
Nel 2025 registrati 529 casi di morbillo in Italia, l’88% tra non vaccinati. Età media 31 anni, complicanze nel 31% dei casi. La copertura resta sotto la soglia di sicurezza.
Nel 2025 il morbillo ha continuato a circolare in Italia, colpendo soprattutto giovani adulti non vaccinati (o solo parzialmente tali) e confermandosi una malattia tanto circolante quanto clinicamente insidiosa. Secondo i dati del bollettino Morbillo & Rosolia News dell’Istituto Superiore di Sanità, tra il 1° gennaio e il 31 dicembre sono stati segnalati 529 casi, di cui l’88% in persone non vaccinate.
Un dato che si accompagna a un altro elemento rilevante sul piano clinico e organizzativo: in circa un terzo dei casi (31,3%) si è verificata almeno una complicanza, con un impatto significativo sul ricorso all’assistenza ospedaliera.
Un’infezione che riguarda sempre più gli adulti
L’età mediana dei casi segnalati è pari a 31 anni, un dato che conferma come il morbillo non sia confinato all’infanzia. Oltre la metà dei casi ha riguardato persone tra i 15 e i 39 anni, mentre un ulteriore quarto ha interessato soggetti di età pari o superiore ai 40 anni.
Allo stesso tempo, l’incidenza più elevata è stata osservata nella fascia 0–4 anni, con 41,4 casi per milione di abitanti. Sono stati segnalati anche 26 casi in bambini sotto l’anno di età, troppo piccoli per essere vaccinati e quindi esposti alle conseguenze delle lacune di copertura nella popolazione generale.
Complicanze e ricoveri: il peso reale del morbillo
L’idea del morbillo come malattia di scarso impatto clinico viene smentita dai dati. Le complicanze più frequenti sono state la polmonite e l’epatite o l’aumento delle transaminasi, entrambe segnalate in oltre l’11% dei casi totali. Sono stati inoltre riportati disturbi gastrointestinali, infezioni oculari, insufficienza respiratoria, otiti e altre complicanze.
Particolarmente rilevante il dato sulle forme neurologiche: si sono infatti verificati quattro casi di encefalite - in tre adulti e un preadolescente - tutti non vaccinati. Nel complesso, oltre la metà dei casi (56,3%) ha richiesto un ricovero ospedaliero, e un ulteriore 13% ha comportato l’accesso al Pronto soccorso.
Vaccinazione: il nodo irrisolto della copertura
Lo stato vaccinale era noto per il 95% dei casi. Tra questi, quasi nove persone su dieci non erano vaccinate, mentre solo una quota marginale aveva ricevuto una o due dosi di vaccino.
Se osserviamo il quadro nazionale, questo si presenta distante dall’obiettivo indicato dagli esperti di sanità pubblica. Per interrompere la circolazione del virus sarebbe infatti necessaria una copertura di almeno il 95% con due dosi, soglia che in Italia non è ancora stata raggiunta. Nei bambini di 5–6 anni, la copertura per due dosi si ferma all’84,8% e nessuna Regione ha centrato il target raccomandato.
Un problema di prevenzione, non solo di numeri
Nel 2025 i casi di morbillo sono stati circa la metà rispetto all’anno precedente, ma il virus continua a trovare terreno fertile soprattutto tra giovani adulti non vaccinati, spesso sfuggiti alle campagne vaccinali dell’infanzia o non intercettati da strategie di recupero.
Il dato italiano si inserisce in un contesto più ampio, in cui la ripresa della mobilità internazionale e le sacche di suscettibilità immunitaria favoriscono la riemersione di infezioni prevenibili. Il 14% dei casi segnalati nel 2025 risulta infatti importato, a conferma del legame tra dinamiche globali e salute pubblica nazionale.
La prevenzione come responsabilità collettiva
Il messaggio che emerge dai dati dell’ISS è netto: la vaccinazione resta l’unico strumento efficace per proteggersi dal morbillo e dalle sue complicanze. Non si tratta solo di una scelta individuale, ma di una responsabilità collettiva che riguarda anche la tutela dei più fragili, a partire dai bambini troppo piccoli per essere vaccinati.
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