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Violenza come tema di salute pubblica, presentata a Padova una Carta per l’approccio sanitario

Sanità pubblica Redazione DottNet | 16/01/2026 17:18

Università e Azienda Ospedale-Università di Padova presentano la “Carta di Padova 2026” per un approccio sanitario integrato alle vittime di violenza.

È stata presentata a Padova la Carta di Padova 2026 – verso un approccio sanitario integrato alla violenza, documento promosso dall’Università degli Studi di Padova e dall’Azienda Ospedale-Università di Padova, che definisce per la prima volta in Italia un quadro operativo, clinico e scientifico per il trattamento sanitario delle persone vittime di violenza.

La Carta nasce dal lavoro congiunto di docenti universitari, ricercatori e dirigenti medici e si colloca all’incrocio tra attività di ricerca e pratica clinica. L’obiettivo dichiarato è fornire agli operatori sanitari strumenti concettuali e procedurali per affrontare situazioni di violenza non solo come emergenze cliniche, ma come eventi complessi che richiedono competenze multidisciplinari e una chiara cornice etica e deontologica.

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Nel documento si sottolinea che l’approccio sanitario a persone esposte a violenza presuppone un insieme articolato di conoscenze professionali e relazionali, oltre a un rapporto strutturato con la medicina legale, le forze dell’ordine, la magistratura e le realtà psicosociali del territorio. La violenza viene così esplicitamente riconosciuta come un tema che interroga il sistema sanitario nel suo complesso, e non solo come una questione di ordine pubblico o di intervento sociale.

Dalla pratica clinica alla formazione sanitaria

Uno degli aspetti qualificanti della Carta riguarda l’impegno sul piano della formazione. L’Università di Padova prevede l’inserimento di moduli dedicati all’approccio sanitario integrato alla violenza nei corsi di laurea in Medicina e Chirurgia e nelle Professioni sanitarie, oltre che nei percorsi delle Scuole di specializzazione di area medica e nei Master.

Questa scelta riflette la volontà di introdurre una maggiore sensibilità e attenzione al tema della violenza all’interno dei percorsi formativi ordinari, superando una logica emergenziale o facoltativa. L’approccio delineato dalla Carta mira infatti a rendere strutturale la capacità del personale sanitario di riconoscere, trattare e accompagnare le persone vittime di violenza lungo percorsi appropriati, nel rispetto delle competenze e delle responsabilità istituzionali.

Un documento che guarda oltre il contesto locale

Pur nascendo in un contesto territoriale specifico, la Carta di Padova è pensata per dialogare con livelli istituzionali più ampi. Nel testo si chiede esplicitamente di includere la violenza tra le priorità di salute pubblica, prevedendo indirizzi di politica sanitaria e programmi operativi dedicati all’interno dei piani sanitari regionali e nazionali.

La prospettiva delineata è quella di un approccio sanitario integrato che possa essere assunto come riferimento anche al di fuori del contesto locale, contribuendo a ridurre le disomogeneità territoriali oggi presenti nella presa in carico delle vittime. In questa direzione, la Carta si propone come un documento di indirizzo, aperto al confronto con il mondo della sanità, della formazione, della ricerca e della programmazione pubblica.

Nella parte conclusiva, il testo richiama la necessità di un’assunzione di responsabilità condivisa da parte delle istituzioni, affinché la risposta sanitaria alla violenza non resti affidata a singole esperienze locali, ma venga riconosciuta come una componente strutturale delle politiche di salute pubblica.

Violenza e sanità: precedenti iniziative e percorso evolutivo

Negli ultimi quindici anni il tema della violenza è entrato progressivamente nel perimetro dell’azione sanitaria, ma attraverso strumenti diversi e in fasi successive, ciascuna con obiettivi specifici.

Un primo passaggio rilevante risale alla prima metà degli anni 2010, con la nascita del Codice Rosa in Toscana. Si tratta di un modello organizzativo sviluppato all’interno dei pronto soccorso per garantire l’accoglienza e la protezione immediata delle vittime di violenza, attraverso il coordinamento tra sanità, forze dell’ordine e servizi sociali. Negli anni successivi il Codice Rosa è stato adottato, con declinazioni differenti, anche in altre Regioni, affermandosi come buona pratica sul fronte dell’emergenza sanitaria.

Parallelamente, a partire dal 2014–2015, il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità hanno prodotto linee guida, raccomandazioni e materiali formativi rivolti agli operatori sanitari, soprattutto per migliorare il riconoscimento precoce dei segnali di violenza e la gestione clinica iniziale. Questi documenti hanno contribuito a diffondere una maggiore consapevolezza, ma sono rimasti prevalentemente strumenti tecnici, non sempre accompagnati da una riorganizzazione strutturale dei servizi.

Sul piano delle politiche pubbliche, tra il 2015 e il 2023 si sono succeduti diversi Piani nazionali contro la violenza di genere, coordinati dalla Presidenza del Consiglio. In questi atti la sanità è riconosciuta come attore rilevante, ma inserita in un quadro intersettoriale più ampio, senza una definizione puntuale della violenza come tema di salute pubblica in senso stretto, né indicazioni operative uniformi per il sistema sanitario.

La specificità della Carta di Padova

La Carta di Padova 2026 si colloca in una fase successiva di questo percorso e si distingue per l’impostazione. Non nasce come protocollo emergenziale né come piano di contrasto sociale, ma come documento di indirizzo sanitario, fondato sulla ricerca universitaria e rivolto direttamente alla pratica clinica, alla formazione e alla programmazione dei servizi.

La novità principale sta nel riconoscere la violenza come oggetto sanitario strutturale, che richiede competenze specifiche, procedure definite e una presa in carico continuativa, non limitata al momento dell’accesso in pronto soccorso. Inoltre, la Carta interviene esplicitamente sulla formazione universitaria e post-laurea, un livello che finora era rimasto marginale nelle iniziative precedenti.

Differenze e complementarietà

In questa prospettiva, le diverse iniziative non si pongono in alternativa. Il Codice Rosa e i protocolli clinici rispondono a un’esigenza immediata di tutela e gestione dell’emergenza. I Piani nazionali contro la violenza inquadrano il fenomeno come priorità sociale e istituzionale. La Carta di Padova tenta invece di colmare uno spazio ancora scoperto, quello della strutturazione sanitaria di lungo periodo, mettendo in relazione clinica, formazione, medicina legale e programmazione.

La complementarietà sta proprio qui: le esperienze emergenziali e i piani di contrasto possono trovare nella Carta un riferimento culturale e scientifico più stabile, mentre la Carta stessa presuppone l’esistenza di reti territoriali e dispositivi già attivi.

In questo senso, più che introdurre una nuova iniziativa in competizione con le precedenti, la Carta di Padova si propone di ricomporre un percorso frammentato, offrendo una cornice sanitaria che possa dialogare con strumenti già esistenti e rafforzarne la coerenza a livello nazionale.

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