Filippi (Cgil): ecco perchè i medici di famiglia devono passare alla dipendenza

Medicina Generale | Redazione DottNet | 26/05/2021 13:49

"Non è un problema di governo dei medici, ma per prima cosa un problema di diritti e tutele contrattuali negate ai medici convenzionati"

“La discussione che si è animata nel dibattito pubblico in questi giorni sulla necessità di rivedere i rapporti di lavoro dei medici di medicina generale, ancora libero professionisti in convenzione con il Servizio sanitario nazionale, è quanto proponiamo a gran voce da sempre”. Lo afferma il segretario nazionale della Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn, Andrea Filippi, che aggiunge: “Lo abbiamo anche scritto nelle nostre proposte contenute nel New Deal per la salute, presentato il 10 Ottobre in Piazza del Popolo a Roma”. E lo vuole anche l'Unione Europea come ha riportato Dottnet nei giorni scorsi.

Secondo il dirigente sindacale, “oggi è finalmente chiaro che per garantire servizi socio sanitari territoriali integrati ed efficienti ai cittadini è necessario che i medici convenzionati della medicina generale e della specialistica ambulatoriale passino ad un rapporto di lavoro di dipendenza con il Ssn, soprattutto per quelli che lavoreranno nelle case di comunità previste dal Pnrr”.

Per Filippi, “non è un problema di governo dei medici, ma per prima cosa un problema di diritti e tutele contrattuali negate ai medici convenzionati e poi anche organizzativo nella gestione dei servizi integrati. Le case di comunità, centro territoriale strategico per la presa in carico delle persone, non possono funzionare nella frammentazione dei rapporti di lavoro libero professionali. Al contrario il Ccnl dei medici e dirigenti sanitari dovrebbe riuscire a coniugare le esigenze di gestione integrata dei servizi con le tutele e l’autonomia professionale dei medici”.

“È un falso – prosegue – che il rapporto fiduciario medico-paziente si esprima solo nell’attività del medico single practice libero professionista, la fiducia dei cittadini è tanto più solida quanto è più sostenuta in servizi multiprofessionali integrati e organizzati, dove anche il medico possa sentirsi tutelato e non abbandonato come avvenuto nella pandemia. Ignorare le proposte riorganizzative della medicina generale che stanno oggi animando spontaneamente il dibattito pubblico, significa anteporre interessi di parte a quelli generali del paese”, conclude Filippi.

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