I giovani medici all'attacco: rilancio delle cure primarie. La ricetta

Medicina Generale | Redazione DottNet | 06/09/2020 18:10

Anelli: piena condivisione. I contenuti del nuovo piano per la sanità con i fondi del recovery

Una lettera aperta di 143 giovani medici di medicina generale, ancora in formazione o già impegnati sul territorio, uniti con un solo obiettivo: rilanciare le cure primarie. Come? Con i microteam multiprofessionali, la diagnostica di primo livello, la presa in carico a 360 gradi dei pazienti cronici. E, ancora, con una deburocratizzazione che veda, ad esempio, l'abolizione dei piani terapeutici, con la digitalizzazione, con lo sfruttamento delle nuove tecnologie informatiche.    È questo il senso dell'appello lanciato dai 143 giovani camici bianchi a tutti i medici di medicina generale italiani e, per conoscenza, al Ministro della Salute Roberto Speranza e al Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCEO), Filippo Anelli.

Tra i destinatari, visto che i 143 giovani medici sono in maggioranza pugliesi, anche il governatore Michele Emiliano. Una vera e propria "chiamata alle armi" e soprattutto un invito ai colleghi più avanti con la carriera professionale a non arrendersi, a farsi trovare pronti in caso di necessità, come è accaduto ora con i test sierologici per il personale delle scuole, secondo i dettami del Codice Deontologico. Il primo a raccogliere l'appello è proprio Anelli, che sottoscriverà la lettera aperta non appena ne riceverà copia ufficiale.  "È giusto che i giovani medici vogliano essere protagonisti del futuro, perché è a loro che il futuro appartiene - afferma -. La medicina generale non deve rinunciare al suo ruolo, perché è quello di stare vicino al cittadino nella salute, con la prevenzione, e nella malattia, con la presa in carico e la cura, in una relazione che lo accompagna per tutto il corso della sua vita". 

"Condivido appieno, e credo lo farà anche il Comitato Centrale, i contenuti della lettera aperta, che vanno nella stessa direzione dei Documenti emessi dalla FNOMCEO - spiega Anelli -. È necessario un cambio di passo, di più, una vera rivoluzione delle cure primarie, che riporti il nostro Servizio Sanitario Nazionale all'avanguardia nel mondo e lo renda flessibile e capace di resistere anche alle nuove minacce, come è stata la pandemia di Covid-19. Pandemia che, se da un lato ha messo in crisi i sistemi sanitari, dall'altro ci ha indicato la via per uscirne e ci ha dato un'opportunità inedita di cambiamento in positivo". Il Ministro della Salute, Roberto Speranza, prosegue Anelli, "ha auspicato una rivoluzione copernicana del sistema di cure, per adeguarlo alla nuova piramide demografica, alla crescita della cronicità. Ha auspicato la costruzione di un nuovo Servizio Sanitario Nazionale, il cui cuore sia il territorio e la cui parola chiave sia prossimità. Ha affermato a chiare lettere che il territorio è il centro su cui costruire il Servizio Sanitario del futuro.   Siamo d'accordo: è questa la grande sfida che abbiamo di fronte per rivoluzionare il nostro SSN, rendendolo veramente prossimo al paziente".  "Ora dobbiamo essere pronti, accettare la sfida e cogliere quell'opportunità - conclude Anelli -. Non lasciamo cadere nel vuoto il loro appello, impegniamoci tutti per dare un futuro migliore alla medicina generale e al nostro Servizio Sanitario Nazionale".

Una buona quota dei fondi europei è proprio destinata al territorio. Vediamo alucni dettagli

ASSISTENZA A DOMICILIO
Un anello centrale del piano sono i team integrati di medici di famiglia e specialisti per le cure domiciliari  ad alta efficienza grazie all’ausilio di piattaforme di telemedicina che abbiamo già visto in azione durante la prima ondata dell’epidemia da Coronavirus (saturimetri, App per il telecontollo e il telemonitoraggio) da rendere ora una opportunità strutturate per pazienti che necessitano di continuità di cure. In questo contesto le equipe delle Usca, sperimentate per i tamponi domiciliari, potrebbero essere investite dacompiti più profondi e articolati arricchiti dalla componente specialistica che ora manca. È così che si configura il “domicilio digitale” come primo luogo di cura a cui dovrebbero essere destinati circa 3miliardi di euro che prevede l’allestimento di centrali operative per il monitoraggio da remoto. Il progetto mira alla riorganizzazione dei servizi di cure domiciliari integrate attraverso l’utilizzo delle tecnologie digitali. La definizione dei nuovi standard assistenziali del territorio e la conseguente attuazione richiede anche un'adeguata formazione del personale e della medicina convenzionata per riorientare lo stesso verso i nuovi modelli organizzati, tecnologici e comunicativi che prevedono elevati standard professionali e di conoscenza informatica. Ciò consentirà di elevare il livello di conoscenza del personale sanitario. La stima è stata effettuata, in linea con le previsioni contrattuali, nella misura del 1% del monte salari stimato in circa 350 milioni annui per tre anni (2024-2026)

ASSISTENZA TERRITORIALE
Sono strutture assistenziali gestite dalla medicina e pediatria di famiglia e dall’area della specialistica ambulatoriale, orientate alla prevalente cura infermieristica e dalla forte vocazione sociosanitaria, posizionate su un gradino più alto rispetto agli ambulatori e ai servizi diagnostici e di assistenza di prossimità dei distretti o rispetto agli studi dei medici di medicina generale. Tutte strutture che al Sud sono praticamente da realizzare di sana pianta, concepite per avere una capillare diffusione in base al bacino di utenza, rispettivamente da 10 mila o 15 mila abitanti, come riporta Quotidiano Sanità. Nel primo caso con il ruolo di Spoke per le aree a bassa densità abitativa e le seguenti funzioni di base che comprendono: medicina generale e pediatri di libera scelta, assistenza specialistica ambulatoriale, ambulatorio infermieristico, attività di diagnostica strumentale di I livello, area dell’accoglienza, sportello CUP, punto unico d’accesso, area della sorveglianza temporanea, area dei servizi sociali.

Con 15mila abitanti con il ruolo di Hub per le aree a maggiore densità abitativa, a cui, oltre ai servizi di base sopracitati, si aggiungono: assistenza ambulatoriale complessa, ambulatori in connessione alla rete della terapia del dolore e cure palliative. Nelle citate strutture dovranno essere diffusi sistemi di sanità digitale permettendo di governare il percorso clinico dell’assistito, coordinando e mettendole in connessione le diverse strutture e figure professionali. Tale previsione ha lo scopo di migliorare la presa in carico del paziente, l’appropriatezza delle prestazioni e la personalizzazione della cura. Le tecnologie digitali, infatti, realizzano ecosistemi integrati che gestiscono con certezza e rigore il governo centrale dei dati e con altrettanta efficacia il monitoraggio degli assistiti più fragili.

In queste strutture i cittadini potranno rivolgersi in ogni momento per trovare una risposta concreta, competente e adeguata ai primi bisogni di salute sia di assistenza continuativa alla cronicità; tali strutture costituiscono, pertanto, un punto di accoglienza e orientamento ai servizi sanitari per tutti i cittadini. La realizzazione di tali strutture comporta l’erogazione in uno stesso spazio fisico dell'insieme delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie, favorendo, attraverso la contiguità spaziale dei servizi e degli operatori, l'unitarietà e l'integrazione dei livelli essenziali delle prestazioni sanitarie e sociosanitarie, nonché deve rappresentare la struttura di riferimento per l'erogazione dell'insieme delle cure primarie con particolare riferimento ai pazienti cronici.

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