Medici e infermieri: stop ai messaggi fuorvianti, ospedali al collasso

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 11/11/2020 20:55

"Si porta a sottostimare il reale grado di saturazione dei posti letto che va ben oltre il 30 o 40% che viene comunicato". Superato il milione di contagi

 I parametri di sicurezza, legati a quote di posti letto ospedalieri da riservare ai malati Covid, sono ormai saltati e gli ospedali sono pericolosamente vicini al collasso. Il grido d'allarme arriva dalle società scientifiche dei medici internisti, geriatri e infermieri, che definiscono la situazione "drammatica" e puntano il dito contro le "fallaci rassicurazioni" rivolte all'opinione pubblica. Ad oggi, già oltre 1 ricovero su 2 è infatti per pazienti Covid e la capacità ricettiva dei reparti non può fronteggiare questa rapida escalation dei numeri.   In tante Regioni - avvertono le Società scientifiche degli internisti, FADOI e SIMI, dei geriatri, SIGG e SIGOT, e l'associazione degli infermieri di Medicina interna, ANÌMO - i tassi di occupazione dei reparti di Area medica sono ormai superiori al 100%, considerando anche la presenza dei malati non Covid, che "continuiamo ad assistere, ma le cui possibilità di accesso agli ospedali - affermano - si stanno riducendo".

Malgrado ciò, è l'atto d'accusa di medici e infermieri, "si assista ad un'analisi continua dei dati che indirizza l'opinione pubblica verso fallaci rassicurazioni, portando a sottostimare il reale grado di saturazione dei posti letto che va ben oltre il 30 o 40% che viene comunicato". Infatti la realtà, rilevano, "non è quella rappresentata e tutti noi viviamo ogni giorno grandi difficoltà ad accogliere, curare e trasferire i tanti malati che giungono ai Pronto soccorso in numero superiore alla capacità ricettiva delle nostre strutture". Quindi un appello: "Non è di aiuto per nessuno sottovalutare, sminuire, fingere che la situazione sia quasi normale o che a breve si possa normalizzare". Confermano il quadro delineato dai camici bianchi anche gli ultimi dati dell'Agenzia nazionale per i srvizi sanitari regionali (Agenas) aggiornati al 10 novembre: il 52% dei ricoveri nei reparti di area medica degli ospedali riguarda pazienti Covid, quindi ben oltre la soglia definita 'critica' del 40%. A superare questo valore sono 11 regioni. Quanto ai posti di terapia intensiva occupati da pazienti Covid, toccano il 37% a livello nazionale, 7 punti oltre la soglia critica del 30%, superata, anche in questo caso, da 11 regioni.

Gli ospedali sono in difficoltà, sottolinea Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza e docente di Igiene all'università Cattolica, "perché in alcune regioni in cui non si fa assistenza territoriale, le persone hanno solo questo".  Nelle strutture sanitarie, aggiunge, "l'iter è in peggioramento, ci sono già ospedali che negano assistenza e interventi a pazienti cardiovascolari o oncologici e contemporaneamente non riescono ad assistere bene neanche i pazienti Covid". L'aspetto "più preoccupante è che il personale sanitario non ha più lo stesso spirito, perché è stato vilipeso, trattato male. Dopo la prima fase 'eroica' oggi è cambiata la situazione. La conseguenza è che molti non sono più disposti ad andare nei reparti Covid, perché lì si rischia e in tanti hanno perso la vita". E la situazione è pesantissima anche per gli operatori del 118, afferma il presidente della Società Italiana Sistema 118 Mario Balzanelli: "La difficoltà di presa in carico dei paziento Covid, ma anche degli altri, da parte degli ospedali, sta producendo un intasamento impressionante delle ambulanze, che rimangono bloccate in coda davanti agli ospedali nelle città per ore". E i problemi non mancano, a partire, afferma, "dalla disponibilità di bombole di ossigeno sulle ambulanze, che non hanno una autonomia di così tante ore". Dunque, conclude, "è urgente che tendoni di prima accoglienza per i pazienti siano montati davanti a tutti gli ospedali". 

Superato il milione di contagi

Mentre la curva epidemica inizia a mostrare primi segnali di stabilizzazione, l'Italia ha superato oggi il milione di contagi totali da Covid-19 - compresi guariti e vittime - dall'inizio della pandemia lo scorso febbraio, toccando quota 1.028.424 casi. I contagi nelle ultime 24 ore sono invece 32.961, in calo così come il rapporto tra positivi e tamponi effettuati. Primi segnali positivi, secondo gli esperti, che vanno però presi con grande cautela perchè non indicano assolutamente che il Paese sia o sarà a breve fuori pericolo. Il record psicologico del milione di casi è stato dunque oltrepassato ed i dati dell'ultimo bollettino del ministero della Salute indicano come i numeri dell'epidemia in Italia si mantengano ancora pericolosamente alti, pur in presenza di un 'rallentamento'. I contagi nelle ultime 24 ore sono stati infatti 32.961, contro i 35.098 di ieri, mentre continua a salire il numero dei decessi: 623 in un giorno.

E' il dato più alto della seconda ondata, che porta il totale delle vittime a 42.953. Dal 6 aprile scorso, con 636 morti, non si registrava un numero così alto. Cresce pure il numero di tamponi effettuati, che sono 225.640 nelle ultime 24 ore (8 mila più di ieri) ed il rapporto tra positivi e test è al 14,6%, in calo di 1,5% rispetto a ieri. Tra le regioni, è sempre la Lombardia a far registrare più casi (8.180), seguita da Campania (3.166), Veneto (3.082) e Piemonte (2.953). Numeri in crescita sono anche quelli dei ricoveri in terapia intensiva, dove è stata superata la soglia dei 3 mila pazienti (sono 3081) considerando i 110 delle ultime 24 ore. Seicentomila sono gli attualmente positivi (con l'incremento di 23.248 nelle ultime 24 ore il totale è salito a 613.358) e oltre 29 mila i ricoverati con sintomi. I guariti sono invece 372.113, con un incremento di 9.090 unità rispetto al giorno precedente. Il quadro complessivo resta, insomma, molto grave e l'invito è a non abbassare la guardia perchè la tenuta dei servizi sanitari è al limite.

Gli ultimi dati e l'indice di trasmissibilità Rt settimanale, a 1,7, "stanno ad indicare che probabilmente il numero dei nuovi casi si sta stabilizzando, anche se su numeri che sono sempre alti, e che le misure di contenimento in atto, soprattutto nelle regioni dove sono state applicate in maniera più severa come quelle in fascia arancione e rossa, stanno iniziando a dimostrare la loro efficacia", sottolinea all'ANSA Massimo Andreoni, professore di Malattie infettive all'Università di Roma Tor Vergata e direttore scientifico della Società Italiana di Malattie Infettive e tropicali (Simit). Per contro tuttavia, avverte, "il continuo incremento dei pazienti deceduti rappresenta un dato di grande preoccupazione, che conferma come la maggior parte dei ricoveri riguardi pazienti gravi ed il virus abbia mantenuto tutta la sua aggressività".

Inoltre, il "continuo aumento di pazienti ricoverati, sia in regime ordinario sia in terapia intensiva, sta creando una fortissima pressione all'interno degli ospedali e ciò rappresenta un reale pericolo per quelle che sono le capacità di gestione ospedaliera delle prossime settimane". Quindi, il fatto che la curva epidemiologica "stia iniziando a stabilizzarsi non significa assolutamente essere fuori pericolo, perchè la diffusione epidemica è ancora troppo allargata e sostenuta su tutto il territorio nazionale".     Insomma, conclude Andreoni, "primi segnali positivi si iniziano a vedere, ma bisogna essere estremamente cauti, mantenere alta la guardia ed essere pronti ad ulteriori eventuali misure restrittive, per cercare non solo di controllare l'epidemia ma anche di ridurla significativamente".

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