
La ricerca apre la strada a terapie contro il fegato grasso, l’obesità e il diabete di tipo 2.
Lo sviluppo di nuovi probiotici mira a prevenire alcune malattie del fegato, grazie all’azione di specifici batteri intestinali che svolgono un ruolo chiave anche per proteggere la salute del fegato.
Questo è il risultato di uno studio internazionale che vede tra i partecipanti l'Istituto per il sistema produzione animale in ambiente Mediterraneo del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Portici (CNR-ISPAAM), in collaborazione con l'Università Tor Vergata di Roma e all'IRCCS Neuromed di Pozzilli (Isernia).
Probiotici di nuova generazione contro malattie metaboliche
Lo studio è stato coordinato da due istituzioni belghe (Università Cattolica di Louvain e WEL Research Institute di Wavre), ed è stato pubblicato sulla rivista Gut. Il risultato riporta all’esito di un'estesa analisi metagenomica del batterio Dysosmobacter welbionis svolta con il contributo di atenei e centri di ricerca da tutta Europa, tra cui l'Imperial College di Londra e La Sorbona di Parigi.
Dysosmobacter welbionis è il nome del batterio in grado, in base a quanto scoperto dai ricercatori, di trasformare il mio-inositolo, ovvero un composto naturalmente presente in frutta, legumi, cereali e frutta secca, in acido butirrico, già noto per gli effetti benefici in alcune malattie metaboliche dell'uomo.
Antonio Dario Troise, coordinatore dello studio per il Cnr-Ispaam, ha spiegato: "Lo studio si è concentrato sul potenziale ruolo protettivo di questo batterio intestinale per la salute del fegato.
La sua assenza o ridotta rappresentazione nell'intestino sembra essere una caratteristica di soggetti affetti da steatosi epatica associata a disfunzione metabolica, o presentanti una fibrosi epatica avanzata. Viceversa, la sua presenza è associata a un miglioramento di possibili disturbi metabolici".
Andrea Scaloni, ricercatore del Cnr-Ispaam, ha proseguito: "Data la significativa presenza di questo batterio nell'intestino di soggetti sani e la sua costante associazione con la salute metabolica ed epatica dell'ospite, il batterio Dysosmobacter welbionis risulterebbe emergere come un candidato ideale per lo sviluppo di probiotici di nuova generazione da usare in approcci terapeutici innovativi diretti al microbiota intestinale dell'uomo e volti a prevenire e/o gestire malattie metaboliche come il fegato grasso, l'obesità e il diabete di tipo 2".
Un Manifesto traccia le linee di intervento: dare priorità all’obesità come malattia non trasmissibile, costruire l’alfabetizzazione sanitaria, ottimizzare le strategie di prevenzione, migliorare i servizi alla persona
L’obesità di mezza età è associata a declino cognitivo e demenza, ma il BMI da solo non descrive il rischio reale. La disfunzione metabolica e l’adiposità addominale emergono come fattori chiave, richiedendo una valutazione clinica più completa.
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