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Antibiotici, 4 italiani su 10 con almeno una prescrizione: cala l’uso ma resta il problema dell’appropriatezza

Rapporto Aifa 2024: lieve riduzione dei consumi, ma Italia ancora sopra gli standard europei per uso di antibiotici ad ampio spettro. Persistono disuguaglianze territoriali e criticità negli ospedali
Aifa

Nel 2024 quasi quattro italiani su dieci hanno ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici. Un dato che, letto insieme agli altri indicatori, restituisce un quadro che definisce questo scenario: i consumi calano leggermente, ma restano elevati e, soprattutto, spesso non appropriati.

È quanto emerge dal Rapporto "L’uso degli antibiotici in Italia. Rapporto Nazionale 2024" pubblicato dall’Agenzia Italiana del Farmaco, che monitora consumi, spesa e criticità del sistema.

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Un sistema che riduce i consumi ma non cambia modello

Il consumo complessivo si attesta a 49,1 dosi giornaliere ogni 1000 abitanti, con una spesa superiore a 1,5 miliardi di euro. Rispetto al 2023 si registra una riduzione contenuta (-1,5%), dovuta in larga parte al calo di alcune classi specifiche come fluorochinoloni e cefalosporine di terza generazione.

Un segnale positivo, ma che in realtà non indica un vero cambio di paradigma. Il problema, infatti, non è solo quanto si prescrive, ma come si prescrive.

Italia ancora sbilanciata sugli antibiotici ad ampio spettro

Il dato più significativo riguarda proprio la qualità dell’uso. In Italia resta elevato il ricorso a molecole ad ampio spettro, con un rapporto tra antibiotici "broad spectrum" e quelli a spettro ristretto più alto rispetto alla maggior parte dei Paesi europei.

Questo significa che, anche a fronte di una riduzione dei volumi complessivi, il sistema continua a privilegiare terapie più "forti" e meno mirate, con un impatto diretto sullo sviluppo delle resistenze.

Non a caso, la quota di antibiotici di prima scelta (categoria Access) si ferma al 54,8%, al di sotto del target del 60% indicato dall’OMS e ancora più distante dall’obiettivo del 65% fissato a livello europeo entro il 2030.

Disparità territoriali: un problema strutturale

Il Rapporto conferma una variabilità geografica marcata, con consumi significativamente più elevati nel Sud rispetto al Centro e al Nord.

Il dato non è nuovo, ma resta rilevante perché segnala differenze persistenti nei modelli prescrittivi, nell’organizzazione dei servizi e nell’accesso alle cure.

Anche le dinamiche recenti sono disomogenee: mentre al Sud si registra una riduzione dei consumi, al Nord e al Centro si osservano lievi incrementi, segno di un sistema che fatica a muoversi in modo coordinato.

Le fasce estreme della popolazione restano le più esposte

L’uso degli antibiotici si concentra soprattutto nei bambini piccoli e negli anziani. Nei primi quattro anni di vita quasi un bambino su due riceve almeno una prescrizione nel corso dell’anno, mentre tra gli over 85 la quota supera il 50%. Nelle età intermedie si osserva invece una maggiore prevalenza tra le donne.

Un dato che riflette la maggiore vulnerabilità clinica, ma che richiama anche il rischio di un utilizzo non sempre selettivo nelle fasi più delicate della vita.

Ospedali: aumentano gli antibiotici di ultima linea

Il quadro si fa ancora più critico in ambito ospedaliero. Nessuno degli obiettivi previsti dal Piano nazionale di contrasto all’antimicrobico-resistenza (Pncar) è stato raggiunto, con l’eccezione della riduzione dei fluorochinoloni. Al contrario, si registra un incremento significativo dell’uso di carbapenemi, superiore al 50% tra il 2019 e il 2024.

La quota di antibiotici ad ampio spettro o di ultima linea supera il 50% del totale, ben oltre la media europea, ferma al 39,6%.

Un dato che segnala una pressione clinica elevata ma anche una difficoltà nel contenere l’uso delle terapie più critiche.

Il legame con la resistenza: un problema ancora aperto

Il Rapporto mette in relazione i consumi con i livelli di antibiotico-resistenza, evidenziando come interventi di antimicrobial stewardship possano ridurre in modo significativo il fenomeno, ma solo se applicati in modo continuativo.

Non si tratta quindi di singole misure, ma di un approccio sistemico che coinvolge territorio, ospedale, formazione e comportamenti prescrittivi.

Tra umano e veterinario: un approccio sempre più integrato

Come previsto dal Pncar 2022-2025, il Rapporto include anche il confronto tra uso umano e veterinario degli antibiotici, in una logica "One Health".

L’obiettivo è comprendere meglio i fattori che favoriscono la diffusione delle resistenze, superando una lettura limitata al solo ambito clinico e integrando le diverse componenti del sistema.

Aifa
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