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Vaccini, il richiamo dei pediatri: “La prevenzione non si ferma all’infanzia” mentre calano le coperture

Vaccini Redazione politico sanitaria | 20/04/2026 17:14

Allarme su adolescenti e gravidanza: richiami non completati e immunizzazione materna ancora poco diffusa. In Europa tornano a crescere pertosse e morbillo

Se la ricerca continua a produrre nuovi vaccini, il sistema sanitario si confronta con un problema più immediato: usarli davvero. È il messaggio che arriva dalla Società italiana di pediatria (Sip) in occasione della Settimana europea dell’immunizzazione. Il punto non è l’offerta, ma la continuità della protezione lungo tutto l’arco della vita.

"La prevenzione non si ferma all’infanzia", afferma il presidente della Sip Rino Agostiniani. "La protezione deve accompagnare tutte le fasi della vita, dalla gravidanza all’età adulta".

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Adolescenti: la fascia più esposta e meno coperta

Uno dei passaggi più critici riguarda l’adolescenza. È qui che, secondo i pediatri, si osserva un calo dell’attenzione vaccinale. "Richiami non effettuati o vaccinazioni raccomandate non completate possono lasciare scoperta una fascia che, per stili di vita e socialità, è più esposta al rischio di infezioni", sottolinea Agostiniani. Non si tratta quindi di un problema di accesso, ma di continuità e adesione ai programmi.

Gravidanza e primi mesi di vita: una protezione ancora incompleta

Un altro punto segnalato riguarda l’immunizzazione materna, considerata uno strumento importante per proteggere sia la donna sia il neonato. "La donna in gravidanza e il neonato sono particolarmente vulnerabili ad alcune malattie infettive prevenibili con vaccino", ricorda Rocco Russo, responsabile del tavolo tecnico vaccinazioni della Sip.

Eppure, nonostante i benefici, "questa pratica non è ancora pienamente integrata nella routine assistenziale ed è spesso limitata da barriere culturali e organizzative". Il risultato è una protezione non uniforme proprio nelle fasi più delicate.

I dati europei: tornano pertosse e morbillo

Il quadro è confermato anche a livello europeo. Secondo i dati diffusi da Commissione europea, Oms e Unicef, il calo delle coperture si riflette in una ripresa delle malattie prevenibili. Nel 2024 sono stati segnalati oltre 298 mila casi di pertosse, il numero più alto mai registrato, mentre i casi di morbillo hanno superato i 127 mila, ai livelli più elevati degli ultimi 27 anni.

Un’inversione di tendenza che interrompe un percorso lungo decenni: dal 2000 i casi di rosolia sono diminuiti di oltre il 99% e quelli di difterite del 90%.

Tra disinformazione e limiti del sistema

Le cause del calo delle coperture sono diverse. Le organizzazioni internazionali richiamano il ruolo della disinformazione e della sfiducia, ma anche quello delle criticità organizzative. "I focolai rivelano una copertura vaccinale disomogenea e debolezze nei programmi di immunizzazione e nei sistemi di assistenza sanitaria primaria", si legge nella nota congiunta.

Il tema, quindi, non riguarda solo i comportamenti individuali, ma anche la capacità dei sistemi sanitari di mantenere e aggiornare le strategie di prevenzione.

Dalla disponibilità all’uso: il passaggio che manca

Il confronto tra innovazione e coperture mette in evidenza una distanza crescente. Da un lato, nuovi vaccini in sviluppo e un’offerta sempre più ampia. Dall’altro, difficoltà nel garantire continuità vaccinale, soprattutto nelle fasi meno presidiate della vita.

"L’Europa non può permettersi di fare passi indietro", avvertono Commissione europea, Oms e Unicef, richiamando la necessità di rafforzare i programmi nazionali. Il punto, ancora una volta, non è introdurre nuovi strumenti, ma utilizzare in modo sistematico quelli già disponibili.

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