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Gemmato (FdI): No alle Case di Comunità, non garantiscono la prossimità delle cure. Il parere dei sindacati

Medicina Generale | Redazione DottNet | 29/09/2022 21:11

Bisogna puntare di più sui medici di famiglia e i farmacisti. Filippi (Cgil): Sembra una strategia per svuotare il Ssn lasciando campo libero alla privatizzazione. Trovato (Fismu); Non è ancora chiaro come devono essere inquadrate normativamente tutte le figure professionali che opereranno

"No alle case di Comunità". Per potenziare il territorio e offrire una concreta medicina di prossimità serve "puntare sui medici di famiglia e dei farmacisti dotati di strumenti diagnostici di base. Con la dotazione che nel Pnrr è prevista, di 7 miliardi di euro, per la telemedicina, questi professionisti, se forniti di apparecchiature idonee, possono fare degli studi e delle farmacie degli hub in cui fare le analisi di prima istanza, le ecografie, gli elettrocardiogrammi. Si potrebbe contare in questo modo su una sanità diffusa che può sopperire anche alla chiusura di tanti ospedali e permettere un'assistenza accessibile a tutti".

Cosi, il responsabile sanità di Fratelli d'Italia Marcello Gemmato (nella foto), risponde all'Adnkronos Salute "Il ministro Roberto Speranza per potenziare il territorio con i fondi del Pnrr ha puntato su 350 case di comunità - ricorda - ma, nella pratica, queste strutture rischiano di non realizzare una vera medicina di prossimità, visto che prevedono un bacino di utenza di 50mila persone. E questo esclude di fatto i piccoli paesini, le aree interne, le aree disagiate che dovrebbero essere accorpate per raggiungere 40 mila abitanti. Con il risultato che per alcuni potrebbe significare farsi 20 minuti di macchina per arrivare alla casa di comunità. E questa non è una soluzione. Mentre il medico di famiglia e il farmacista attrezzati garantiscono l'assistenza di base davvero prossima. Noi vogliamo investire in professionisti della sanità - conclude Gemmato - anche per superare un'assistenza a macchia di leopardo, aggravata anche della regionalizzazione".

Andrea Filippi, segretario nazionale Fp Cgil Medici: «Abbiamo contestato la riforma di Speranza per la mancanza di una visione di sistema che davvero potenziasse servizi multiprofessionali. Ora addirittura le proposte di Gemmato insistono sulla frammentazione degli studi privati e delle farmacie. Come dire: siccome non è stato previsto il personale, e noi di FdI non vogliamo metterci le risorse, arrangiamoci. Sembra una strategia per svuotare il Ssn lasciando campo libero alla privatizzazione». Cosimo Trovato, della Segreteria nazionale di Fismu, è critico rispetto allo stato dell’arte, ma nelle scorse settimane ha illustrato una bozza di lavoro e proposte all’esame del sindacato: “Molta confusione fino ad oggi su come dovranno funzionare le future Case di Comunità e sul ruolo dei medici del territorio: e la tornata elettorale ha peggiorato il quadro. Non è ancora chiaro come devono essere inquadrate normativamente tutte le figure professionali che opereranno negli ambulatori Spoke e in équipe, per alcune ore settimanali, a rapporto orario, nelle Case di Comunità. Si possono avanzare due proposte che prendono spunto dal modello dell’attuale specialistica ambulatoriale. Ora alla Politica, al futuro governo, alle Regioni, il compito di  dare delle risposte. L’Obiettivo è trovare una armonizzazione che risponda a due requisiti, centralità del medico, adeguata riposta organizzativa alla domanda di salute, nella prospettiva, auspicabile, di un contratto unico di tutti i medici del Ssn che garantisca, rapporto fiduciario e libertà di scelta per il cittadino e tutele, autonomia e garanzie per i medici”.
 

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