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Nuova influenza, il rischio cresce

Medicina Generale

 Una situazione che ha portato oggi l'Oms a valutare una eventuale flessibilità dei criteri per dichiarare lo stato di pandemia di influenza, e quindi il passaggio del livello di allerta per l'influenza A/H1N1 dall'attuale fase cinque alla sei, ovvero l'allerta massima, quella della pandemia. Il direttore generale dell'Oms, Margaret Chan, ''sta considerando l'eventualità di considerare altri criteri, dopo le richiesta formulata da alcuni Paesi membri di non prendere in considerazione solo il fattore dell'estensione geografica'', ha spiegato oggi la portavoce dell'Oms Gaya Gamhewage. ''E' troppo presto - ha detto ancora la portavoce dell'Oms - per dire quali saranno i nuovi criteri e se ci saranno nuovi criteri. Dovrà esaminare la questione con le persone giuste'' Nei giorni scorsi Regno Unito e Giappone, seguiti da altri Paesi, avevano chiesto al direttore generale dell'Oms di dare prova di maggiore flessibilità nei criteri previsti per dichiarare una pandemia, prendendo in considerazione non solo la diffusione geografica del virus, ma anche la sua gravità: dichiarare la fase sei in presenza di un virus che non sembra essere aggressivo potrebbe diffondere un panico ingiustificato. La scala delle fasi pandemiche, che va da uno a sei, era stata elaborata mentre ci si preparava a fronteggiare il virus dell'influenza aviaria H5N1, il cui tasso di letalità era di oltre il 50% circa, mentre il virus A/H1N1 è, almeno per ora, molto più lieve. Un passaggio alla fase sei potrebbe avere impatti socio-economici, con decisioni importanti per i Paesi, come produzione di un vaccino, chiusura delle scuole, blocco di manifestazioni di massa, attivazione dei piani nazionali con mobilitazione delle strutture ospedaliere. Una modifica degli attuali criteri è tuttavia delicata, spiega Maurizio Barbeschi, responsabile presso l'Oms della pianificazione della risposta alla crisi. Ogni considerazione relativa alla virulenza, impatto e contagiosità del virus, non potrebbe essere fatta in astratto, ma basandosi sulle condizioni reali dei Paesi e sulle loro specifiche vulnerabilità - ogni virus ha una impatto sulla società legato alla vulnerabilità del Paese e della sua popolazione - e quindi a fattori non universalmente validi (disponibilità di un vaccino, sistema sanitario, condizione generale della popolazione...). Questo, secondo l'esperto, renderebbe una decisione di cambiamento di fase pandemica delicata e complessa. Inoltre questi criteri di severità non sono ancora stati universalmente concordati, ha concluso, e per il momento la definizione delle fasi è basata sulla diffusione geografica del virus.

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