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In Italia in 20 anni quasi 35mila trapianti di rene

Nefrologia Redazione DottNet | 08/05/2025 21:00

La sopravvivenza dei pazienti raggiunge il 97,3% a un anno dal trapianto e il 91,5% a 5 anni, mentre quella a 10 anni è pari all'80,7%

In venti anni in Italia sono stati effettuati 34.484 trapianti di rene da donatore deceduto e 4.599 da donatore vivente. La sopravvivenza dei pazienti raggiunge il 97,3% a un anno dal trapianto e il 91,5% a 5 anni, mentre quella a 10 anni è pari all'80,7%. Sono stati inseriti in lista d'attesa per trapianto di rene 45.066 pazienti. Il 64% degli iscritti in lista è uomo, il 36% donna, i pazienti pediatrici sono il 3,4%. E' il bilancio del Centro nazionale trapianti (Cnt) nella nuova edizione della valutazione di qualità dell'attività di trapianto di rene in Italia nel periodo 2002-2022; fornisce un quadro dei 38 centri di trapianto di rene attivi nel nostro paese e dell'intero percorso assistenziale dei pazienti.

   Secondo il rapporto sono positivi i dati sulla riabilitazione post-trapianto: il 92,5% dei pazienti lavora o è in condizione di farlo, mentre solo il 3% non riesce a tornare in attività per le condizioni di salute. Per quanto riguarda le diagnosi al momento dell'iscrizione alle liste d'attesa quella prevalente è la nefropatia glomerulare (39%), seguita dalle nefropatie ereditarie (20%). Il 50% dei pazienti iscritti in lista viene trapiantato entro i primi due anni.

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    I 4.599 trapianti da donatore vivente sono eseguiti in 35 dei 38 centri di trapianto italiani. I donatori sono per il 62.6% consanguinei: le madri donatrici rappresentano il 29.1%, i padri il 12.5%, fratelli e sorelle il 17,9%. Nel 33,2% dei casi invece a donare il rene sono mogli, mariti o compagni. Nei trapianti da vivente i dati sugli esiti sono migliori rispetto agli interventi da donatore deceduto: la sopravvivenza a 1 anno dei pazienti adulti è pari al 98.7%, quella a 5 anni è al 96,8%.   L'aggiornamento del rapporto arriva a quattro anni dall'ultimo, pubblicato nel 2021, e segue quelli effettuati nel 2024 sulla qualità del trapianto di cuore, nel 2023 sul fegato e nel 2022 sul polmone. "Valutare la qualità dei trapianti è uno dei compiti più delicati e importanti del Cnt - sottolinea il direttore generale Giuseppe Feltrin - perché permette alla nostra Rete di analizzare nel dettaglio l'attività clinica e assistenziale, di individuare le criticità e risolverle, nell'ottica di garantire nel modo migliore possibile il diritto alla salute dei pazienti".

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