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Covid, in arrivo nuova circolare del Ministero dal primo luglio. Rischi per i pazienti immunocompromessi

Infettivologia Redazione DottNet | 18/06/2024 19:36

Il 30 giugno cesserà l'obbligo di indossare la mascherina per i lavoratori, utenti e visitatori delle strutture sanitarie all'interno dei reparti che ospitano pazienti fragili, anziani o immunodepressi

Si avvicina la scadenza del 30 giugno, giorno in cui cesserà l'obbligo di indossare la mascherina "per i lavoratori, utenti e visitatori delle strutture sanitarie all'interno dei reparti che ospitano pazienti fragili, anziani o immunodepressi, specialmente se ad alta intensità di cura, identificati dalle Direzioni Sanitarie delle strutture sanitarie stesse", come impone la norma ancora vigente. Il provvedimento, come si ricorderà, era contenuto nell'ordinanza del 27 dicembre 2023 emessa dal Ministero della Salute.

Secondo indiscrezioni, il Ministero sta approntando una nuova circolare con una serie di raccomandazioni indirizzate ai direttori che, di fatto, consentiranno di mantenere alta la guardia sul virus che non è del tutto scomparso e con nuove varianti in arrivo. Secondo l'ordinaza dello scorso dicembre "l'obbligo era stato esteso anche ai lavoratori, agli utenti e ai visitatori delle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali, comprese le strutture di ospitalità e lungodegenza, le residenze sanitarie assistenziali, gli hospice, le strutture riabilitative, le strutture residenziali per anziani, anche non autosufficienti". Negli altri reparti delle strutture sanitarie e nelle sale di attesa, la decisione sull'utilizzo di dispositivi di protezione delle vie respiratorie da parte di operatori sanitari e visitatori restava alla discrezione delle Direzioni sanitarie, che potevano disporne l'uso anche per tutti coloro che presentino sintomatologia respiratoria. Il nuovo provvedimento, sarà, dunque, molto simile a quello in scadenza.

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Particolare riguardo sarà dato ai pazienti immunocompromessi che, rappresentano solo il 4% circa della popolazione totale, con però il 24% di decessi, il 22% delle ospedalizzazioni e il 28% dei ricoveri in Unità di Terapia Intensiva: questi sono alcuni dei dati emersi dallo studio INFORM, che ha dimostrato come i pazienti immunocompromessi siano a maggiore rischio di incorrere in gravi conseguenze da Covid-19 rispetto alla popolazione generale. Dai risultati italiani recentemente pubblicati dall'Istituto Superiore di Sanità relativi agli individui vaccinati, i pazienti immunocompromessi, rispetto alla popolazione senza condizioni di rischio, presentano un rischio di ospedalizzazione correlato a COVID-19 circa 3 volte maggiore e un rischio di decesso correlato a COVID-19 quasi 4 volte superiore.

Questa sotto-popolazione di pazienti presenta un sistema immunitario compromesso a causa di una o più patologie, e risulta quindi a maggior rischio di contrarre virus e infezioni di forma severa, necessita pertanto di essere protetta con le opzioni terapeutiche disponibili anti COVID-19 e la Profilassi Pre-Esposizione (PrEP) con anticorpi monoclonali. Per elaborare delle linee di indirizzo che possano semplificare la gestione della PrEP, dall'identificazione alla presa in carico dei pazienti immunocompromessi, è nato il progetto Prevention Management LAboratory (PMLAb), ideato da Dephaforum con il sostegno di AstraZeneca Italia. L'obiettivo del progetto è proporre un modello organizzativo condiviso a livello nazionale che possa, con il rispetto delle autonomie regionali e locali, facilitare la selezione e l'identificazione dei pazienti immunocompromessi potenzialmente eleggibili alla PrEP e aumentare la consapevolezza in merito all'importanza e al valore della PrEP di COVID-19 con anticorpi monoclonali, lavorando al contempo alla costruzione di una rete multidisciplinare di professionisti sanitari che permetta di efficientare il percorso e la presa in carico dei pazienti.

Questo significa che rimane oggi fondamentale proteggere soprattutto i pazienti immunocompromessi, sia quelli che nonostante il completamento del ciclo vaccinale presentano una condizione di immunocompromissione che non permette loro di sviluppare un'adeguata risposta immunitaria, sia coloro che non hanno potuto vaccinarsi per varie cause tra cui le proprie condizioni di salute. Da un'analisi del livello di anticorpi anti SARS-CoV-2 di pazienti oncoematologici che avevano completato il ciclo di vaccinazione contro il COVID-19, è emerso che il 55,3% non rispondeva al vaccino. Nel 2022, il 46,8% dei pazienti con malattia renale allo stadio terminale e il 24,6% di chi aveva subito un trapianto di cellule staminali ematopoietiche o un trapianto di organo solido che avevano contratto il Covid-19 sono stati ospedalizzati, contro il 3,7% della popolazione generale.

Questi dati dimostrano la presenza di un bisogno non ancora soddisfatto e l'importanza della Profilassi Pre-Esposizione con anticorpi monoclonali come protezione per questa sottopopolazione di pazienti a rischio di mancata o ridotta risposta o non eleggibilita' alla vaccinazione e quindi a un aumentato rischio di sviluppare forma severe di infezione da SARS-CoV-2, ospedalizzazione COVID-19 correlata e morte. È fondamentale il ruolo del medico specialista nell'approfondire l'opportunità offerta dagli anticorpi monoclonali nella protezione del paziente immunocompromesso, attraverso l'informazione sulle opzioni esistenti.

Al tempo stesso è altrettanto importante la collaborazione con la Medicina Generale nell'identificazione del paziente a rischio e nella sensibilizzazione a un confronto con lo specialista. Il progetto PMLAb ha previsto la costituzione di un team multisciplinare di esperti che ha elaborato una proposta di linee di indirizzo relative al modello organizzativo ideale per la PrEP di COVID-19 dalla presa in carico alla gestione del paziente immunocompromesso. Per tracciare anche a livello locale la gestione della Profilassi con anticorpi monoclonali, il progetto ha previsto degli incontri multidisciplinari in diverse Regioni Italiane in cui la proposta di linee di indirizzo è stata discussa e validata, al fine di realizzare un Documento di Consenso che tenesse conto sia dell'esperienza nazionale che regionale.

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