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Epidemie senza vaccini: uno studio italiano su restrizioni, mobilità e mortalità

Ricerca Redazione DottNet | 02/02/2026 12:49

Studio sulle prime ondate Covid in Italia mostra come restrizioni e mobilità incidano sulla mortalità quando i vaccini non sono ancora disponibili.

Prevedere e contrastare una evoluzione epidemica quando non ci sono vaccini e immunità pregressa nella popolazione è un tema di salute pubblica molto importante nella prevenzione di possibili pandemie. Da questo punto di vista, lo studio della diffusione del Covid può essere di enorme utilità per mettere punto strategie di contenimento in caso di emergenze future.

Uno studio pubblicato su Scientific Reports e coordinato dalla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, propone proprio un approccio innovativo per interpretare quello che è stato l’andamento della pandemia di Covid-19 nelle fasi pre-vaccinali.

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La ricerca prende in esame le prime due ondate di Covid in Italia, tra febbraio 2020 e febbraio 2021, utilizzando dati a livello provinciale relativi alla mortalità, alla tempistica e all’intensità delle restrizioni governative, oltre a variabili socio-demografiche, infrastrutturali e ambientali. Allo studio hanno collaborato numerosi centri di ricerca internazionali, tra cui IBM Research Europe, Emory University, Carnegie Mellon University, Université Laval e Penn State University.

Tecniche statistiche non convenzionali per l’epidemiologia

L’elemento di maggiore interesse dello studio è l’uso di tecniche statistiche non tradizionalmente applicate all’epidemiologia. Questo approccio ha permesso di cogliere differenze territoriali e temporali nell’andamento della mortalità che sfuggono alle analisi più classiche, offrendo una lettura più fine dei fenomeni epidemici in assenza di strumenti farmacologici di prevenzione.

I risultati confermano il ruolo delle restrizioni tempestive nel contenere il tasso di mortalità associato all’infezione e mettono in evidenza un legame significativo tra mobilità locale e mortalità in entrambe le ondate pre-vaccinali.

Due ondate diverse, pattern ricorrenti

Le due ondate analizzate mostrano caratteristiche molto differenti. La prima ondata è stata contraddistinta da picchi di mortalità più elevati e concentrati nel tempo, mentre la seconda si è manifestata in modo più diffuso e asincrono sul territorio nazionale.

Nonostante queste differenze, lo studio individua in entrambe le fasi tre cluster provinciali ricorrenti: uno con mortalità contenuta e due con andamenti esponenziali intermedi e severi. Un dato che suggerisce l’esistenza di pattern strutturali legati non solo alla diffusione del virus, ma anche alle caratteristiche territoriali e alle misure adottate.

Restrizioni e dibattito pubblico

Secondo Francesca Chiaromonte, professoressa ordinaria alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e coordinatrice dello studio insieme a Marzia A. Cremona dell’Université Laval, il lavoro si inserisce in un dibattito che resta centrale anche a distanza di anni dalla pandemia.

"Il dibattito sociale e politico sui costi e benefici associati alle restrizioni e ai controlli sulla mobilità è di fondamentale importanza e la consapevolezza dei costi è certamente aumentata", spiega Chiaromonte. "I nostri risultati, però, in linea con studi precedenti, suggeriscono che queste misure possono giocare un ruolo fondamentale nel ridurre l’impatto di un’epidemia nelle fasi in cui i vaccini non sono ancora disponibili".

Indicazioni per future emergenze sanitarie

Pur riferendosi a una fase ormai superata della pandemia di Covid-19, lo studio offre indicazioni utili per la gestione di future emergenze sanitarie. In assenza di vaccini o terapie specifiche, la capacità di leggere precocemente i segnali territoriali, comprendere il ruolo della mobilità e valutare l’impatto delle restrizioni può rappresentare uno strumento decisivo per la sanità pubblica.

Un approccio che, più che fornire risposte definitive, contribuisce a costruire basi analitiche più solide per decisioni complesse in contesti di elevata incertezza.

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