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Artrite reumatoide e obesità: fino al 50% dei pazienti è in eccesso ponderale. La gestione del peso entra nella strategia terapeutica

Obesità Redazione DottNet | 02/03/2026 12:37

In occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità, la Società Italiana di Reumatologia richiama l’attenzione sul ruolo metabolico del tessuto adiposo nelle malattie infiammatorie croniche.

Non si tratta soltanto di sovraccarico meccanico sulle articolazioni. Nelle patologie reumatologiche, l’eccesso di peso può incidere direttamente sull’attività infiammatoria e sulla risposta ai trattamenti. È il messaggio lanciato dalla Società Italiana di Reumatologia (SIR) in occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità 2026.

Secondo i dati richiamati dalla società scientifica, fino al 50% delle persone con artrite reumatoide presenta sovrappeso o obesità; la percentuale sale al 60% nei pazienti con artrite psoriasica. Numeri che, secondo gli specialisti, impongono una revisione dell’approccio terapeutico tradizionale.

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Il tessuto adiposo come organo “attivo”

“Il peso corporeo è una variabile clinica che può interagire con l’andamento delle malattie reumatologiche”, sottolinea Andrea Doria, presidente SIR. L’eccesso di tessuto adiposo, spiegano gli esperti, non rappresenta solo un carico aggiuntivo per articolazioni già compromesse, ma costituisce un vero e proprio organo metabolicamente attivo, capace di produrre mediatori pro-infiammatori.

In patologie in cui l’infiammazione sistemica è il fulcro del danno articolare, la presenza di obesità può contribuire ad alimentare il processo patologico e, in alcuni casi, a ridurre l’efficacia delle terapie farmacologiche.

BMI elevato e risposta ai trattamenti

Anche Roberto Felice Caporali, presidente eletto SIR, evidenzia come un indice di massa corporea (BMI) elevato sia spesso associato a una maggiore severità clinica e a una risposta meno ottimale ai farmaci.

L’obesità è già riconosciuta come fattore di rischio per l’artrosi ed è coinvolta nei meccanismi patogenetici dell’artrite psoriasica; nell’artrite reumatoide rappresenta invece un elemento che può complicarne la gestione. Accanto all’effetto meccanico, emerge infatti l’impatto immunologico del tessuto adiposo, che interagisce con il sistema immunitario contribuendo al mantenimento dello stato infiammatorio cronico.

Approccio “bimodale”: farmaci e stile di vita

Alla luce di queste evidenze, la gestione del paziente reumatologico con obesità dovrebbe articolarsi su due direttrici parallele:

  • controllo farmacologico dell’infiammazione;
  • intervento strutturato sul peso corporeo.

Modifiche dello stile di vita – alimentazione equilibrata e attività fisica adeguata – possono migliorare la risposta terapeutica e ridurre il burden infiammatorio complessivo. Per la SIR, il calo ponderale non deve più essere considerato un obiettivo secondario, ma parte integrante del piano di cura.

Nuovi farmaci antiobesità: ipotesi di beneficio immunologico

Un ulteriore ambito di interesse riguarda i farmaci di nuova generazione per l’obesità. Le prime evidenze suggeriscono che, oltre alla riduzione del peso, possano contribuire a un migliore controllo dell’attività di malattia quando associati alle terapie biologiche per le forme infiammatorie croniche.

Si tratta, tuttavia, di dati preliminari. Saranno necessari studi più ampi, controllati e con follow-up prolungati per chiarire se l’eventuale beneficio sia legato esclusivamente al dimagrimento o anche a un’azione diretta su specifici meccanismi immunitari coinvolti nelle malattie reumatologiche.

Per ora, ribadiscono gli specialisti, la priorità resta il controllo dell’infiammazione con i trattamenti consolidati e l’integrazione sistematica di interventi mirati alla riduzione del peso.

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