
Dormire meno di 6 ore o più di 9 determina un aumento fino al 50% del rischio di sviluppare o di veder progredire la malattia
Fino a un terzo delle persone con diabete ha problemi del sonno, rispetto all'8% delle persone che non hanno la malattia. Dormire meno di 6 ore o più di 9 determina un aumento fino al 50% del rischio di sviluppare o di veder progredire la malattia. Per questo, le nuove linee guida dell'American Diabetes Association hanno posto il sonno come una delle componenti centrali nella gestione del diabete di tipo 2, indicandolo come fattore di rischio, insieme a alimentazione ed esercizio fisico. I dati e gli interventi da mettere in campo sono stati illustrati dagli esperti della Società italiana di diabetologia a Panorama Diabete, in corso a Riccione.
Studi mostrano che ogni ora di sonno in meno si associa a un aumento del rischio di diabete che varia tra 9 e 14%. Inoltre anche il 'cronotipo' gioca un ruolo: chi va a letto tardi e si alza tardi hanno una probabilità 2,5 volte maggiore di avere diabete rispetto a chi va a letto presto. "Il sonno dovrebbe essere indagato di routine in chi ha diabete. Tra i due si instaura una 'relazione tossica' che, non solo determina l'aumento dei livelli di glucosio e insulina a digiuno, ma anche dell'emoglobina glicata, indice di un peggiore controllo metabolico", sottolinea Raffaella Buzzetti (nella foto), presidente Sid.
Quanto alle cause, insonnia e diabete potrebbero condividere basi neurobiologiche comuni, come la disregolazione dell'acido gamma-aminobutirrico, prodotto anche nel pancreas, e dell'orexina, neurotrasmettitore coinvolto nel ritmo sonno-veglia e nel metabolismo del glucosio.
21 studi confermano che 1 persona su 2 interrompe il trattamento nel primo anno. Evidenze sui GLP-1 mostrano recupero ponderale dopo la sospensione. In Italia resta il tema della rimborsabilità e della sostenibilità delle cure.
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