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Virus respiratorio sinciziale, nuovo studio europeo testa strategie integrate per proteggere i neonati

Vaccini Redazione DottNet | 25/03/2026 15:45

Un progetto clinico internazionale confronterà vaccinazione materna e anticorpi monoclonali per individuare l’approccio più efficace nella prevenzione delle infezioni respiratorie nei primi mesi di vita.

Migliorare la protezione dei neonati dal virus respiratorio sinciziale (RSV), una delle principali cause di infezioni respiratorie nei primi anni di vita. È l’obiettivo dello studio clinico internazionale PIPELINE-RSV avviato dal City St George’s Vaccine Institute della City St George’s University of London.

Il virus respiratorio sinciziale è un patogeno molto diffuso che colpisce naso, gola e polmoni, con manifestazioni cliniche spesso simili a raffreddore, influenza o COVID-19. Nei lattanti, tuttavia, può determinare complicanze respiratorie significative, rendendo cruciale l’individuazione di strategie preventive efficaci.

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Il progetto, sponsorizzato dalla società biofarmaceutica Penta e finanziato dall’Unione Europea, analizzerà le opzioni oggi disponibili per ridurre il rischio di infezione nei primi mesi di vita. I ricercatori metteranno a confronto la vaccinazione materna in gravidanza e la somministrazione di anticorpi monoclonali ai neonati, valutando anche l’efficacia di un eventuale approccio combinato.

Lo studio sarà coordinato da Eva Galiza, che guiderà l’arruolamento di donne in gravidanza per monitorare la risposta immunitaria trasmessa al bambino attraverso la placenta. Parallelamente, verrà analizzato l’effetto protettivo della profilassi con anticorpi monoclonali somministrati ai piccoli intorno ai quattro mesi di età.

La ricerca coinvolgerà circa 1.500 partecipanti nel Regno Unito, in Svizzera, Belgio e Paesi Bassi, mentre un ulteriore studio parallelo previsto in Francia dovrebbe coinvolgere altre 1.000 donne.

Secondo gli esperti, i risultati attesi potrebbero fornire le evidenze più complete mai raccolte sulla prevenzione dell’RSV nei primi anni di vita. Comprendere quale strategia garantisca una protezione più duratura consentirà infatti di orientare le future raccomandazioni cliniche e le politiche vaccinali, con potenziali benefici per milioni di famiglie in Europa e nel mondo.

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