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Malattia renale cronica: associazioni e società scientifiche chiedono accesso uniforme alla dieta ipoproteica

Nefrologia Redazione DottNet | 10/03/2026 18:18

In occasione della Giornata Mondiale del Rene, organizzazioni di pazienti e professionisti sanitari chiedono che la terapia dietetico-nutrizionale sia garantita in modo equo su tutto il territorio nazionale.

Garantire un accesso equo alla terapia dietetico-nutrizionale ipoproteica per le persone con malattia renale cronica. È questo l’appello lanciato in occasione della Giornata Mondiale del Rene da associazioni di pazienti e società scientifiche, che chiedono alle istituzioni di superare le attuali disuguaglianze regionali nella copertura degli alimenti aproteici necessari alla dieta.

Secondo i promotori dell’iniziativa, negli stadi avanzati della patologia un regime alimentare con ridotto apporto di proteine può contribuire a limitare la tossicità legata all’insufficienza renale e a ritardare il ricorso alla dialisi.

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Accesso disomogeneo alla terapia dietetica

L’appello arriva da un tavolo di lavoro multidisciplinare che riunisce il Forum Nazionale delle Associazioni di Nefropatici, Trapiantati d’Organo e di Volontariato, l’Associazione Malati di Reni, la Fondazione Italiana del Rene, l’Associazione Scientifica Alimentazione Nutrizione e Dietetica e la Federazione Ordini Farmacisti Italiani.

Le organizzazioni sottolineano come la possibilità di seguire correttamente la dieta ipoproteica dipenda anche dalla disponibilità di alimenti aproteici, che consentono di mantenere un’alimentazione equilibrata riducendo l’apporto proteico.

Attualmente, tuttavia, solo Lombardia e Basilicata rimborsano il quantitativo mensile di prodotti necessario – circa 12 chilogrammi – per seguire la terapia dietetica in modo adeguato. In molte altre regioni i tetti di spesa consentono l’acquisto di poco più di 5 chilogrammi di prodotti, costringendo i pazienti a sostenere una parte dei costi o a ridurre la quantità prescritta.

Un tema sanitario e sociale

Secondo Massimo Morosetti, presidente della Fondazione Italiana del Rene, la malattia renale cronica coinvolge oltre quattro milioni di persone in Italia e ha un impatto significativo anche sotto il profilo sociale ed economico, soprattutto per la frequente associazione con patologie come il diabete e le malattie cardiovascolari.

Negli stadi avanzati della malattia, spiegano gli esperti, la dieta ipoproteica rappresenta una vera e propria terapia, spesso associata ai trattamenti farmacologici, in grado di migliorare l’equilibrio metabolico e ritardare l’inizio della dialisi.

Il nodo dei costi

Oggi circa 20.000 pazienti in Italia seguono questo tipo di terapia nutrizionale. Il costo complessivo stimato è di circa 32 milioni di euro l’anno, di cui oltre 8 milioni restano a carico diretto dei cittadini.

Secondo Leonardo Loche, presidente del Forum Nazionale delle Associazioni di Nefropatici, Trapiantati d’Organo e di Volontariato e dell’Associazione Malati di Reni, è necessario superare i tetti di spesa prefissati e adottare modelli di rimborsabilità basati sui quantitativi realmente prescritti nel piano terapeutico.

Il ruolo del team multidisciplinare

La gestione della dieta ipoproteica richiede un approccio personalizzato e multidisciplinare. Come sottolinea Ersilia Troiano, presidente dell’Associazione Scientifica Alimentazione Nutrizione e Dietetica, il dietista svolge un ruolo centrale nell’accompagnare il paziente nella gestione quotidiana del regime alimentare e nel favorire l’aderenza alla terapia.

Anche la rete territoriale delle farmacie può contribuire a migliorare l’accesso ai prodotti dietetici. Secondo Andrea Mandelli, presidente della Federazione Ordini Farmacisti Italiani, il coinvolgimento dei farmacisti, in collaborazione con medici di medicina generale, nefrologi e dietisti, può rafforzare un modello di presa in carico più integrato dei pazienti cronici.

Le associazioni chiedono quindi che la terapia dietetico-nutrizionale ipoproteica sia riconosciuta pienamente come parte integrante del percorso di cura, garantendo a tutti i pazienti l’accesso alle stesse opportunità terapeutiche indipendentemente dalla regione di residenza.

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