
Tumori: oltre 230 sperimentazioni in corso su vaccini mRNA, la ricerca rischia uno stop per i tagli USA. Ascierto: “Servono investimenti, per Italia ed Europa occasione da non perdere”.
L’interesse scientifico per i vaccini a mRNA in oncologia continua ad essere in costante crescita e la ricerca prosegue, superando ampiamente le prime fasi precliniche. Il possibile e non troppo lontano rallentamento dei finanziamenti americani, spinge l’Europa e l’Italia, a valorizzare le proprie eccellenze con maggiori investimenti.
Dal melanoma ai tumori del polmone, della prostata, del pancreas, del seno fino al cancro ai reni, alla vescica e tanti altri ancora. Nel mondo sono attualmente in corso 230 sperimentazioni dedicate allo sviluppo di vaccini e terapie a base di mRNA, contro 20 tipi di tumore. L’oncologia si conferma, senza dubbi, l’ambito terapeutico in cui la ricerca sull’mRNA sta avanzando in modo rapido e concreto, seguita a distanza dalle malattie infettive, per le quali risultano operativi circa 120 studi.
"L’interesse scientifico per i vaccini a mRNA in oncologia è in forte crescita" dichiara Paolo Ascierto, professore ordinario di Oncologia all’Università Federico II di Napoli, presidente della Fondazione Melanoma Onlus e direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Pascale di Napoli. Questi vaccini non mirano unicamente a prevenire il cancro ma a "istruire" il sistema immunitario a individuare ed eliminare le cellule tumorali. Il loro scopo? Agire come terapie complementari o adiuvanti dopo l’operazione chirurgica, contribuendo a ridurre in modo significativo il rischio di una recidiva.
Gli mRNA in arrivo
La ricerca prosegue a gamba tesa ed è ben oltre le fasi precliniche grazie alla crescita di progetti concreti. Tra gli esempi in dirittura d’arrivo, il vaccino a mRNA per il melanoma di Moderna e Merck. "Siamo alle battute finali dello studio clinico di fase III – riferisce Ascierto, il primo a dare il via a questa sperimentazione in Italia –. I risultati finali sono attesi per l’anno prossimo, ma i dati preliminari sono molto promettenti: sembra infatti che il vaccino, in combinazione con l’inibitore dei checkpoint immunitari pembrolizumab, sia in grado di migliorare la sopravvivenza nei pazienti dopo la resezione chirurgica del tumore".
Da tenere in alta considerazione lo studio di fase III, condotto da MSD E Moderna, contro il cancro ai polmoni. Come nel caso precedente, anche in questo caso il vaccino a mRNA viene somministrato in combinazione al pembrolizumab. Diversamente, il vaccino a m RNA BNT-122 di BioNtech dedicato alla prevenzione delle recidive del cancro al pancreas è in fase II. Su Nature, proprio in merito a questo, è stato pubblicato a febbraio uno studio. Quest’ultimo ha dimostrato che il vaccino personalizzato riduce notevolmente il rischio di recidive della malattia anche dopo l’intervento chirurgico. Lo studio si è basato su 16 pazienti con 3 anni di follow-up. Per quanto riguarda gli altri vaccini a mRNA si parla, per il momento, ancora di una fase iniziale di sviluppo.
Un esempio concreto, nel maggio 2024, il Servizio Sanitario Nazionale del Regno Unito ha selezionato partecipanti per uno studio clinico personalizzato, proprio su un vaccino a m RNA contro il cancro del colon-retto.
Le altre novità
Il futuro porterà innovazioni importanti anche sul fronte della facilità di somministrazione dei farmaci immunoterapici, come le formulazioni sottocutanee di nivolumab. "L’equivalenza dell’efficacia terapeutica nelle modalità di somministrazione sottocute è ampiamente dimostrata, e non solo in oncologia – spiega Ascierto –. Parliamo di una piccola iniezione che dura solo pochi minuti al mese, ma con tutta la sicurezza della gestione ospedaliera e monitorata del trattamento. Questo segnerà un netto miglioramento della qualità di vita del paziente oncologico". Sono inoltre incoraggianti i primi dati relativi al primo vaccino "fisso", più facile ed economico da produrre rispetto a quelli personalizzati, progettato per colpire un set di quattro antigeni presenti nella maggior parte dei melanomi. In un recente studio guidato dal professor Ascieto, il vaccino fisso BNT111 ha dimostrato la capacità di raddoppiare il tasso di risposta nei pazienti con melanoma avanzato e resistenti a più terapie standard, sia in combinazione con l’immunoterapia (cemiplimab) sia in monoterapia. "Infine, molto positivi sono i risultati degli studi sulle cosiddette 'T-cell engagers', un tipo di immunoterapia che sfrutta i linfociti T per attaccare le cellule tumorali, agendo come una sorta di 'ponte' tra le due cellule - spiega Ascierto -. Funzionano legandosi simultaneamente alle cellule T e a un antigene tumorale specifico, attivando così le cellule T per distruggere il tumore. Sono già efficaci in alcuni tumori del sangue, nel melanoma uveale e sono in fase di studio per i tumori solidi".
Gli investimenti
Mentre la scienza celebra i primi anni cruciali però, un’ombra subentra a gamba tesa sulla ricerca. "I tagli ai finanziamenti negli Stati Uniti minacciano di rallentare quella che è stata definita una delle vie terapeutiche più promettenti del secolo – evidenzia Ascierto –. In questo contesto potrebbe aprirsi una finestra di opportunità strategica per l’Europa, e in particolare per l’Italia: di fronte a un potenziale rallentamento della ricerca americana, i Paesi europei possono cogliere l’occasione per rafforzare il loro ruolo ed entrare a pieno titolo come nuovo polo di riferimento globale in questa tecnologia salvavita. L’Italia vanta una straordinaria qualità della ricerca e dei suoi ricercatori, contesi in tutto il mondo: stabilizzando e aumentando i finanziamenti pubblici e privati, potrebbe attrarre investimenti e startup biotecnologiche che vedono incertezza oltreoceano".
Un aspetto è ad ogni modo chiaro, la ricerca continua e costante sui vaccini oncologici è fondamentale non solo per la salute ma anche per la centralità e il progresso tecnologico e industriale. "Investire ora in centri di ricerca d’eccellenza, come quelli già presenti in Italia, permetterebbe di capitalizzare sul know-how sviluppato durante la pandemia e assicurare l’accesso prioritario a queste terapie future – conclude Ascierto –. L’Europa e l’Italia hanno l’opportunità unica di dimostrare che la ricerca scientifica e l’innovazione medica possono essere sostenute con rigore e distacco dalle tensioni politiche, cementando il proprio ruolo di leader nell’immunoterapia oncologica del futuro".
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