
Il Rapporto Caritas "Povertà e salute mentale. Relazione circolare e diritti negati", presentato a Roma in occasione della Giornata mondiale del malato, propone una lettura approfondita e causale del legame tra condizioni socio-economiche e disagio psichico. Si tratta di un documento da quale emerge come povertà e salute mentale si influenzino reciprocamente, in una dinamica circolare che attraversa l’intero arco di vita e che incide sull’accesso alle cure, nonché sulla qualità della presa in carico.
Povertà e salute mentale: una relazione circolare
Stando al rapporto, quindi, indigenza, precarietà lavorativa, disagio abitativo e solitudine rappresentano determinanti sociali che impattano direttamente e duramente sul benessere psicologico. La sofferenza mentale, a sua volta, è una causa di instabilità economica e partecipazione sociale, alimentando così un circuito che produce disuguaglianze e fragilità destinate a cronicizzare. Il volume integra dati epidemiologici, studi di sorveglianza e contributi qualitativi raccolti attraverso il confronto con operatori, volontari e familiari.
I dati epidemiologici: prevalenze e divari
Le stime riportate indicano che la prevalenza di almeno un disturbo mentale nel corso della vita varia tra il 18,6% e il 28,5%, mentre negli ultimi dodici mesi oscilla tra il 7,3% e il 15,6%. La depressione maggiore interessa fino al 17% della popolazione nell’arco della vita; i disturbi d’ansia raggiungono l’11–17%. I disturbi psicotici presentano una prevalenza stabile pari a 3–6 casi ogni 1.000 abitanti. In modo trasversale emerge un marcato divario di genere, con maggiore incidenza di ansia e depressione tra le donne.
Adolescenti e giovani: il segmento più esposto
Le indagini di sorveglianza confermano anche un peggioramento nelle fasce più giovani. L’Indice di salute mentale Istat si attesta nel 2024 a 68,4 su 100, valore stabile nel medio periodo ma con differenze significative per età e genere. La fascia 14–19 anni registra il calo più marcato rispetto al 2016, con una riduzione più accentuata tra le ragazze. La pandemia viene indicata come fattore accelerante di fragilità preesistenti, soprattutto tra giovani e donne.
Servizi territoriali e cambiamenti nell’assistenza
Tra il 2019 e il 2023 gli utenti adulti dei servizi psichiatrici sono passati da 826.000 a 854.000. Nello stesso periodo sono aumentate del 20% le richieste di aiuto da parte di cittadini stranieri residenti. Eppure si registra una diminuzione di circa 60.000 persone seguite dai Centri di Salute Mentale rispetto ai livelli pre-pandemia. Il Rapporto segnala quindi uno spostamento dell’assistenza dalle strutture territoriali verso servizi specialistici e privato accreditato, evidenziando un cambiamento strutturale nelle modalità di risposta del sistema.
Le implicazioni per la medicina generale
Per i medici di medicina generale, il legame tra povertà e salute mentale richiama la necessità di integrare la valutazione clinica con l’attenzione ai determinanti sociali. Precarietà lavorativa, instabilità abitativa e isolamento sociale possono incidere su aderenza terapeutica, continuità di cura e accesso ai servizi.
Il rafforzamento dell’integrazione sociosanitaria e dei servizi di prossimità, indicato dal Rapporto Caritas come direzione di cambiamento, coinvolge direttamente la medicina del territorio. Che dovrà essere pronta a rispondere anche a questa domanda di salute, a patto di poter contare sulle risorse necessarie ai nuovi bisogni psicosociali.



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