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Cyberbullismo e salute digitale, dalla sperimentazione alla prevenzione strutturata

Prevenzione Redazione DottNet | 06/02/2026 17:11

Realtà virtuale in classe e formazione diffusa: il progetto Educatamente 2.0 come modello di sanità pubblica.

La prevenzione del cyberbullismo entra in una nuova fase, in cui la tecnologia non è più solo parte del problema ma diventa uno strumento di intervento sanitario ed educativo. Con il progetto Educatamente 2.0, l’Istituto Superiore di Sanità sperimenta un modello che integra scuola, sanità e famiglie, utilizzando la realtà virtuale come leva per lavorare sui comportamenti digitali e sulle fragilità emotive degli adolescenti.

Il progetto, finanziato nell’ambito del programma Ccm del Ministero della Salute e coordinato dal Dipartimento di Prevenzione della ASL Roma 1, coinvolge anche il Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss e il Dipartimento di Psicologia della Sapienza Università di Roma.

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Il benessere digitale come obiettivo di salute

"Parlare di cyberbullismo significa parlare di salute", ha sottolineato Rocco Bellantone, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, ricordando come nella fascia tra gli 11 e i 15 anni il benessere psicologico sia sempre più intrecciato all’esperienza digitale. "Formare genitori, insegnanti e operatori sanitari a intercettare precocemente questi fenomeni e stabilire un’alleanza con le scuole è la via maestra per contrastare l’isolamento di chi è vittima di bullismo", ha spiegato, richiamando le conseguenze potenzialmente gravi di una solitudine non riconosciuta.

Il progetto si colloca quindi in una visione che considera l’ambiente digitale una determinante di salute, superando un approccio emergenziale o meramente repressivo.

La realtà virtuale come strumento educativo

Uno degli elementi più innovativi di Educatamente 2.0 è l’utilizzo della realtà virtuale nelle scuole. A partire dal prossimo anno scolastico, in alcuni istituti secondari del distretto della ASL Roma 1, gli studenti saranno coinvolti in percorsi psicoeducativi basati su scenari immersivi ricostruiti con il supporto della Polizia Postale.

Secondo Annamaria Giannini, direttrice del Dipartimento di Psicologia della Sapienza, "la realtà virtuale consente di lavorare sull’esperienza e non solo sulla conoscenza". Attraverso ambienti immersivi, ha spiegato, è possibile favorire una comprensione più profonda del vissuto della vittima di violenza online, rendendo percepibili le conseguenze emotive e relazionali delle condotte digitali. "In questo modo l’attenzione si sposta dal comportamento alla persona che lo subisce", promuovendo nei giovani una maggiore consapevolezza.

Formare i professionisti per intercettare il disagio

Accanto al lavoro nelle scuole, il progetto prevede la formazione di almeno 5.000 professionisti della salute, tra pediatri, medici di medicina generale, operatori della salute mentale, dei servizi sociali e della giustizia minorile. Sono inoltre programmati webinar rivolti a famiglie e insegnanti, con l’obiettivo di costruire una rete di competenze diffuse sul territorio.

"Faremo una formazione per l’identificazione precoce dei comportamenti problematici", ha spiegato Adele Minutillo del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss, lavorando sui fattori di protezione come l’autostima e l’uso consapevole delle tecnologie. Centrale, ha aggiunto, è l’intervento sia sulla vittima sia sull’autore degli atti di bullismo, perché "non si può cambiare la cultura senza cambiare quello che c’è dietro".

Dalla sperimentazione al modello replicabile

Educatamente 2.0 si inserisce in un filone più ampio di politiche di prevenzione che puntano a rendere strutturale l’intervento sul disagio giovanile legato al digitale. "Mettere l’innovazione tecnologica al servizio della prevenzione significa proteggere il futuro e l’integrità psichica degli adolescenti", ha osservato Giuseppe Quintavalle, direttore generale della ASL Roma 1.

Anche gli strumenti di comunicazione, come il video realizzato dall’Iss per sensibilizzare i ragazzi sul cyberbullismo e sull’importanza di chiedere aiuto, vengono pensati come parte integrante di una strategia di salute pubblica. Un messaggio chiaro: "Chiedere aiuto non è segno di debolezza, ma un atto di coraggio".

Nel complesso, il progetto rappresenta un tentativo di passare dalla somma di iniziative locali a un modello integrato e replicabile, in cui scuola, sanità e istituzioni condividono la responsabilità di prevenire il disagio prima che diventi irreversibile. È su questo terreno che la salute digitale smette di essere un concetto astratto e diventa una politica concreta.

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