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Clima e salute, dall’Iss formazione ai docenti mentre cresce l’allerta per i virus trasmessi da vettori

Infettivologia Redazione DottNet | 12/02/2026 14:11

Corso Iss con David Quammen su clima e salute. Intanto nelle Americhe 7.150 casi di chikungunya a gennaio. Focus su prevenzione e controllo dei vettori.

Il cambiamento climatico non è solo una questione ambientale, ma un tema strutturale di salute pubblica. Mentre nelle Americhe si registra una ripresa della trasmissione della chikungunya, l’Istituto Superiore di Sanità promuove un corso rivolto ai docenti per rafforzare la consapevolezza del legame tra clima, biodiversità e malattie infettive emergenti.

Secondo le Nazioni Unite, 3,6 miliardi di persone vivono in aree fortemente vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici, con ricadute che includono l’espansione di vettori come le zanzare e la comparsa di infezioni in territori prima non interessati.

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Formazione scientifica e prevenzione nelle scuole

Il corso "Educare al futuro: strumenti scientifici per insegnare clima, salute e sostenibilità", organizzato dall’Iss in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, è rivolto ai docenti delle scuole secondarie e mira a fornire strumenti aggiornati per affrontare il tema in ambito didattico.

Tra gli interventi è prevista una lezione di David Quammen, autore di Spillover, volume che ha contribuito a diffondere una lettura sistemica delle zoonosi e delle connessioni tra distruzione degli ecosistemi, perdita di biodiversità e insorgenza di nuove malattie infettive.

L’obiettivo dichiarato è rafforzare la consapevolezza del nesso tra cambiamenti climatici e salute pubblica, con una formazione scientificamente fondata e integrata con il mondo della ricerca.

Chikungunya, ripresa della trasmissione nelle Americhe

Sul piano epidemiologico, la Pan American Health Organization ha segnalato un aumento sostenuto dei casi di chikungunya tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. Nel solo mese di gennaio sono stati registrati 7.150 casi nella regione americana, con una ripresa della trasmissione autoctona in aree che non segnalavano circolazione del virus da anni.

La crescita interessa in particolare Brasile, Bolivia meridionale e l’area dello Scudo della Guiana. Pur rientrando in dinamiche epidemiologiche attese in contesti dove il vettore è presente, la ricomparsa in territori precedentemente indenni richiama l’attenzione sulla necessità di rafforzare sorveglianza e controllo.

Le organizzazioni sanitarie invitano a intensificare la sorveglianza epidemiologica e di laboratorio e a consolidare le strategie integrate di controllo dei vettori.

Tecnologie innovative nel controllo dei vettori

A questo proposito, nel quadro delle strategie di prevenzione, si affacciano anche soluzioni tecnologiche. Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine ha mostrato che il rilascio di zanzare maschio infettate con il batterio Wolbachia pipientis, incapaci di riprodursi con le femmine sane, ha ridotto di oltre il 70% i casi di dengue nelle aree trattate di Singapore.

L’approccio non sostituisce le misure tradizionali di controllo e la vaccinazione, ma si propone come integrazione nelle politiche di contrasto alle malattie trasmesse da vettori.

Clima, vettori e politiche sanitarie integrate

L’espansione geografica di infezioni come chikungunya e dengue si inserisce in un contesto di urbanizzazione crescente, modifiche ambientali e aumento delle temperature medie. Il legame tra clima e salute non è più solo oggetto di ricerca accademica, ma tema di programmazione sanitaria e di formazione.

La prevenzione richiede interventi multilivello: educazione, sorveglianza epidemiologica, infrastrutture sanitarie adeguate e innovazione nel controllo dei vettori. In questo quadro, la formazione dei docenti rappresenta uno degli strumenti per consolidare una cultura della salute pubblica capace di leggere in modo integrato ambiente, biodiversità e rischio infettivo.

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