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Obesità, senza continuità il peso torna: la sfida è costruire strategie sostenibili nel tempo

Obesità Redazione DottNet | 02/03/2026 10:22

21 studi confermano che 1 persona su 2 interrompe il trattamento nel primo anno. Evidenze sui GLP-1 mostrano recupero ponderale dopo la sospensione. In Italia resta il tema della rimborsabilità e della sostenibilità delle cure.

Nella gestione dell’obesità il punto critico non consiste nell’iniziare un percorso terapeutico, ma nel riuscire a mantenerlo nel tempo. Una revisione pubblicata su Obesity Reviews, ha infatti analizzato 21 studi sull’aderenza nei programmi di gestione del peso, evidenziando come circa una persona su due interrompa il trattamento entro il primo anno.

In una patologia cronica, la continuità è una discriminante ineludibile del risultato clinico, del suo successo e in termini di prevenzione delle comorbidità associate alla malattia in questione.

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Dopo la sospensione il peso tende a tornare

Il tema dell’interruzione assume un rilievo ancora maggiore anche alla luce dei dati sul recupero ponderale dopo la sospensione delle terapie farmacologiche.

Una revisione pubblicata sul BMJ ha evidenziato che, dopo l’interruzione dei farmaci per la perdita di peso, includendo gli agonisti del recettore GLP-1, il peso tende progressivamente a risalire, con un recupero medio stimato intorno a circa 0,4 kg al mese in assenza di una strategia di mantenimento strutturata. In molti casi, nel giro di uno-due anni si osserva un ritorno verso i valori ponderali pre-trattamento, insieme alla perdita dei benefici cardiometabolici acquisiti.

Questi dati rafforzano un punto clinicamente dirimente: l’obesità è una condizione cronica e recidivante, che richiede una pianificazione di lungo periodo e non interventi temporanei.

Il nodo italiano: terapie efficaci ma a carico del paziente

Negli ultimi anni gli agonisti del recettore GLP-1 hanno modificato profondamente lo scenario terapeutico, offrendo risultati significativi sia in termini di perdita di peso, sia per ciò che riguarda il miglioramento metabolico complessivo. In Italia, tuttavia, la rimborsabilità da parte del Servizio sanitario nazionale è attualmente legata principalmente alla presenza di diabete, mentre l’utilizzo per la sola obesità resta nella maggior parte dei casi a carico del paziente.

Questo significa che molti percorsi terapeutici comportano una spesa mensile rilevante, con un impatto diretto sulla continuità del trattamento e sull’equità di accesso.

In un contesto in cui, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, il 43% degli adulti italiani è in eccesso ponderale e oltre il 10% presenta obesità, la sostenibilità economica diventa parte integrante della strategia clinica.

Strategie integrate e opzioni non sistemiche

La gestione dell’obesità richiede quindi un approccio integrato: intervento nutrizionale, attività fisica, supporto comportamentale, terapia farmacologica quando indicata e, in alcuni casi, dispositivi medici.

Tra le opzioni disponibili vi sono anche dispositivi non sistemici a base di idrogel superassorbenti, che agiscono con un meccanismo fisico a livello gastrointestinale. Assunti prima dei pasti, si espandono simulando l’effetto volumetrico delle fibre alimentari e favorendo una sazietà precoce. Non interferiscono con i meccanismi ormonali o metabolici e vengono eliminati senza assorbimento sistemico.

Secondo Mikiko Watanabe, endocrinologa e docente alla Sapienza Università di Roma, "nelle malattie croniche non esiste una soluzione unica. È necessario poter modulare l’intensità dell’intervento nel tempo, adattandolo alla persona e alla fase clinica. La continuità è ciò che trasforma un risultato iniziale in un beneficio duraturo".

In quest’ottica, la disponibilità di strumenti differenziati può contribuire a costruire percorsi più sostenibili, anche sul piano economico, riducendo il rischio di interruzione precoce e di recupero ponderale.

Dalla performance alla gestione strutturata

La Giornata Mondiale contro l’Obesità del 4 marzo riporta quindi al centro non solo la dimensione epidemiologica della patologia, ma anche la qualità dei percorsi di cura.

Ridurre il problema a una questione di volontà individuale significa ignorarne la natura biologica e multifattoriale. Il punto non è la perdita rapida di peso, ma la capacità di mantenerla nel tempo, in un sistema che sappia coniugare efficacia clinica, sostenibilità economica ed equità di accesso.

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