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Obesità infantile: nel Regno Unito stop alla pubblicità del junk food

Sanità pubblica Redazione DottNet | 05/01/2026 17:17

Dal 2026 vietati spot prima delle 21 e promozioni online per cibi ad alto contenuto di grassi, zuccheri e sale. Un intervento che riporta la comunicazione al centro della prevenzione.

In UK il contrasto all’obesità infantile passa anche dalla regolazione dei messaggi commerciali. Dal 1° gennaio è entrato in vigore infatti il divieto di pubblicità televisiva dei cosiddetti junk food prima delle 21 e il bando totale delle promozioni online rivolte ai minori. La misura riguarda 13 categorie di prodotti ad alto contenuto di grassi, zuccheri e sale, e punta a ridurre l’esposizione dei bambini a stimoli alimentari dannosi per la salute.

Cosa prevede il divieto e chi lo controlla

pubblicità

Le restrizioni si applicano a bevande zuccherate, snack, dolciumi, surgelati e altri alimenti classificati come non salutari sulla base di un sistema di punteggio nutrizionale. Il rispetto delle nuove norme sarà monitorato dalla Advertising Standards Authority, l’organismo britannico che vigila sulla correttezza della comunicazione commerciale.

Il provvedimento era stato anticipato da un’adesione volontaria dell’industria pubblicitaria già dall’autunno scorso, per consentire un adeguamento graduale degli spot ai nuovi criteri.

Un intervento che nasce da dati allarmanti

Secondo le stime ufficiali, il 22% dei bambini in Inghilterra è in sovrappeso o obeso all’inizio della scuola primaria; la quota sale al 35,8% nella fascia 10-11 anni. A questi numeri si affianca una diffusione elevata della carie dentale, strettamente correlata al consumo di alimenti ricchi di zuccheri.

Per Anna Taylor, direttrice della Food Foundation, si tratta di "una pietra miliare di portata mondiale" nella tutela della salute dei minori, perché interviene su un fattore ambientale che condiziona in modo sistematico le scelte alimentari precoci.

Comunicazione e prevenzione: una scelta politica trasversale

La stretta sulla pubblicità del junk food non rappresenta una novità isolata nel contesto britannico. Negli anni scorsi il tema era già stato affrontato anche dai governi conservatori, in particolare durante l’esecutivo guidato da Boris Johnson, a conferma di un consenso politico trasversale sulla necessità di agire contro l’obesità infantile.

Il messaggio che emerge è chiaro: quando i percorsi clinici e assistenziali faticano a essere pienamente strutturati, intervenire sul contesto comunicativo e culturale diventa una scelta concreta di sanità pubblica.

Uno spunto anche per il dibattito italiano

L’esperienza britannica contiene degli elementi di novità che potrebbero essere guardati con interesse anche all’interno di altri contesti in cui l’obesità infantile è un problema di sanità pubblica. Se guardiamo al nostro Paese, infatti, la situazione non è molto migliore.

In Italia il sovrappeso e l’obesità infantile restano un problema strutturale di salute pubblica. I dati più recenti della sorveglianza OKkio alla SALUTE dell’Istituto Superiore di Sanità indicano che circa un bambino su tre tra gli 8 e i 9 anni presenta un eccesso di peso: il 19% è in sovrappeso e quasi il 10% è obeso, con una quota non trascurabile di obesità grave. Dopo un lieve miglioramento registrato negli anni precedenti alla pandemia, negli ultimi rilevamenti il fenomeno appare sostanzialmente stabile, segno che le azioni finora messe in campo non sono state sufficienti a invertire la tendenza.

Il ruolo della COMUNICAZIONE nella PREVENZIONE

Da un punto di vista clinico, un eccesso di peso che si manifesta così precocemente aumenta il rischio di malattie croniche in età adulta e rende evidente come la prevenzione non possa essere affidata solo all’ambito clinico, ma debba coinvolgere anche l’ambiente comunicativo, educativo e commerciale in cui i minori crescono.

Ecco perché quanto deciso in UK riporta l’attenzione sul fatto che comunicazione, cultura e prevenzione sono tre fondamenta indispensabili per una corretta educazione alimentare. Limitare l’esposizione a messaggi promozionali non salutari significa ridurre quella pressione costante che orienta consumi e comportamenti fin dall’infanzia.

In questo senso, la comunicazione diventa parte integrante delle politiche di prevenzione, con effetti potenzialmente rilevanti nel medio-lungo periodo sulla salute delle nuove generazioni.

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