milioni e mezzo abbiano sofferto di disturbi d’ ansia, ed i numeri sono in crescita. E i numeri si sommano perché lo stress urbano è un fattore di stress costante, in maniera quotidiana. A meno che non mutino i fattori ambientali che lo causano. Tipo, traffico e mancanza di aree verdi, fattori in grado di incrementare un circolo vizioso.

E attenzione al logorio psicofisico. Secondo uno studio condotto da ricercatori del Karolinska Institute in collaborazione con lo Stress Research Institute dell’Università di Stoccolma (Svezia),  lo stress causa un logorio psicofisico che determina ipersensibilità ai rumori. Il fenomeno è stato rilevato soprattutto nelle donne, le quali sono risultate ipersensibili anche a toni normali di conversazione o a rumore ambientale di fondo. Lo stress a cui si è sottoposti abbassa dunque la soglia della tollerabilità dei suoni.  Questa ipersensibilità ai rumori può contribuire all’ insorgenza di emicrania e contratture muscolari, con difficoltà a concentrarsi. I sintomi fisici riducono significativamente la qualità di vita e incidono sul tono dell’umore.

 Che cosa si può fare allora, in attesa di interventi che modifichino i fattori ambientali (urbani) “tossici”? Quando ci si accorge che il livello quotidiano di stress è davvero troppo alto, vuol dire che è arrivato il momento di ripensare al proprio stile di vita. Per ridurre lo stress diventa fondamentale rallentare, abbassare il livello e la quantità degli stimoli, ridurre le cose da fare. È necessario uscire dalla compressione a cui la vita moderna, soprattutto in città, ci costringe. La mindfulness (tecniche di meditazione), per esempio, è tra le tecniche consigliate per riflettere sul proprio stile di vita, per cominciare a prendersi cura di sé in modo diverso. Imparando a proteggersi dal logorio della vita moderna.

Il problema è all’attenzione della Commissione europea, che si sta impegnando (anche economicamente) a collaborare con gli enti locali e regionali al fine di accrescere la resilienza (capacità di un sistema di adattarsi al cambiamento) nelle zone urbane in rapida crescita, dove la mancanza di pianificazione o investimenti in misure volte a mitigare i rischi posti dai cambiamenti climatici e i rischi geofisici può esporre la collettività a gravi danni alle persone e perdite economiche in caso di shock e di stress. Secondo una ricerca sui fattori di rischio ambientali, in generale, “chi abita nei grandi centri urbani reagisce allo stress in maniera più violenta di chi abita in cittadine di dimensioni contenute”. Nel rapporto si evidenziano sviluppi negativi per 8 dei 15 aspetti ambientali considerati (cambiamento climatico, distruzione dell'ozono, degrado del suolo, rifiuti, salute umana, aree costiere e marine, aree rurali e aree montane), mentre per 6 aspetti (sostanze pericolose, inquinamento atmosferico transfrontaliero, stress idrico, rischi tecnologici e naturali, biodiversità e aree urbane) si rilevano "alcuni sviluppi positivi ma insufficienti”. Nel mirino ora, riguardo all’interazione tra fattori di stress ambientali e salute umana, compresa l'individuazione delle fonti di stress, ci sono la qualità dell'aria all'interno degli edifici, i collegamenti con l'ambiente all'interno degli edifici, l'ambiente urbano, le emissioni degli autoveicoli e le conseguenze e i fattori di rischio emergenti. Sul tappeto anche la bio-vigilanza tramite metodi integrati di valutazione dei rischi concernenti le sostanze pericolose e le strategie di prevenzione.

Ultime News