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Diabete, solo un paziente su due controlla la malattia

Diabetologia Redazione DottNet | 22/03/2025 15:33

Candido: "I dati degli Annali Amd rilevano che solo il 56% delle persone con diabete di tipo 2 raggiunge un valore di emoglobina glicata sotto il 7%, che è il primo grande obiettivo target nel controllo glicemico"

Quasi 1 persona con diabete su 2 non riesce a controllare la malattia, nonostante la dieta e l'assunzione dei farmaci. È uno dei dati degli Annali Amd (Associazione Medici Diabetologi) che più preoccupa gli specialisti: un diabete non controllato apre infatti la porta a serie complicanze. "I dati degli Annali Amd rilevano che solo il 56% delle persone con diabete di tipo 2 raggiunge un valore di emoglobina glicata sotto il 7%, che è il primo grande obiettivo target nel controllo glicemico", spiega Riccardo Candido, presidente Amd.    "Se a questo si aggiungono altri due obiettivi previsti dalle linee guida internazionali, cioè quello del controllo della pressione arteriosa e del colesterolo, si scende a circa il 6%", aggiunge. Inoltre, l'85% delle persone con diabete di tipo 2 è sovrappeso od obeso e non riesce a ridurre il peso corporeo, nonostante gli sforzi.

   Per le persone con diabete, il controllo glicemico è essenziale: "Le principali conseguenze del diabete di tipo 2 sono quelle croniche, dovute al prolungato mantenimento negli anni di elevati valori della glicemia e della tossicità legata agli zuccheri nel sangue", illustra il presidente della Società Italiana di Endocrinologia, Gianluca Aimaretti, ordinario di Endocrinologia all'Università del Piemonte Orientale e direttore del dipartimento di Medicina Traslazionale. "Le principali riguardano il rene, l'occhio, il sistema nervoso centrale e periferico, micro- e macro-circolo, con danni importanti che nel tempo aumentano il rischio di infarto, ictus, e problemi anche a livello epatico, della sfera genitale e del cavo orale".

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Queste "complicanze possono portare negli anni a gravi disabilità e ridurre l'aspettativa di vita in media di 6-7 anni", conclude Aimaretti.   Per gli specialisti è fondamentale intervenire per ridurre il carico della malattia sul paziente, ma anche sulla società. Per farlo è necessario intervenire sui motivi che sono alla base del mancato controllo della malattia da parte dei pazienti. "Sono molteplici", spiega Riccardo Candido: "diagnosi tardiva e inizio del trattamento non tempestivo; inerzia terapeutica da parte dei professionisti; difficoltà da parte dei pazienti a mantenere adeguati stili di vita in termini alimentazione e attività fisica; utilizzo di terapie fino a qualche tempo fa non del tutto efficaci e gravate dal rischio di ipoglicemia; ridotta aderenza dei pazienti alle terapie". A ciò si aggiungono le "difficoltà a livello regionale di mettere a disposizione rapidamente le innovazioni terapeutiche che oggi sono più efficaci, come tirzepatide; da ultimo, la disequità di accesso alle nuove opportunità terapeutiche e tecnologiche", conclude lo specialista.
   

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