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Depressione resistente, la dieta chetogenica mostra benefici limitati: i risultati di uno studio clinico

Psichiatria Annalucia Migliozzi | 02/04/2026 16:48

Una dieta chetogenica potrebbe offrire un supporto nel trattamento della depressione resistente, ma con effetti contenuti e difficili da mantenere nel tempo. È quanto emerge da uno studio randomizzato pubblicato su JAMA Psychiatry, che ha valutato l’impatto di un regime alimentare ad alto contenuto di grassi e basso apporto di carboidrati su pazienti con depressione non responsiva ai trattamenti farmacologici.

Studio clinico su 88 pazienti: miglioramenti in entrambi i gruppi

La ricerca ha coinvolto 88 adulti nel Regno Unito con depressione resistente al trattamento, randomizzati a seguire per sei settimane:

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  • una dieta chetogenica (KD) con meno di 30 g di carboidrati al giorno
  • una dieta di controllo “phyto”, basata su maggiore consumo di frutta, verdura e grassi insaturi

Entrambi i gruppi hanno registrato un miglioramento significativo dei sintomi depressivi. Tuttavia, la riduzione del punteggio al questionario PHQ-9 è risultata leggermente superiore nel gruppo chetogenico:

  • −10,5 punti nel gruppo KD
  • −8,3 punti nel gruppo controllo

La differenza tra i gruppi, pari a circa −2,2 punti, è risultata statisticamente marginale e di incerta rilevanza clinica.

Effetti modesti e non confermati sugli altri sintomi

Non sono emerse differenze significative tra i due gruppi per quanto riguarda:

  • ansia
  • anedonia
  • funzioni cognitive
  • qualità della vita

Un lieve beneficio sull’ansia è stato osservato solo a 12 settimane.

Anche il tasso di remissione non ha mostrato differenze sostanziali: il 25% dei pazienti nel gruppo chetogenico ha raggiunto la remissione a 6 settimane, contro il 9% nel gruppo di controllo, ma senza significatività statistica.

Aderenza difficile: pochi continuano la dieta

Uno degli aspetti più critici emersi dallo studio riguarda la sostenibilità della dieta:

  • durante il trial, l’aderenza è stata elevata grazie al supporto intensivo
  • dopo la fine del programma, solo il 20% dei partecipanti ha continuato la dieta almeno parzialmente

Le interviste qualitative hanno evidenziato difficoltà pratiche, tra cui:

  • pianificazione dei pasti
  • restrizioni sociali
  • complessità organizzativa

Meccanismi ancora poco chiari

La dieta chetogenica induce uno stato di chetosi, in cui l’organismo utilizza i corpi chetonici al posto del glucosio come fonte energetica. Questo cambiamento metabolico potrebbe influenzare:

  • neurotrasmettitori
  • infiammazione
  • asse intestino-cervello

Tuttavia, nello studio non è stata trovata una correlazione diretta tra livelli di chetoni e miglioramento della depressione, lasciando aperti interrogativi sui reali meccanismi d’azione.

Un possibile ruolo come terapia aggiuntiva

Secondo gli autori, la dieta chetogenica potrebbe avere un ruolo come intervento complementare, ma non sostitutivo della terapia farmacologica. I benefici osservati risultano infatti:

  • limitati nel breve periodo
  • non confermati su più dimensioni cliniche
  • difficili da mantenere senza supporto strutturato

Interessante, invece, il dato che suggerisce un effetto maggiore nei pazienti con depressione più severa.

Serve più ricerca

Gli autori sottolineano la necessità di ulteriori studi per:

  • chiarire l’efficacia a lungo termine
  • identificare i pazienti che potrebbero beneficiarne di più
  • sviluppare strategie per migliorare l’aderenza

In conclusione, la dieta chetogenica rappresenta una pista promettente ma ancora preliminare nella gestione della depressione resistente, dove resta fondamentale un approccio integrato e personalizzato.

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