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Settemila pazienti per le nuove frontiere dalla farmacogenetica

Medicina Interna Redazione DottNet | 03/02/2023 18:42

Conoscendo le peculiarità genetiche di un paziente si può personalizzare una terapia accrescendone la validità clinica prevenendo dunque reazioni avverse

 E' il più vasto studio clinico prospettico randomizzato di farmacogenetica mai realizzato, che ha coinvolto 7mila pazienti di 7 Paesi europei allo scopo di dimostrare la validità clinica della prescrizione di farmaci sulla base delle informazioni genetiche di una persona. Detta più semplicemente, conoscendo le peculiarità genetiche di un paziente si può personalizzare una terapia accrescendone la validità clinica prevenendo dunque reazioni avverse. Un principio dimostra che le caratteristiche costitutive dei geni sono diverse per ogni paziente comportando diversi effetti collaterali. Lo studio, oggi pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet è stato ideato al CRO di Aviano la cui struttura di Farmacologia Sperimentale e Clinica ha partecipato al progetto.

     Dopo avere mappato il DNA di ogni paziente, i ricercatori hanno esaminato 12 geni coinvolti nelle reazioni avverse ai farmaci, dimostrando che 50 tipi di varianti germinali (polimorfismi) influiscono sul funzionamento dei 39 farmaci selezionati. I risultati dello studio hanno rilevato che i pazienti a cui è stata prescritta una terapia basata sul profilo costitutivo di geni hanno manifestato una significativa riduzione di effetti collaterali gravi rispetto ai pazienti a cui era stata prescritta una dose farmaceutica standard.  

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Ad Aviano hanno trattato 1.232 pazienti con la collaborazione degli Ospedali Ca' Foncello (Treviso) e S.Filippo Neri (Roma).   Finanziato dal programma Horizon 2020, il progetto - "PREemptive Pharmacogenomic testing for Preventing Adverse drug Reactions (PREPARE) study" - è stato coordinato da Henk-Jan Guchelaar del Leiden University Medical Center (LUMC). Giuseppe Toffoli, responsabile della Farmacologia Sperimentale e Clinica del CRO ha sottolineato che lo studio voleva anche stabilire il ruolo della farmacogenetica nel prevenire gli effetti tossici dei farmaci in oncologia e, nello specifico, di stabilire il ruolo di varianti genetiche a carico di due geni: diidropirimidina deidrogenasi (DYPD) e uridina-difosfato glucuronosiltransferasi (UGT). Per Toffoli la "ventennale esperienza maturata nello studio delle varianti genetiche, responsabili delle reazioni avverse ai farmaci" del settore da lui diretto, sono stati fondamentali nel progetto. Al lavoro hanno partecipato Erika Cecchin, afferente alla Farmacologia Sperimentale e Clinica e coordinatrice delle attività dello studio di farmacogenetica, e le ricercatrici Rossana Roncato (che si è occupata degli aspetti di implementazione e farmacoeconomia) e Alessia Bignucolo (che ha partecipato all'arruolamento dei pazienti ed eseguito i test molecolari).

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