Anche Smi lascia le trattative per la convenzione Mmg: verso lo sciopero

Medicina Generale | Redazione DottNet | 10/07/2019 19:07

Fimmg: formare assistenti e collaboratori di studio per i medici di famiglia tra le persone che percepiscono il reddito di cittadinanza

Dopo la Fimmg anche Smi lascia il tavolo della trattative sul rinnovo del contratto nazionale dei medici di famiglia  alla riunione che si è tenuta presso la Struttura interregionale sanitari convenzionati (Sisac)). "Chiediamo chiarezza. Vogliamo sapere qual è l'entità dei fondi da destinare alla medicina generale", ha dichiarato Pina Onotri, Segretario generale del sindacato medici italiani (Smi), alla fine dell'incontro sul rinnovo del contratto. "Non si può chiudere un accordo a risorse zero, in relazione a carichi di lavoro sempre più complessi e gravosi che vengono richiesti ai professionisti medici", ha aggiunto Onotri. E ancora: "Mentre si trovano fondi per l'infermiere di famiglia, per la cosiddetta la farmacia dei servizi, per lo psicologo di famiglia, la medicina generale viene sempre più spogliata di risorse in un chiaro progetto, da parte delle regioni, di esternalizzare il servizio a soggetti che fanno impresa e a cooperative", "Gli effetti devastanti sono poi sotto gli occhi di tutti - ha indicato - un esempio emblematico è rappresentato da ciò che è successo in alcune regioni per il sistema 118 e della medicina di emergenza-urgenza".  Il segretario nazionale ha confermato che per lo Smi oggi si è interrotta la trattativa: "Per la mia parte sindacale, ritorneremo al tavolo solo dopo la verifica dell'atto di indirizzo da parte del governo. Siamo molto critici, inoltre, sul fatto che le regioni non abbiano bandito i concorsi per la medicina generale e che tale mancanza vanifica lo sforzo del ministro della Salute di aumentare le borse di studio per far fronte alla carenza di medici".

Fimmg

Formare assistenti e collaboratori di studio per i medici di famiglia tra le persone che percepiscono il reddito di cittadinanza. Con un doppio vantaggio: creare lavoro assumendo e offrire al medico datore di lavoro gli sgravi fiscali di pari valore del reddito di cittadinanza, in linea con quanto prevede la legge. Il tutto a costo invariato per lo Stato. E' la proposta della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) su cui "il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha mostrato attenzione concreta: all' incontro a cui ci ha invitato ieri, dopo la nostra proclamazione dello stato di agitazione, erano presenti anche i tecnici Inps", spiega Scotti all' Adnkronos Salute. Scotti ha ricordato i rischi per la medicina di famiglia, con l' invecchiamento della popolazione e l' aumento delle malattie croniche che portano ad un sovraffollamento "non solo dei pronto soccorso ma anche nei nostri studi". Per far fronte alla situazione, a cui si aggiunge anche la necessità di formare un numero congruo di nuovi medici di famiglia per permettere il tour over, per la Fimmg serve puntare sul potenziamento delle cure primarie. "In prospettiva chiediamo investimenti per la medicina generale - spiega il leader sindacale - puntando su team che permettano di dare una risposta efficace ai pazienti e, al contempo, aiutino il medico a coprire sia l' orario di lavoro sia le necessità legate modelli assistenziali richiesti". Scotti ricorda che la Fimmg ha lasciato il tavolo di contrattazione con la Sisac sul rinnovo della convenzione nazionale "perché, ad oggi, non si vede un progetto in grado di dare gli strumenti indispensabili alla medicina di famiglia. Manca un atto di indirizzo che abbia la volontà di affrontare il cambiamento. Io ho una responsabilità: devo salvare un modello di assistenza primaria. Ma devo anche salvare una categoria in sofferenza. Dobbiamo dare atto al ministro Giulia Grillo di averci invitato tempestivamente dopo la nostra richiesta di incontro. E chiediamo alle Regioni di fare altrettanto".

 "Mo basta!": uno slogan che sarà declinato in tutti i dialetti e che farà bella mostra su un camper, quello dei medici di famiglia della Fimmg, decisi a coinvolgere i cittadini sui rischi di 'default' della medicina del territorio e sulle ragioni dello stato di agitazione proclamato nei giorni scorsi. Da settembre, infatti, il segretario nazionale della Federazione italiana dei medici di medicina generale, Silvestro Scotti, percorrerà la Penisola, in particolare i paesini dove più si sente la necessità di difendere l' ambulatorio del medico di fiducia e di sviluppare una medicina generale in grado di dare risposte efficaci. "Ci confronteremo con i pazienti per spiegare loro le ragioni della nostra protesa e, se sarà necessario, per scendere in piazza e scioperare con loro per chiedere più investimenti sulle cure primarie ", spiega all' AdnKronos Salute Silvestro Scotti. Lo slogan sarà "Mo basta! E ho chiesto ai colleghi di tradurre in tutti i dialetti dei paesi dove il nostro camper di fermerà. Vogliamo parlare lo stesso linguaggio dei nostri pazienti - precisa Scotti - e spiegare loro che l' invecchiamento della popolazione, l' aumento dei malati cronici e le mancate risposte sulla formazione dei nuovi medici mettono in pericolo l' assistenza primaria. Non c' è infatti solo il sovraffollamento al Pronto soccorso. Solo fra 3 anni un paziente su 3 avrà più di 65 anni e avrà almeno una patologia cronica". Questo significa "un carico di lavoro che sarà sempre maggiore per i medici". "Rispetto al passato - sottolinea infatti il segretario Fimmg - le proporzioni tra anziani o malati cronici e giovani presenti nei nostri studi stanno molto cambiando. E se oggi, sul totale degli assistiti, il 35% è costituito da over 65 - che vanno dal medico di famiglia da una a 4 volte al mese - tra pochi anni si arriverà al 50%. E questo vorrà dire, per i pazienti, ambulatori affollati e meno tempo del medico a disposizione, mentre per i medici vorrà dire aumento del lavoro. E tutto questo con una retribuzione che resta fissa a 3 o 4 euro al mese per paziente. In queste condizioni il lavoro di medico di famiglia sarà sempre meno 'attraente' per i giovani, che rischiano di avere carichi di lavoro in costante crescita e una retribuzione non consona" .

Snami

I vertici nazionali dello Snami non accettano l’evoluzione del tavolo per il rinnovo dell’Acn e sono pronti a dichiarare lo stato di agitazione. Una scelta che arriva dopo l’ultima riunione, tenutasi a Roma. “Lo Snami rifiuta totalmente e dice no agli psicologi di famiglia, no agli infermieri di famiglia, no ad un certificato Inail non finanziato e non semplificato, no alla farmacia di servizi, no al blocco dei concorsi per la scuola di medicina in formazione, che secondo il governo dovrebbero essere finanziati con fondi destinati alla medicina generale”. Una presa di posizione netta arriva dal presidente nazionale Angelo Testa e dal vice Domenico Salvago. “A questo punto – dicono – lo Snami ha convocato il proprio comitato centrale Decideremo se entrare in stato di agitazione oppure no”. Rivendicazioni che lo Snami porta avanti ormai da tempo, spesso unica sigla a battersi contro i diktat imposti a livello governativo. Sono tanti e pesanti i no dello Snami. “No ad un accordo in cui non sarà sicura la componente economica; NO alla perdita anche di una sola ora  o di un solo posto di lavoro; No ad un accordo in cui sia esasperato l’aspetto sanzionatorio per i medici; No ad un accordo in cui non sia normata in maniera precisa la possibilità di un’assistenza sanitaria come quella vigente  per alcune esigenze contingenti come la distanza dall’ospedale o situazioni di viabilità particolari; No ad un accordo in cui il ruolo unico veda sovrapposizioni di ruolo e non una chiara distinzione di mansioni; No ad un accordo in cui il rapporto di lavoro comprenda  obblighi simili a quelli della  dipendenza senza peraltro i benefici della stessa; No ad un accordo in cui non venga normata una soluzione per i giovani medici precari, anche con la possibilità di essere formati nella medicina generale “extra borsa” e nel contempo la possibilità di continuare a lavorare. NO ad un accordo in cui le 38 ore per l’ex continuità assistenziale siano opzionali e non siano chiaramente assicurate e “blindate”. No al medico di famiglia che svolga i turni festivi, prefestivi e notturni”.

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