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Tumore al seno, scoperte mutazioni più “cattive” dei geni Jolie: riducono la sopravvivenza

Oncologia Redazione DottNet | 09/01/2026 13:19

Le nuove evidenze da uno studio internazionale mostrano che alcune varianti genetiche di BRCA1 e BRCA2, legate a un rischio maggiore di tumore al seno, peggiorano la prognosi. Un passo importante per trattamenti più mirati e personalizzati.

Non tutte le mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 sono uguali, e alcune possono addirittura essere più pericolose, riducendo drasticamente la sopravvivenza delle donne colpite dal tumore al seno. A rivelarlo è un ampio studio internazionale condotto da ricercatori dell'Università di Genova, IRCCS Ospedale Policlinico San Martino e Università di Modena e Reggio Emilia. I risultati, pubblicati sulla rivista Annals of Oncology, potrebbero rivoluzionare le attuali strategie di diagnosi e cura del tumore al seno, soprattutto per le pazienti più giovani.

Fino ad oggi, le mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 erano associate a un aumento significativo del rischio di sviluppare tumori al seno e alle ovaie, con una probabilità che può arrivare fino all'80%. Tuttavia, la ricerca appena conclusa evidenzia che non tutte le varianti di questi geni comportano gli stessi rischi e gli stessi esiti clinici.

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Lo studio BRCA BCY Collaboration ha analizzato le caratteristiche cliniche e i tassi di sopravvivenza di oltre 3.000 donne sotto i 40 anni che hanno ricevuto una diagnosi di tumore al seno invasivo tra il 2000 e il 2020, tutte portatrici di mutazioni nei geni BRCA1 o BRCA2. I risultati sono sorprendenti: alcune mutazioni, in particolare quelle che "troncano" i geni BRCA, ossia che li rendono incapaci di produrre una proteina funzionale, si rivelano particolarmente aggressive e sono correlate a una prognosi molto peggiore. Al contrario, le mutazioni che causano cambiamenti più lievi nella sequenza genetica sembrano essere associate a una maggiore sopravvivenza.

"Le varianti che interrompono la produzione delle proteine BRCA1 e BRCA2, rendendole più corte e instabili, risultano essere particolarmente dannose per la paziente, portando a un peggioramento della prognosi", spiega la professoressa Eva Blondeaux dell'IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, coautrice dello studio. "Invece, alcune mutazioni che alterano solo una singola lettera del DNA, cambiando un aminoacido, sembrano comportare un esito clinico più favorevole", aggiunge.

Queste nuove informazioni potrebbero avere un impatto significativo nelle strategie di trattamento personalizzato, permettendo ai medici di adattare le cure in base al tipo specifico di mutazione presente nel paziente. In particolare, le mutazioni più “cattive” potrebbero richiedere trattamenti più intensivi e un monitoraggio più ravvicinato, con una sorveglianza maggiore e una terapia più mirata.

"Questo studio rappresenta un passo avanti fondamentale nella comprensione delle varianti genetiche e del loro impatto sul tumore al seno", afferma il professor Matteo Lambertini, coordinatore della ricerca e docente all’Università di Genova. "Essere in grado di prevedere in modo più accurato il rischio e la prognosi di una paziente in base al tipo di mutazione genetica che porta con sé può trasformare completamente il nostro approccio alla malattia."

Il lavoro, che ha coinvolto 109 centri in 33 Paesi, non solo aiuterà i medici a prendere decisioni terapeutiche più informate, ma potrebbe anche portare alla creazione di nuovi strumenti diagnostici, in grado di valutare con maggiore precisione l’aggressività di un tumore al seno. L'obiettivo finale è quello di offrire trattamenti sempre più personalizzati, per migliorare le prospettive di sopravvivenza delle donne colpite da questa malattia.

Concludendo, questo studio rappresenta una vera e propria svolta nella lotta contro il tumore al seno, con la speranza che, grazie a queste nuove scoperte, sia possibile individuare con maggiore precisione le pazienti a rischio e migliorare le loro probabilità di successo nei trattamenti.

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