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L’obesità come patologia cronica: nuove frontiere e sfide emergenti

Obesità Redazione DottNet | 10/02/2026 11:08

L’obesità rappresenta una delle principali emergenze di sanità pubblica globale, aumentando il rischio di diabete, malattie cardiovascolari e alcune neoplasie. La sua natura multifattoriale richiede strategie preventive e interventi mirati sullo stile di vita e l’alimentazione.

L’epidemia globale di obesità rappresenta una delle principali sfide di sanità pubblica a livello mondiale. Attualmente, si stima che circa 1,9 miliardi di adulti siano in sovrappeso e oltre 650 milioni convivano con obesità, una condizione associata a un significativo aumento del rischio di diabete mellito di tipo 2, malattie cardiovascolari e alcune neoplasie. La crescente comprensione della natura multifattoriale dell’obesità ha progressivamente ridefinito l’approccio terapeutico, favorendo lo sviluppo di strategie farmacologiche sempre più mirate.

In questo scenario, la comprensione dei meccanismi biologici alla base della regolazione dell’appetito e del metabolismo ha profondamente influenzato l’approccio terapeutico all’obesità.

Un ruolo centrale è svolto dalle incretine, ormoni intestinali secreti in risposta all’assunzione di nutrienti, come il glucagon-like peptide-1 (GLP-1) e il glucose-dependent insulinotropic polypeptide (GIP), coinvolti nella modulazione della sazietà, del metabolismo glucidico e dell’omeostasi energetica. Il GLP-1 stimola la secrezione insulinica in modo glucosio-dipendente, inibisce il rilascio di glucagone, rallenta lo svuotamento gastrico e interviene sulla regolazione dell’assunzione di cibo attraverso meccanismi a livello del sistema nervoso centrale. Il GIP, oltre a potenziare la secrezione insulinica e a sostenere la funzionalità delle cellule β pancreatiche, esercita effetti centrali che contribuiscono al controllo dell’appetito.

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L’applicazione clinica di queste conoscenze ha ampliato in modo sostanziale le strategie disponibili per la gestione dell’obesità. Nei principali studi clinici, gli interventi mirati ai sistemi incretinici hanno dimostrato riduzioni ponderali clinicamente rilevanti, con perdite di peso che, nei casi più significativi, possono raggiungere e superare il 20% del peso corporeo. Oltre all’impatto sul peso, tali approcci sono stati associati a benefici metabolici e cardiovascolari, inclusi miglioramenti del controllo glicemico e un effetto favorevole sugli outcome cardiovascolari, come documentato da numerose evidenze cliniche. Emergono inoltre evidenze crescenti sul potenziale ruolo di queste terapie nella steatoepatite associata a disfunzione metabolica (MASH), con tassi rilevanti di risoluzione della steatoepatite in assenza di peggioramento della fibrosi epatica, aprendo nuove prospettive di trattamento per una condizione a elevato bisogno clinico insoddisfatto.

Parallelamente, i progressi nella comprensione della patogenesi neuroendocrina dell’obesità stanno aprendo nuove traiettorie di sviluppo terapeutico. In particolare, il sistema leptina-melanocortina, attraverso i neuroni POMC e AgRP, rappresenta un nodo centrale nella regolazione dell’appetito e del dispendio energetico. Molecole in fase di studio che agiscono sui recettori della melanocortina-4, così come agonisti combinati dei recettori GLP-1, GIP, glucagone e amilina, stanno mostrando risultati promettenti negli studi clinici, con potenziali benefici ulteriori in termini di perdita di peso e controllo metabolico.

Nel complesso, la gestione farmacologica dell’obesità richiede oggi un approccio personalizzato e di lungo periodo, che integri efficacia, sicurezza, comorbilità e obiettivi clinici individuali, riconoscendo l’obesità come una patologia cronica e non come una semplice condizione legata allo stile di vita.

Bibliografia

Valladares AC, Astudillo MA, Drinnon AR, Dowlatshahi S, Kansara A, Shakil J, Patham B. Medical Management of Obesity: Current Trends and Future Perspectives. Methodist Debakey Cardiovasc J. 2025 Feb 18;21(2):62-73. doi: 10.14797/mdcvj.1503. PMID: 39990761; PMCID: PMC11844017

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