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Chirurgia dei trapianti, sequenza record al San Camillo di Roma

Nefrologia Lucia Oggianu | 04/05/2026 09:34

Rene e pancreas insieme: tre interventi ravvicinati in meno di una settimana

Un risultato raro per intensità e complessità, che testimonia la capacità di gestione di percorsi clinici tra i più delicati della medicina moderna. In cinque giorni, il San Camillo-Forlanini di Roma ha portato a termine tre trapianti combinati rene-pancreas, offrendo a pazienti fragili una concreta possibilità di rinascita.

Una maratona di chirurgia

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Dal 16 al 20 aprile, l’Azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini ha portato a termine tre trapianti combinati rene-pancreas, un evento raro per tempistiche e difficoltà tecnica. A guidare il percorso è stato il professor Giuseppe Maria Ettorre, direttore del Dipartimento Interaziendale Trapianti, mentre gli interventi sono stati eseguiti dalla dottoressa Concetta Carriero insieme all’équipe dedicata. I pazienti, due donne e un uomo, si sono aggiunti ai casi già trattati dall’inizio dell’anno, portando a cinque il numero dei trapianti combinati effettuati nel 2026. 

Un’opzione terapeutica decisiva per i pazienti fragili

Il trapianto combinato di rene e pancreas rappresenta una risposta terapeutica per persone con diabete di tipo 1 e insufficienza renale avanzata. L’intervento consente non solo di abbandonare la dialisi, ma anche di ristabilire un equilibrio glicemico stabile, eliminando la dipendenza dall’insulina. Un’opportunità ancora limitata: in Italia sono solo sette i centri che effettuano questa procedura e nel Lazio l’unico polo attivo è proprio il San Camillo-Forlanini. 

Numeri in crescita e organizzazione strutturata

"Questo risultato si inserisce in un programma trapiantologico di elevato livello e i numeri del nostro dipartimento lo dimostrano – sottolinea Ettorre –. Abbiamo già eseguito, dall’inizio dell’anno, 45 trapianti di fegato e 23 trapianti di rene e 5 combinati rene-pancreas". Un’attività che evidenzia la solidità dell’organizzazione e la continuità operativa anche nei percorsi più delicati, come quello del pancreas. "Risultati come questi sono possibili solo grazie a un lavoro di squadra strutturato – aggiunge, evidenziando l’integrazione tra competenze chirurgiche, anestesiologiche e infermieristiche.

La complessità del trapianto pancreas-rene

La difficoltà di questi interventi è legata sia alla fragilità dei pazienti sia alla tecnica chirurgica richiesta. "Il pancreas è un organo molto delicato, i rischi di complicanze sono elevati", spiega la dott.ssa Concetta Carriero. La procedura coinvolge diverse fasi critiche, dal prelievo alla preparazione degli organi fino al trapianto, con ricostruzione vascolare. Il percorso dei pazienti inizia con una selezione rigorosa e prosegue con un monitoraggio costante da parte di un team multidisciplinare. 

Il valore del lavoro di squadra

Alla riuscita della "maratona" hanno contribuito diverse unità operative: dalla nefrologia alla diabetologia, fino all’anestesia e rianimazione. Un sistema integrato che coordina ogni fase del percorso, dalla valutazione fino alla sala operatoria. "Un grazie particolare va all’équipe di rene-pancreas e al team fegato", conclude Ettorre, sottolineando anche il ruolo cruciale del coordinamento delle procedure di prelievo e rigenerazione degli organi. 

Il ruolo determinante della donazione

Dietro ogni trapianto, resta fondamentale il gesto della donazione. Il successo di questi interventi è stato possibile anche grazie alle famiglie dei donatori, il cui contributo rende possibile offrire una nuova prospettiva di vita ai pazienti. Un elemento che, insieme all’evoluzione clinica e organizzativa, continua a essere centrale per lo sviluppo della rete trapiantologica italiana.

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