
Una dieta chetogenica potrebbe offrire un supporto nel trattamento della depressione resistente, ma con effetti contenuti e difficili da mantenere nel tempo. È quanto emerge da uno studio randomizzato pubblicato su JAMA Psychiatry, che ha valutato l’impatto di un regime alimentare ad alto contenuto di grassi e basso apporto di carboidrati su pazienti con depressione non responsiva ai trattamenti farmacologici.
Studio clinico su 88 pazienti: miglioramenti in entrambi i gruppi
La ricerca ha coinvolto 88 adulti nel Regno Unito con depressione resistente al trattamento, randomizzati a seguire per sei settimane:
Entrambi i gruppi hanno registrato un miglioramento significativo dei sintomi depressivi. Tuttavia, la riduzione del punteggio al questionario PHQ-9 è risultata leggermente superiore nel gruppo chetogenico:
La differenza tra i gruppi, pari a circa −2,2 punti, è risultata statisticamente marginale e di incerta rilevanza clinica.
Effetti modesti e non confermati sugli altri sintomi
Non sono emerse differenze significative tra i due gruppi per quanto riguarda:
Un lieve beneficio sull’ansia è stato osservato solo a 12 settimane.
Anche il tasso di remissione non ha mostrato differenze sostanziali: il 25% dei pazienti nel gruppo chetogenico ha raggiunto la remissione a 6 settimane, contro il 9% nel gruppo di controllo, ma senza significatività statistica.
Aderenza difficile: pochi continuano la dieta
Uno degli aspetti più critici emersi dallo studio riguarda la sostenibilità della dieta:
Le interviste qualitative hanno evidenziato difficoltà pratiche, tra cui:
Meccanismi ancora poco chiari
La dieta chetogenica induce uno stato di chetosi, in cui l’organismo utilizza i corpi chetonici al posto del glucosio come fonte energetica. Questo cambiamento metabolico potrebbe influenzare:
Tuttavia, nello studio non è stata trovata una correlazione diretta tra livelli di chetoni e miglioramento della depressione, lasciando aperti interrogativi sui reali meccanismi d’azione.
Un possibile ruolo come terapia aggiuntiva
Secondo gli autori, la dieta chetogenica potrebbe avere un ruolo come intervento complementare, ma non sostitutivo della terapia farmacologica. I benefici osservati risultano infatti:
Interessante, invece, il dato che suggerisce un effetto maggiore nei pazienti con depressione più severa.
Serve più ricerca
Gli autori sottolineano la necessità di ulteriori studi per:
In conclusione, la dieta chetogenica rappresenta una pista promettente ma ancora preliminare nella gestione della depressione resistente, dove resta fondamentale un approccio integrato e personalizzato.
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