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Fine vita, Sicp: “Senza cure palliative precoci non esiste vera libertà di scelta”

Dopo il suicidio di un paziente con Sla, la Società italiana di cure palliative richiama il ruolo dell’assistenza, della formazione e dell’accompagnamento clinico.
Società scientifiche

Il tema del fine vita torna al centro del dibattito sanitario come interrogativo sulla qualità dell’assistenza e sulla reale possibilità di scelta delle persone con malattie incurabili. A riportare l’attenzione su questo punto è la Società Italiana di Cure Palliative, intervenuta dopo il suicidio di un uomo affetto da Sclerosi laterale amiotrofica, ribadendo come autodeterminazione e libertà di scelta non possano prescindere da un accompagnamento clinico adeguato.

La scelta non deve nascere nel vuoto

Per la Sicp, vicende di questo tipo richiamano la responsabilità del sistema sanitario nel garantire continuità assistenziale, competenza e alternative concrete. La libertà di scelta, sottolinea la società scientifica, non si esercita nel vuoto, ma all’interno di un percorso di cura che deve offrire opzioni reali, tempi adeguati e un sostegno clinico ed esistenziale costante.

In particolare, la mancanza o il ritardo nell’attivazione delle cure palliative precoci rischia di trasformare una decisione complessa in una scelta condizionata dalla paura della sofferenza, dall’isolamento o dalla percezione di assenza di alternative.

Cure palliative come parte del percorso, non come ultima opzione

La Sicp ribadisce che le cure palliative precoci devono essere proposte e integrate fin dall’inizio nei percorsi assistenziali delle malattie ad andamento progressivo. Non come risposta terminale, ma come strumento clinico per il controllo dei sintomi, il sostegno psicologico e sociale, la tutela della dignità della persona e il supporto ai familiari.

In questa prospettiva, le cure palliative diventano una condizione necessaria affinché l’autodeterminazione diventi effettiva e non solo formale, perché consentono alla persona di decidere conoscendo e sperimentando tutte le opzioni disponibili.

Il nodo della formazione dei professionisti

Un punto centrale del richiamo della Sicp riguarda poi la formazione dei sanitari. La possibilità di scelta, infatti, passa attraverso la cultura dei professionisti e dalla capacità di saper comunicare in modo chiaro le alternative terapeutiche e assistenziali, comprese le cure palliative.

Senza una formazione continua e diffusa, avverte la società scientifica, il diritto all’autodeterminazione rischia di restare sulla carta, perché le opzioni esistono ma non vengono realmente offerte o spiegate adeguatamente.

Autodeterminazione significa accompagnare, non abbandonare

Nel suo intervento, la Sicp richiama esplicitamente il principio secondo cui favorire l’autodeterminazione non equivale a sottrarsi alla relazione di cura. Al contrario, significa accompagnare le persone nel percorso di malattia, offrendo competenza, ascolto e risposte assistenziali concrete.

Il messaggio che emerge dal dibattito è netto: le scelte di fine vita interrogano prima di tutto l’organizzazione delle cure, la qualità dell’assistenza e la capacità del sistema sanitario di non lasciare soli i pazienti nei momenti di maggiore fragilità. È su questo terreno, prima ancora che su quello normativo o etico, che si gioca oggi la credibilità della presa in carico delle malattie non trattabili e destinate a una progressione fatale.

Società scientifiche
Commenti
GM
Giorgio Di Mola
Penso che le cure palliative stiano diventando la parte arrogante di un percorso di cura che nulla ga a che fare con le scelte libere d consapevoli delle persine affette da patoligie invalidanti, dolorose e che constringono a dipendenza fisica e psicologica.Le cure palliative dovevano uscire dal mainstreem della medicina, mentre con queste dichiarazioni rinnovano principi che dovrebb
Rispondi
03/02/2026 11:54
1 Risposte

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