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Ricerca oncologica, in Italia oltre 1.100 studi clinici attivi

Ricerca Redazione DottNet | 18/03/2026 11:35

Un working paper evidenzia il ruolo crescente delle tecnologie digitali per aumentare partecipazione e reclutamento dei pazienti nei trial.

In Italia sono attualmente 1.103 gli studi clinici attivi in oncologia ed emato-oncologia, un dato che conferma il posizionamento del Paese tra i più avanzati in Europa per qualità e volume della ricerca. È quanto emerge dal working paper “Protagonista della ricerca. Il paziente al centro dei trial in oncologia ed emato-oncologia”, realizzato da The European House – Ambrosetti (TEHA) con il contributo non condizionante di Amgen e presentato a Roma.

Un panorama in crescita ma disomogeneo

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Secondo i dati del Clinical Trials Information System (CTIS), oltre l’80% delle sperimentazioni riguarda i tumori solidi, in particolare quelli del polmone, della mammella, del colon-retto e della prostata. Le neoplasie ematologiche rappresentano invece circa il 19% degli studi.

La distribuzione territoriale resta tuttavia eterogenea: l’84% dei trial coinvolge almeno un centro attivo in Lombardia, mentre tra le regioni del Mezzogiorno spicca la Campania.

Nel 2025 sono stati avviati 184 nuovi studi oncologici, con il coinvolgimento complessivo di 6.657 pazienti.

Il ruolo delle aziende e le sfide del reclutamento

Il documento evidenzia che il 74% delle sperimentazioni è sostenuto dall’industria farmaceutica. Tra i trial no profit, il supporto arriva prevalentemente da strutture sanitarie e associazioni, mentre università e centri di ricerca coprono una quota più limitata.

Come sottolinea Rossana Bubbico di TEHA, una delle principali criticità riguarda la difficoltà nel reclutamento: molti centri non riescono a raggiungere gli obiettivi di arruolamento e una quota significativa di partecipanti abbandona lo studio prima della conclusione.

Per migliorare la partecipazione si punta su strumenti digitali come l’e-recruitment, i trial decentralizzati e l’uso dell’intelligenza artificiale, che possono semplificare i processi e ridurre gli oneri burocratici.

Verso una ricerca sempre più personalizzata

Secondo Paolo Marchetti, presidente della Fondazione per la Medicina Personalizzata, l’evoluzione verso terapie sempre più mirate richiede nuovi modelli di sperimentazione clinica, capaci di integrare dati biologici, esiti clinici e indicatori riportati direttamente dai pazienti.

In questa prospettiva, piattaforme prospettiche e adattative come BE-ROME potrebbero rappresentare una nuova infrastruttura per la produzione di evidenze scientifiche.

Il coinvolgimento dei pazienti

Per Elisabetta Iannelli, segretario della Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO), la partecipazione attiva dei malati deve diventare un elemento strutturale della ricerca, anche attraverso la raccolta sistematica dei Patient-Reported Outcome.

Un concetto condiviso anche da Ruggero De Maria, presidente di Alleanza Contro il Cancro, che sottolinea come le tecnologie digitali e il monitoraggio remoto possano contribuire a una rappresentazione più dinamica e multidimensionale della malattia, migliorando la qualità scientifica dei trial e l’efficacia delle cure.

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