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Cyberbullismo e salute mentale, Iss e Ministero: il digitale come nuova determinante di salute

Salute Redazione DottNet | 06/02/2026 18:08

Bellantone: “Servono strategie strutturate”. Nardini: “Fragilità in aumento”. Quintavalle: “Intervenire prima che il disagio diventi irreversibile”.

L’ecosistema digitale non è più un semplice contesto di vita, ma è un vero e proprio ambiente. E, come tale, è in grado di determinare salute fisica e mentale, soprattutto in età evolutiva. È questo il messaggio che emerso dall’incontro promosso dall’Istituto Superiore di Sanità dedicato alla prevenzione del cyberbullismo e alla promozione della salute digitale, che ha riunito istituzioni sanitarie, Ministero della Salute e servizi territoriali.

Il digitale come determinante di salute

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"Parlare oggi di salute digitale significa riconoscere che l’ambiente digitale è diventato a tutti gli effetti una determinante di salute, soprattutto in età evolutiva". Lo ha affermato Rocco Bellantone, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, rilevando come l’utilizzo del digitale sia spesso "precoce, eccessivo o non adeguatamente accompagnato".

Le evidenze scientifiche - ha affermato Bellantone - mostrano che un utilizzo disfunzionale della rete può essere associato a difficoltà emotive e relazionali, comportamenti a rischio online e fenomeni complessi come il cyberbullismo, con ricadute rilevanti sul benessere psicologico e sociale dei minori. "Questi fenomeni non possono essere affrontati con interventi frammentari o emergenziali", ha spiegato, "ma richiedono strategie di prevenzione strutturate, integrate e basate sulle prove di efficacia".

Fragilità psicologiche in aumento tra i giovani

Il quadro delineato dall’Iss trova conferma nei dati richiamati dal Ministero della Salute. "Negli ultimi dieci anni si è osservato un forte aumento delle fragilità emotive e psicologiche nei minori", ha ricordato Alessio Nardini, direttore generale dei Corretti stili di vita e dei rapporti con l’ecosistema del Ministero della Salute, citando manifestazioni sempre più precoci che vanno dall’ansia e dalla depressione fino all’autolesionismo, al cyberbullismo e ai tentativi di suicidio.

Secondo Nardini, questi fenomeni sono spesso associati a un uso problematico del digitale e al consumo di sostanze, e rendono necessaria "una risposta coordinata di tutte le istituzioni". In questo contesto si inseriscono anche le dipendenze comportamentali, come la Social Media Addiction nella popolazione tra gli 11 e i 17 anni, emersa dallo studio del Centro nazionale dipendenze dell’Iss. "Pur non essendo ancora inserita nei manuali diagnostici", ha spiegato, "presenta caratteristiche simili ad altre dipendenze riconosciute".

Crescente attenzione riguarda anche l’Internet Gaming Disorder, già incluso nella classificazione internazionale delle malattie, soprattutto dopo l’introduzione del denaro come fattore aggravante.

Prevenzione precoce e reti territoriali

Dal livello nazionale a quello territoriale, il messaggio resta lo stesso: senza prevenzione precoce il rischio è l’irreversibilità del disagio. "La prevenzione è l’unica strada per contrastare in modo efficace cyberbullismo, disagio mentale e fragilità emotive nei giovani", ha sottolineato Giuseppe Quintavalle, direttore generale della ASL Roma 1.

Quintavalle ha ricordato le iniziative avviate dalla Asl Roma 1 in collaborazione con scuole, forze dell’ordine e istituzioni, orientate a sensibilizzare i ragazzi sui rischi dell’uso delle piattaforme digitali. "Il digitale rappresenta un’evoluzione della società, ma ha dei limiti", ha spiegato. "Una fragilità può trasformarsi in un’arma capace di ferire profondamente, perché oggi il giudizio è amplificato dalla rete".

Centrale, secondo il direttore generale, è l’alleanza con il mondo della scuola. "Segnalare un problema è il primo passo verso la prevenzione e la guarigione", ha affermato, ricordando che il lavoro deve riguardare non solo la tutela delle vittime, ma anche la comprensione delle dinamiche che portano ai comportamenti di bullismo.

Dalla sperimentazione alla strategia nazionale

Le iniziative citate, come il progetto Educatamente 2.0 finanziato con fondi Ccm e i programmi di promozione dei corretti stili di vita, si inseriscono in un quadro più ampio segnato dalla recente pubblicazione del Piano nazionale di azione sulla salute mentale, atteso da oltre tredici anni e finanziato con circa 250 milioni di euro per il prossimo triennio.

"È un segnale importante", ha osservato Nardini, "pur nella consapevolezza che resti ancora molto da fare in un ambito complesso e in continua evoluzione". Una complessità che, come ha ricordato Bellantone, può essere affrontata solo "attraverso una rete solida e coordinata" capace di integrare sanità, scuola, istituzioni e territorio, riconoscendo definitivamente il digitale come parte integrante delle politiche di salute pubblica.

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