Anelli (Fnomceo): tra un mese sarà dramma, subito lockdown

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 08/11/2020 21:02

Piemonte: medici inviati a fare gli infermieri. In Lombardia gli specializzati spostati nei reparti Covid. Zaia chiama i veterinari per i tamponi

Lockdown generale in tutto il Paese al più presto, o in un mese - se il trend epidemico da Covid-19 in Italia non subirà un'inversione - ci troveremo dinanzi ad una situazione "drammatica" poichè il sistema "non sarà in grado di reggere". Il forte appello arriva dal presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) Filippo Anelli, che avverte: "A trend invariato, in 30 giorni dovremo fare i conti con un numero enorme anche di decessi". 

"Considerando i dati di questa settimana come andamento-tipo e se li proiettiamo senza prevedere ulteriori incrementi - spiega Anelli all'ANSA - la situazione fra un mese sarà drammatica e quindi bisogna ricorrere subito ad una chiusura totale. O blocchiamo il virus o sarà lui a bloccarci perchè i segnali ci dicono che il sistema non tiene ed anche le Regioni ora gialle presto si troveranno nelle stesse condizioni delle aree più colpite", e "con la media attuale, in un mese arriveremmo ad ulteriori 10mila decessi". Il lockdown totale, rileva Anelli, "è una richiesta forte ma da più partii del Paese arrivano segnali molto preoccupanti. La situazione sembra sempre di più evidenziare un Sistema sanitario nazionale alle corde". I numeri "ci dicono che in questa settimana abbiamo avuto una media di 1000 ricoverati al giorno; ciò significa che, se il trend non cambia, nei prossimi 30 giorni, per l'Immacolata, avremo altri 30mila ricoverati che si aggiungeranno ai 26mila attuali".

Sempre in questa settimana, afferma numeri alla mano, "abbiamo inoltre avuto una media di 116 ricoverati al giorno in terapia intensiva, quindi fra 30 giorni, sempre a trend invariato, avremo altre 3mila persone nelle Rianimazioni, per un totale di oltre 5mila pazienti in questi reparti. Ma circa 5mila - sottolinea - era la dotazione massima di posti letto disponibili nelle terapie intensive a marzo scorso, e se è vero che il governo ha aumentato il numero di posti letti a circa 11mila è però anche vero che oggi non abbiamo abbastanza medici e infermieri per gestire tali posti aggiuntivi".  L'altro "enorme rischio - aggiunge - è che si blocchino il resto degli interventi medici". Una scenario drammatico si prospetta, a trend invariato, secondo Anelli, anche in relazione ai decessi da Covid-19: "Nell'ultima settimana i morti sono stati in media 338 al giorno; in un mese, con tale media, arriveremmo a circa 10mila decessi".

Così il sistema "non regge, anche perchè - avverte - gli effetti delle nuove misure restrittive non si vedranno prima di 20 giorni". Altro aspetto da considerare è che a gennaio "aumenteranno notevolmente i casi di influenza stagionale e sarà molto difficile, se non impossibile, gestire insieme le due emergenze. Il Ssn salta.".   "Bisogna - conclude il presidente della Federazione degli Ordini dei medici - arrivare al più presto alla misura più dura, ma necessaria, del lockdown generale".

La situazione negli ospedali

La richiesta del Dipartimento Emergenza-Malattia infettive della Regione Piemonte ha lasciato tutti di stucco: le Asl in difficoltà nel reclutamento del personale in quantità adeguate sono autorizzate ad assumere figure di supporto equivalenti e se necessario “di profili superiori”. Ovvero un medico potrà fare anche l'infermiere se necessario. Un sottodimensionamento poco gradito con medici laureati in attesa di specializzazione che sarebbero pronti ad assolvere le funzioni infermieristiche.

E le risposte, piccate, non si sono fatte attendere: "Un'organizzazione efficiente utilizza al meglio le professionalità, non le demansiona certamente". La segreteria regionale di Anaao Assomed, l'associazione di medici e dirigenti sanitari del Piemonte, commenta così l'ultima circolare del Dirmei, il Dipartimento interaziendale malattie ed emergenze infettive, secondo cui ai medici possono essere attribuite mansioni infermieristiche. "Se davvero ci sono troppi medici, che si riattivino allora le prestazioni non urgenti, che in questo momento sta erogando solo il privato, determinando una gravissima diseguaglianza nell'accesso alle cure", aggiunge l'associazione dei dirigenti medici, secondo cui "attribuire a medici ospedalieri compiti infermieristici si configura come abuso di professione: anche per legge devi fare il mestiere per cui sei pagato e per cui hai studiato. Si sta cercando di tappare malamente l'incapacità di previsione e organizzativa dei mesi scorsi, e degli anni scorsi, a discapito della professionalità di tutti e della ottimale cura dei pazienti".

Anche l'Ordine dei Medici di Torino commenta la richiesta della Direzione Sanità piemontese: "La lettera di della Direzione Sanità e Welfare della Regione Piemonte, che invita le aziende sanitarie regionali ad assumere, in mancanza di infermieri, medici cui far svolgere attività infermieristiche, dà l'idea del punto di confusione a cui è giunto l'Assessorato alla Sanità". Perché "è innegabile che la situazione sia gravissima e che manchi personale, ma le strade da percorrere sono altre". "Prendere decisioni improvvisate, non condivise, è segno di attivismo vano, inconcludente e pericoloso", sostiene l'Ordine dei medici di Torino, ricordando che "l'articolo 348 del Codice Penale punisce l'esercizio abusivo di professione per chi la eserciti senza averne l'abilitazione ed essere iscritto al relativo albo. Questo sarebbe il caso del medico che sia messo a fare l'infermiere". "Non vogliamo dare consigli, ma ci vengono in mente tre domande - conclude l'Ordine - Si è pensato, in carenza di laureati, di coinvolgere gli studenti di infermieristica degli ultimi anni? Visto che una buona parte del tempo di lavoro di infermieri e medici va in pratiche amministrative, si è pensato di dotare reparti, pronto soccorso, ambulatori, studi medici di questo personale, più facile da ingaggiare? E infine: siamo sicuri che chi governa la nostra salute, oggi come ieri, sia in grado di farlo?".

 "La Regione Piemonte ritiri la direttiva che spinge le Asl ad usare i medici o le figure di supporto per fare gli infermieri. Una proposta assurda e offensiva che stentiamo a credere sia stata scritta da chi dovrebbe gestire la sanità". Lo afferma, in una nota, Claudio Delli Carri, segretario regionale del Piemonte del Nursing Up, sindacato degli infermieri e delle professioni sanitarie, secondo cui "se la Regione avesse per tempo provveduto alle assunzioni di infermieri che da mesi e mesi noi andiamo dicendo essere indispensabili, non saremmo in questa condizione".  "Se non fosse un triste e disastroso novembre, in cui la lotta al Coronavirus si fa sempre più ardua, penseremmo ad un 'pesce d'aprile' - aggiunge -. Si tratta, invece, della realtà messa nero su bianco che certifica una gestione della sanità da parte della Regione Piemonte allo sbando, senza alcuna logica, che non solo non sta risolvendo alcun problema, ma anzi, con queste decisioni astruse ed estemporanee, ne crea di nuovi e peggiori". "Paghiamo l'inettitudine e le inefficienze del passato - insiste il Nursing Up -. Per mesi e mesi abbiamo detto e ripetuto che era necessario assumere infermieri e potenziare l'assistenza territoriale, pensiamo ad esempio agli infermieri di famiglia, in modo da curare a casa i pazienti. Siamo sempre stati ignorati" e "oggi, mentre l'organizzazione latita in modo evidente, gli ospedali si intasano".

Ma è tutta l'italia che soffre con incessanti appelli: servono urgentemente dottori che vadano ad aiutare nell’emergenza Covid. Otorino, oculisti, oncologi, qualunque tipo di medico che dovrà impiegare un paio d’ore, e nelle corsie cominciano la conta e la paura: si fa una lista degli spostabili, si screma chi è anziano o ha famiglia, oppure chi s’è già ammalato nella prima ondata.  E così gli ortopedici sono andati nelle terapie intensive, gli specializzandi li hanno piazzati dove serviva. In Veneto, per esempio, Zaia ha chiesto i veterinari per fare i tamponi. Al Policlinico San Matteo di Pavia, qualche giorno fa, si sono organizzati corsi accelerati last minute per insegnare a dermatologi, ematologi, nefrologi che cosa fare una volta piazzati nei reparti Covid.  «Ci riserviamo di confermare o meno la nostra adesione ai turni di guardia», si legge in un documento dei medici lombardi, perché in tal modo malati già gravi vengono sottoposti a un rischio ulteriore e le polizze, per di più, in caso di colpa grave non coprono questi specialisti «estranei». Anche il sindacato dei medici Anaao-Assomed s’è mosso con una diffida formale alle Asl: «Le chiamate dei medici d’altre specialità sono perentorie — dice il segretario regionale, Stefano Magnone — e per contrastarle, siamo pronti anche alla denuncia penale. Il nostro non è un rifiuto di curare i pazienti. Ma per l’ondata di marzo sono già fioccate le denunce. E quando un magistrato apre un fascicolo, non è che convoca l’assessore Gallera: chiama il medico»

A tutto ciò si aggiunge il rischio di vertenze penali e civili, che coinvolgono sia i medici ospedalieri infettati, sia quelli accusati di negligenza dai pazienti. Un problema che sarà ancora più grave con la presenza in corsia di personale meno specializzato, a fronteggiare una patologia così complessa. Per questi medici, cresce il pericolo d’infettarsi. E crescono i rischi giudiziari.

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