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Mission to Kiev: il progetto umanitario per curare le cicatrici di guerra in Ucraina con Biodermogenesi®

Dermatologia Redazione DottNet | 23/02/2024 13:20

Per curare i segni della guerra sulla pelle di soldati e civili, RigeneraDerma presenta Mission to Kiev, il progetto umanitario per curare le cicatrici di guerra in Ucraina con Biodermogenesi®.

La metodologia Biodermogenesi® favorisce la rigenerazione cutanea attraverso tre tipi di stimolazioni (vacuum, campi elettromagnetici ed una leggerissima stimolazione elettrica), riattivando il circolo cutaneo e favorendo il recupero del normale calibro dei capillari, con conseguente ossigenazione del tessuto. Contemporaneamente i campi elettromagnetici favoriscono la formazione di nuove fibre elastiche e di collagene che permettono di rimodellare il tessuto cutaneo, avvicinandolo alla sua forma migliore.

Nato per curare le donne vittime di violenza, il progetto RigeneraDerma viene offerto gratuitamente anche a militari e civili feriti nel corso della guerra d'Ucraina, da un'idea di Maurizio Busoni, Professore presso il Master di Medicina Estetica delle Università di Barcellona e Camerino (clicca qui per la video intervista)

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Il progetto si avvale del Patrocinio dell’Università di Verona con la collaborazione del Professor Andrea Sbarbati e dell’Ingegner Sheila Veronese, del Professor Francesco D'Andrea dell'Università Federico II di Napoli, del Dottor Andrzej Ignaciuk, Past Presidente UIME Union Internationale de Mèdicine Esthétique di Varsavia e di un gruppo di medici ucraini aderenti all’iniziativa. Infatti Mission to Kiev predisporrà loro la metodologia Biodermogenesi, che erogheranno nel trattamento ai pazienti dopo una specifica formazione. La Referente in Ucraina è la Dottoressa Anna Shemetillo, Medical Director Academy of Advanced Aesthetics UA di Kiev.

Si tratta di una sfida complessa nel campo della medicina di guerra: «Le cicatrici di guerra sono la conseguenza di traumi da arma da fuoco ed hanno caratteristiche peculiari. Si tratta infatti di ferite spesso estese, di tipo lacerocontuso, infette e con perdita di tessuto. La guarigione di tale ferite è verso cicatrici di tipo patologico, ispessite, spesso dolenti e retraenti con associati disturbi funzionali se localizzate in zone flesso estensorie, quali arti e collo. La terapia non è di facile realizzazione», spiega il Professor Francesco D’Andrea, Direttore del Dipartimento di Chirurgia plastica ed estetica del Policlinico Federico II di Napoli e past president della SICPRE Società di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica (clicca qui per la videointervista)

Ma come affrontare il trattamento? «Per capire come trattare le ferite di guerra è fondamentale capire come si determinano. Focalizzandosi, in particolare, su quelle causate da arma da fuoco o esplosivo, si deve considerare che la ferita è generata da una scottatura termica associata ad una bruciatura chimica. L'effetto termico si esaurisce con il raffreddamento dei tessuti. Gli agenti chimici, invece, continuano ad erodere anche in profondità i tessuti fino a che l'ultima molecola di agente non viene lavata via dal corpo. Curare questo genere di danni significa ristrutturare tutti i tessuti coinvolti, talvolta rigenerandoli. Perché tanto più profonda è la ferita, tanto più estesa la cicatrice, e tanto più grave il danno funzionale, e, conseguentemente, il danno sociale», evidenzia l’Ingegner Sheila Veronese, esperta di Medicina rigenerativa, si occupa di dispositivi bio-medicali, dal funzionamento alle interazioni fisiologiche presso il Dipartimento di Scienze Neurologiche, Biomediche e del Movimento dell’Università degli Studi di Verona.

«Oggi abbiamo a disposizione delle metodiche in grado di ringiovanire il tessuto. Potremmo dire, in termini tecnici, di mesenchimalizzare il tessuto, e abbiamo il dovere morale di sviluppare queste tecnologie perché possono essere utili in tante situazioni patologiche, anche al di fuori del contesto di guerra. L'Università di Verona da tempo studia il trattamento presentato sia dal punto di vista anatomico-funzionale, sia bio-ingegneristico. I risultati di questi studi sono stati pubblicati su riviste scientifiche internazionali. In particolare, sono state evidenziate possibilità di induzione di fenomeni rigenerativi dei tessuti», continua il Professor Andrea Sbarbati, Ordinario di Anatomia Umana presso l’Istituto di Anatomia Umana e Istologia, Direttore del Dipartimento di Scienze Neurologiche, Biomediche e del Movimento e Direttore Master in Medicina Estetica presso l’Università degli Studi di Verona.

Un altro progresso significativo raggiunto grazie a Mission To Kiev, è la nascita di una scala di valutazione delle cicatrici da guerra"Siamo partiti dallo studio delle cicatrici di guerra e delle loro conseguenze, quali ad esempio dermatiti gravi e talvolta croniche o devastanti forme di tumore cutaneo come le ulcere di Marjolin, sviluppando una scala di valutazione di tali cicatrici che abbiamo chiamato POWASAS, Patient and Observer WAr Scar Assessment Scale. La scala verrà adottata per tutta la durata di Mission to Kiev e permetterà inizialmente di determinare la gravità delle lesioni e successivamente di valutare i miglioramenti apportati. Saranno quindi raccolti i dati di tutti i pazienti curati al fine di pubblicare degli studi clinici destinati a ridurre il vuoto informativo nell'ambito della cura delle cicatrici di guerra», dichiara Maurizio Busoni.


 

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