
Il disagio psichico tra giovani e giovanissimi emerge sempre più spesso nei servizi sanitari, ma il quadro complessivo della salute mentale in Italia presenta alcune peculiarità rispetto al resto d’Europa. Da una parte cresce l’autolesionismo tra gli adolescenti, dall’altra il tasso di suicidi nel nostro Paese resta significativamente più basso rispetto alla media europea.
Autolesionismo raddoppiato in vent’anni
Secondo uno studio pubblicato su JAMA Pediatrics e condotto dall’Università di Toronto insieme al The Hospital for Sick Children, le visite mediche legate a episodi di autolesionismo tra bambini e giovani sono aumentate mediamente del 3,5% l’anno dal 2000 al 2024.
Si tratta di una crescita costante che, nel giro di poco più di vent’anni, ha portato al raddoppio delle visite per autolesionismo, passate da circa 10 casi ogni 10.000 abitanti nel 2000 a oltre 20 negli ultimi anni. La meta-analisi ha esaminato 42 studi condotti in altrettanti Paesi, Italia compresa, coinvolgendo complessivamente oltre 234 milioni di bambini e giovani tra 0 e 24 anni.
Si stima che circa il 10% dei giovani abbia compiuto almeno una volta nella vita un gesto di autolesionismo, definito come l’atto deliberato di procurarsi un danno fisico con o senza intento suicidario. L’aumento risulta più marcato tra le ragazze (+3,6% annuo) rispetto ai ragazzi (+1,2%).
Tra i possibili fattori associati al fenomeno vengono indicati i cambiamenti nell’ambiente sociale e scolastico, la diffusione dei social media e del cyberbullismo, l’esposizione a contenuti online che possono incoraggiare comportamenti autolesivi, oltre agli effetti del tempo trascorso davanti agli schermi sul sonno e sulla socializzazione.
In Italia suicidi sotto la media europea
Parallelamente, i dati più recenti di Eurostat mostrano che il tasso di suicidi in Italia resta significativamente più basso rispetto alla media dell’Unione europea. Nel 2023 il tasso europeo è stato pari a 10,37 suicidi ogni 100.000 abitanti, mentre in Italia si è fermato a 5,78, con 3.408 suicidi registrati nell’anno, pari a circa nove casi al giorno.
In diversi Paesi europei il tasso risulta molto più elevato: 13,00 in Francia, 11,38 in Germania, mentre nei Paesi nordici raggiunge livelli ancora più alti, con Norvegia a 13,86, Finlandia a 13,47 e Svezia a 12,93.
Secondo Massimo Cozza, psichiatra e direttore del Dipartimento di salute mentale della ASL Roma 2, il suicidio è "un fenomeno complesso e multifattoriale, legato all’unicità di ciascuna persona". La letteratura scientifica ha individuato oltre cinquanta fattori di rischio, tra cui isolamento sociale, eventi stressanti e condizioni di fragilità personale. I disturbi psichiatrici rappresentano uno dei possibili fattori, ma non necessariamente il più frequente: secondo un’analisi dell’ISTAT, solo nel 15,1% dei certificati di morte per suicidio compare la menzione di una malattia mentale.
Il tasso relativamente più basso registrato in Italia potrebbe essere legato, osserva Cozza, alla presenza di reti familiari e sociali ancora relativamente solide, alla diffusione dei servizi pubblici di salute mentale e alla presenza di reti di volontariato e supporto sociale sul territorio.
A incidere potrebbero essere anche fattori culturali e ambientali, come un minore individualismo sociale, una maggiore esposizione alla luce solare e la tradizione culturale e religiosa che storicamente condanna gli atti suicidari.




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