
Nel 2024 notificati 3.150 casi di tubercolosi in Italia (+8,9%). Il Ministero richiama il rafforzamento di prevenzione e sorveglianza.
Nel 2024 in Italia sono stati notificati 3.150 casi di tubercolosi, con un incremento dell’8,9% rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dal "Rapporto epidemiologico – Sorveglianza della tubercolosi in Italia 2024" pubblicato dal Ministero della Salute, che conferma il Paese tra quelli a bassa endemia secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, con un tasso di 5,3 casi per 100.000 abitanti.
Trend in calo nel lungo periodo, ma inversione dal 2021
L’andamento complessivo resta in diminuzione nel lungo periodo: dal 1995 al 2024 il tasso di notifica è sceso da 9,2 a 5,3 casi per 100.000 abitanti, con un minimo storico nel 2020 (3,8 per 100.000).
Tuttavia, a partire dal 2021 si osserva un’inversione di tendenza, con una ripresa delle notifiche, pur senza tornare ai livelli precedenti al 2019.
Prevalenza polmonare e forte impatto tra i nati all’estero
Nel 2024 la tubercolosi ha presentato una localizzazione prevalentemente polmonare (69,9% dei casi). Un dato rilevante riguarda la distribuzione per origine: il 63,2% dei casi è stato registrato tra persone nate all’estero, con un tasso di notifica di 29,8 per 100.000 abitanti, circa tredici volte superiore rispetto ai nati in Italia (2,2 per 100.000).
La malattia si conferma più frequente tra i maschi. Sul piano anagrafico, tra i nati in Italia prevalgono le fasce di età più avanzate, in particolare gli over 65, mentre tra i nati all’estero la classe più rappresentata è quella tra i 24 e i 34 anni.
Le notifiche in età pediatrica mostrano un lieve incremento, pur rimanendo contenute (4,7% del totale).
Obiettivi OMS e rafforzamento della sorveglianza
Alla luce del quadro epidemiologico, il Ministero della Salute richiama la necessità di rafforzare le attività di prevenzione, diagnosi, cura e sorveglianza, con particolare attenzione ai gruppi più vulnerabili.
L’obiettivo è mantenere l’allineamento con la strategia globale "End TB" dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che per i Paesi a bassa endemia prevede il raggiungimento della fase di pre-eliminazione (meno di 10 casi per milione) entro il 2035 e della successiva eliminazione (meno di 1 caso per milione) entro il 2051.
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