
Quasi un anziano italiano su due non si vaccina contro l'influenza. Nel 2024-25 la copertura degli over 65 è scesa al 52,5%, quasi 23 punti sotto l'obiettivo minimo del 75%, proprio nella fascia di popolazione maggiormente esposta alle complicanze della malattia.
Il 53,3% registrato nella stagione precedente e riportato nei confronti internazionali dell'Ocse non rappresenta infatti un episodio isolato. Il dato successivo del ministero della Salute mostra un'ulteriore diminuzione di 0,8 punti. Soprattutto, conferma una tendenza che procede nella direzione opposta rispetto a quella indicata dalle strategie di prevenzione.
Dal picco della pandemia alla nuova discesa
Durante la stagione 2020-21 la copertura antinfluenzale degli anziani italiani aveva raggiunto il 65,3%. Da allora il livello è progressivamente diminuito. Il ministero della Salute parla ormai esplicitamente di un trend in diminuzione, che nell'ultima stagione ha interessato la maggior parte delle Regioni.
È forse questo il dato più significativo. L'emergenza Covid aveva riportato al centro dell'attenzione la vulnerabilità degli anziani alle infezioni respiratorie e l'importanza della prevenzione. Terminata quella fase, una parte della spinta alla vaccinazione sembra essersi progressivamente esaurita.
Eppure proprio l'invecchiamento della popolazione rende la questione sempre meno marginale. L'obiettivo della vaccinazione antinfluenzale non è semplicemente evitare alcuni giorni di febbre. Negli anziani e nelle persone con patologie croniche serve soprattutto a ridurre il rischio di complicanze, ricoveri e conseguenze gravi della malattia.
Per questo le strategie di prevenzione indicano per gli anziani e gli altri gruppi a rischio una copertura minima del 75% e una copertura ottimale del 95%. Rispetto alla soglia minima, l'Italia è oggi distante quasi 23 punti.
Non è una classifica, ma alcuni Paesi fanno molto meglio
Il confronto internazionale serve a misurare questa distanza, non a stabilire vincitori e sconfitti. I dati Ocse relativi al 2024 mostrano differenze molto ampie. In Irlanda e Danimarca si vaccinano circa tre anziani su quattro, mentre Svezia, Portogallo e Spagna registrano livelli sensibilmente superiori a quello italiano.
Il confronto con la Spagna è particolarmente indicativo: 67% contro il 53,3% italiano, una distanza di quasi 14 punti tra due Paesi con popolazioni anziane e sistemi sanitari universalistici.
Ma l'Italia non rappresenta un'eccezione isolata. In diversi Paesi europei le coperture sono ancora inferiori. Il problema è quindi più ampio e riguarda la difficoltà dei sistemi sanitari di mantenere un'adesione elevata alla vaccinazione antinfluenzale una volta esaurita la spinta registrata durante gli anni della pandemia.
La domanda interessante diventa allora un'altra: perché in alcuni Paesi si vaccinano quasi tre anziani su quattro mentre in Italia lo fa poco più di uno su due?
Il vaccino è disponibile, ma molti anziani scelgono di non farlo
Per gli over 65 la vaccinazione antinfluenzale è raccomandata e offerta gratuitamente. La copertura poco superiore al 50% non può quindi essere letta semplicemente come conseguenza dell'impossibilità di accedere al vaccino.
Naturalmente rimangono differenze organizzative e territoriali. Contano la facilità con cui si può ricevere la somministrazione, la capacità dei servizi di raggiungere le persone più fragili e il ruolo del medico nel proporre attivamente la vaccinazione. Ma per una parte consistente della popolazione il problema è anche convincersi a vaccinarsi.
Entrano così in gioco la percezione del rischio, il timore degli effetti avversi e l'esitazione vaccinale. Elementi diversi, che non possono essere ricondotti automaticamente a un'unica causa, ma che chiamano in causa anche il rapporto tra cittadini, professionisti e istituzioni sanitarie.
Dopo il Covid pesa anche la fiducia
Gli anni della pandemia hanno reso il rapporto con le vaccinazioni più complesso. Da una parte hanno mostrato in modo evidente il valore della prevenzione delle infezioni respiratorie nelle persone anziane e fragili. Dall'altra hanno lasciato un sottobosco di diffidenza che non riguarda soltanto i vaccini contro il Covid.
Una raccomandazione vaccinale funziona infatti soltanto se chi la riceve considera credibile chi la formula. Per questo una copertura che continua a diminuire non misura soltanto la capacità organizzativa della campagna, ma pone anche un problema di fiducia nella medicina, nei professionisti e nelle istituzioni sanitarie.
Non significa attribuire ogni mancata vaccinazione alla sfiducia. Le ragioni individuali sono numerose e possono sovrapporsi. Ma quando quasi metà della popolazione anziana non aderisce a un intervento preventivo raccomandato e gratuitamente disponibile, la questione non può essere ridotta alla semplice disponibilità delle dosi.
La prevenzione deve raggiungere proprio i più fragili
Il dato diventa ancora più rilevante considerando chi dovrebbe beneficiare maggiormente della vaccinazione. Gli anziani sono anche la popolazione nella quale si concentrano cronicità, multimorbilità e maggiore vulnerabilità alle conseguenze dell'influenza.
È qui che il 52,5% acquista un significato diverso dalla semplice posizione italiana in una tabella internazionale. Significa che una quota molto ampia della popolazione più esposta sceglie di non utilizzare uno degli strumenti preventivi messi gratuitamente a disposizione dal Servizio sanitario.
Riportare la copertura verso il 75% richiede quindi campagne accessibili e un'offerta capillare, ma non soltanto questo. Significa ricostruire una catena di fiducia che parte dalle istituzioni sanitarie, passa attraverso medici e servizi territoriali e arriva alla decisione del singolo anziano di vaccinarsi.




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