
In occasione della Giornata Mondiale del Rene appello per garantire su tutto il territorio la terapia nutrizionale che può ritardare la dialisi.
Garantire su tutto il territorio nazionale l’accesso alla terapia dietetico-nutrizionale ipoproteica per i pazienti con malattia renale cronica. È questo, in sintesi, l’appello lanciato dalle associazioni dei pazienti e dalle società scientifiche in vista della Giornata Mondiale del Rene, che si celebra il 12 marzo.
Secondo il FORUM Nazionale delle Associazioni di Nefropatici, Trapiantati d’Organo e di Volontariato, insieme all’Associazione Malati di Reni, alla Fondazione Italiana del Rene (FIR), all’Associazione Scientifica Alimentazione Nutrizione e Dietetica (ASAND) e alla Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI), l’accesso a questa terapia non è oggi garantito in modo uniforme nel Paese.
Negli stadi avanzati della malattia renale cronica, la dieta ipoproteica rappresenta infatti una componente rilevante del percorso di cura, perché consente di ridurre i sintomi dell’insufficienza renale e di ritardare la necessità di dialisi.
Differenze tra le Regioni
Per seguire correttamente il regime alimentare sono necessari circa dodici chilogrammi al mese di alimenti aproteici. Tuttavia, nella maggior parte delle Regioni i tetti di spesa previsti per il rimborso consentono ai pazienti di acquistare poco più di cinque chilogrammi di prodotti.
Attualmente solo Lombardia e Basilicata garantiscono il rimborso dell’intero quantitativo necessario alla terapia.
La conseguenza è che molti pazienti devono sostenere una parte della spesa di tasca propria oppure rinunciare a una parte della terapia dietetica.
Secondo le stime delle associazioni, per assicurare la terapia nutrizionale ai circa 20.000 pazienti italiani che oggi ne hanno bisogno servirebbero complessivamente circa 32 milioni di euro l’anno, di cui oltre 8 milioni restano ancora a carico diretto dei cittadini.
Il peso della malattia renale cronica
"La Giornata Mondiale del Rene richiama l’attenzione delle Istituzioni nazionali e regionali sulle necessità delle persone con malattia renale cronica", afferma il senatore Ignazio Zullo, che nei mesi scorsi ha promosso in Senato la presentazione del Manifesto per il diritto alla terapia dietetico-nutrizionale ipoproteica.
"Garantire un accesso omogeneo alle cure su tutto il territorio nazionale significa includere pienamente anche questa terapia, che costituisce un elemento rilevante nel percorso assistenziale di questi pazienti".
In Italia la malattia renale cronica riguarda oltre quattro milioni di persone e ha un impatto significativo anche dal punto di vista sociale ed economico.
"Negli stadi avanzati della malattia, la dieta ipoproteica rappresenta una vera e propria terapia, spesso affiancata al trattamento farmacologico", spiega Massimo Morosetti, presidente della Fondazione Italiana del Rene. "Può mantenere l’organismo in condizioni ottimali e ritardare l’ingresso in dialisi".
Il ruolo della rete territoriale
Secondo le associazioni, uno degli strumenti per facilitare l’accesso alla terapia è rappresentato dal rafforzamento della rete territoriale.
"Chiediamo di valorizzare il canale distributivo della farmacia aperta al pubblico e di adottare un modello di rimborsabilità basato sui quantitativi realmente necessari e non su tetti economici prefissati", afferma Leonardo Loche, presidente del Forum Nazionale delle Associazioni di Nefropatici.
La gestione della terapia dietetica richiede inoltre un approccio multidisciplinare.
"La dieta ipoproteica si basa su un apporto controllato di proteine ed è personalizzata in base alle condizioni cliniche del paziente", spiega Ersilia Troiano, presidente ASAND. "Il dietista svolge un ruolo determinante nel supportare il paziente nella gestione quotidiana della dieta e nel migliorare l’aderenza al trattamento".
L’impatto sulla vita dei pazienti
Per chi vive con una malattia renale cronica, la dieta ipoproteica rappresenta una parte integrante della vita quotidiana.
"È una terapia che scandisce ogni giornata, dalla spesa alla preparazione dei pasti", racconta Cristina Paraskevas dell’Associazione Malati di Reni. "Nella maggior parte delle Regioni i tetti di spesa non coprono il reale fabbisogno e molti pazienti devono mettere mano al portafoglio, fino a 50 euro al mese".
Secondo Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, il coinvolgimento della rete delle farmacie può contribuire a migliorare l’accesso alla terapia.
"La presenza capillare dei farmacisti sul territorio favorisce accesso, continuità terapeutica e supporto ai pazienti cronici", sottolinea Mandelli.
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