Con il Covid che dilaga è corsa all'antinfluenzale

Infettivologia | Redazione DottNet | 01/10/2020 20:20

I casi aumentano toccando picchi in alcune regioni. Campania, Puglia, Lazio, Emilia Romagna sono in prima linea per proteggere milioni di persone col vaccino contro l'influenza. Meno bene il Nord

La situazione Covid preoccupa: mentre il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ha confermato che verrà proposta una proroga dello stato di emergenza fino a tutto gennaio 2021, il virologo Roberto Burioni lancia l'allarme:  "Le cose cominciano a mettersi peggio. Vi prego, state attenti, mantenete le distanze, portate le mascherine, evitate luoghi affollati al chiuso, lavatevi le mani. Il virus è lì fuori, infettivo e nocivo come nella scorsa primavera. Dipende tutto da noi".  E infatti i dati parlano chiaro con il numero di nuovi casi positivi di coronavirus in Italia che sale in maniera esponenziale: sono 2.548 rispetto ai 1.851 di mercoledì con il totale di casi che arriva 317.409. Un dato che non si vedeva dal 24 aprile quanto i casi erano stati 3.021. Crescono anche i decessi: sono 24 rispetto ai 19 di mercoledì portando il totale a 35.918. I dimessi/guariti sono 1.140 in più per un totale che arriva a 228.844. Gli attualmente positivi in più sono 1.384 per un totale di 52.647. I ricoverati in terapia intensiva salgono a 291 (11 pazienti in più di ieri). Sono 50 in più i ricoverati in ospedale per un totale che arriva a 3.097. I pazienti in isolamento domiciliare sono 49.259. Il tutto a fronte di 118 mila tamponi rispetto ai 105 mila di mercoledì. Il numero di nuovi casi più alto si è registrato in Veneto (445), Campania (390, dove il governatore De Luca ha minacciato un nuovo lockdown frenato però da Conte), Lombardia (324), Lazio (265). Zero nuovi casi in nessuna regione.

L'estendersi dei contagi in quest'anno di pandemia spinge a fare il vaccino contro l'influenza. Che le raccomandazioni abbiano centrato l'obiettivo lo dicono i numeri forniti dai medici di famiglia, che hanno ricevuto tra l'80 e il 90% di richieste dagli assistiti contro il 52% del 2019.  Le regioni più virtuose, quelle che si sono organizzate per tempo in modo da ricevere con oltre un mese di anticipo rispetto agli scorsi anni le dosi da somministrare ad anziani e persone a rischio, sono soprattutto quelle del Centro-Sud. Proprio il primo vaccino dell'anno è stato inoculato  a Napoli ad un paziente cardiopatico e al Policlinico di Bari agli operatori sanitari. Campania, Puglia, Lazio, Emilia Romagna sono quindi ai blocchi di partenza per proteggere milioni di persone, semplificare le diagnosi essendo i sintomi sovrapponibili con quelli della Sars-CoV2, gestire i casi sospetti, ridurre le complicanze e gli accessi al pronto soccorso.

Meno bene le regioni del Nord. A cominciare dalla Lombardia dove - dicono dalla Federazione nazionale dei medici di famiglia (Fimmg) - non è stato comunicato nulla sulle date della distribuzione. Non solo: proprio in Lombardia, dove ci sono stati problemi con la gara pubblica per approvvigionarsi di vaccino, ne arriveranno ben cinque tipi, per cinque diverse categorie di persone (dai bambini agli anziani, ai cronici, ai pazienti oncologici) forniti da diverse aziende, che rischiano di provocare confusione nella gestione della distribuzione. In Piemonte invece è stato comunicato che la prima tranche di vaccino verrà consegnata direttamente nelle farmacie il 23 ottobre, dove si riforniranno i medici di base, che cominceranno a vaccinare dal 26.  Altre regioni, come il Molise e la Basilicata, che non sono riuscite a mandare a buon fine le gare, si appoggeranno per il rifornimento rispettivamente a campania e Puglia.  Lazio e Puglia intanto hanno reso obbligatoria la vaccinazione per tutti gli operatori sanitari, affrontando così l'esigua percentuale del 20% di ospedalieri vaccinati fino allo scorso anno.  Una richiesta così alta per vaccinarsi contro l'influenza tra gli assistiti non si era mai vista, commentano ora positivamente i medici di base, e allo stesso tempo avvertono: "Non è il caso di fare la corsa".

"L'influenza arriverà un po' prima al Nord Italia e dopo al Sud per evidenti ragioni climatiche, il picco ci sarà tra febbraio e marzo, la copertura vaccinale massima avviene entro 3 mesi dal momento della somministrazione, quindi facendolo prima di novembre si rischia di essere meno protetti. E di dover fare un richiamo", spiega Giampero Bartoletti, vice presidente dell'Ordine dei medici di Roma.   Di diverso avviso sull'argomento Paolo Bonanni, professore ordinario di Igiene dell'Università di Firenze: "Anche se c'è un calo di efficacia, è meglio incrementare da subito la copertura vaccinale, averne il più possibile. Tutte queste persone che si vogliono vaccinare adesso non ce le dobbiamo perdere, non siamo sicuri che in un secondo momento riusciamo a intercettarle.   Dobbiamo fare di tutto per far decrescere il virus respiratorio".  Un altro punto di vista lo fornisce la Fondazione Gimbe, che individua nelle chiamate attive agli assistiti la chiave del buon esito della copertura.

Il presidente Nino Cartabellotta tiene poi sott'occhio anche un altro versante della questione vaccini, le forniture per le farmacie: "La Toscana per esempio ha acquisito dosi per coprire il 75% della popolazione a rischio. Non ha dosi in più, per cui tutti i vaccini che non sono utilizzati possono essere ceduti, ma se non viene fatto in maniera tempestiva rischia di essere assolutamente inutile".   Sull'argomento una risposta incoraggiante l'ha fornita il ministro della Salute Roberto Speranza: "Le Regioni hanno fatto uno sforzo enorme. Io penso che dobbiamo risolvere nel tempo più breve possibile la questione delle farmacie in condivisione con le Regioni. Secondo me ci sono le condizioni".

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