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Melanoma, la vera barriera è ciò che indossiamo

In vista della Giornata nazionale del 2 maggio, la Fondazione Melanoma cambia prospettiva sulla prevenzione: prima ancora della crema, è il guardaroba a fare la differenza
Oncologia

Il sole non è solo sinonimo di benessere e vita all’aria aperta: è anche il principale fattore di rischio per il tumore cutaneo più aggressivo. Eppure, mentre spalmiamo con attenzione la crema solare, spesso dimentichiamo il primo e più semplice strumento di difesa: i vestiti. E in vista della Giornata dedicata, la Fondazione Melanoma prova a ribaltare una convinzione radicata, ricordando che la protezione non è solo questione di filtri, ma di comportamenti quotidiani.

L’abito come prima linea di difesa

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"Vestiti di Prevenzione" è un invito a ripensare le nostre abitudini sotto il sole. Con questa campagna, la Fondazione Melanoma accende i riflettori su un tema spesso sottovalutato dell’abbigliamento come primo dispositivo di protezione individuale. Il messaggio ribalta una convinzione diffusa. "I filtri solari non bastano", sottolinea Paolo Ascierto, professore ordinario di Oncologia all’Università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione. Le creme restano fondamentali, ma da sole non garantiscono una difesa adeguata.

Melanoma in crescita

Il contesto epidemiologico rende ancora più urgente cambiare approccio. In Italia, i casi di melanoma sono più che raddoppiati negli ultimi vent’anni, passando da circa 6.000 nel 2004 a 15.000 l’anno.

Un dato che trova una spiegazione precisa. "Quasi 9 casi su 10 sono legati all’eccessiva esposizione ai raggi UV", ricorda Ascierto, professore ordinario di Oncologia all’Università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma Onlus. E non si tratta solo di lunghe giornate estive: "I raggi UV possono essere dannosi da metà marzo a metà ottobre, anche con cielo nuvoloso o temperature miti". Un dettaglio che merita attenzione, soprattutto per chi tende a sottovalutare l’esposizione nelle mezze stagioni.

Dimmi come ti vesti e ti dirò dove rischi

C’è poi un dato meno evidente, ma significativo: il modo in cui ci vestiamo influisce in maniera diretta su dove si sviluppa il melanoma.

"Esiste una correlazione tra abitudini di abbigliamento e localizzazione del tumore", spiega Ascierto. I dati mostrano infatti differenze nette tra uomini e donne: negli uomini circa il 40% dei melanomi compare su dorso, torace e addome, mentre nelle donne oltre un terzo dei casi interessa le gambe. Una fotografia che riflette comportamenti quotidiani. "La tendenza maschile a stare a torso nudo e quella femminile a esporre gli arti inferiori spiegano queste variazioni", aggiunge l’oncologo.

Il falso mito della crema solare

A rendere il quadro ancora più complesso contribuisce quello che gli esperti definiscono il "paradosso della crema solare". Studi internazionali della McGill University, pubblicati su Cancers e su Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention (analisi su dati della UK Biobank), suggeriscono che l’uso dei filtri possa talvolta generare un falso senso di sicurezza.

"Non è una licenza di arrostirsi al sole", avverte Ascierto con una punta di ironia. Chi usa la crema spesso tende a esporsi più a lungo, applicandola in modo insufficiente o non rinnovandola. Il risultato? Una protezione solo apparente. "In alcuni casi, l’uso di creme è stato persino associato a un rischio più che raddoppiato di tumori cutanei", sottolinea, chiarendo però che il problema non è il prodotto in sé, ma l’uso scorretto e l’assenza di altre misure preventive.

Vestirsi bene per proteggersi meglio

Ecco allora che la prevenzione passa dall’armadio. La Fondazione Melanoma propone cinque regole semplici ma efficaci per costruire un guardaroba "anti-melanoma".

1. Coprire senza soffocare

Sì a camicie leggere a maniche lunghe e pantaloni in tessuti naturali. "Coprire la pelle permette di ridurre l’esposizione diretta senza rinunciare al comfort", spiegano gli esperti.

2. Scegliere i colori giusti

Non è solo una questione estetica. I colori scuri o vivaci proteggono meglio rispetto al bianco o ai toni pastello, perché assorbono i raggi UV impedendo loro di raggiungere la pelle.

3. Proteggere gli occhi

Occhiali da sole sì, ma con criterio. Modelli avvolgenti schermano anche le radiazioni laterali e proteggono una zona delicata spesso trascurata.

4. Il cappello che fa la differenza

Un cappello a tesa larga non è un accessorio da passerella, ma un alleato prezioso. Orecchie, nuca e cuoio capelluto ringraziano.

5. Cercare l’etichetta UPF

Come le creme hanno l’SPF, anche i tessuti possono indicare il livello di protezione. Un capo UPF 50+ blocca fino al 98% dei raggi UV.

Una nuova cultura della prevenzione

"La prevenzione non passa solo dalle creme, ma da una maggiore consapevolezza di come coprirsi", conclude Ascierto. Un cambio di sguardo: piccoli gesti quotidiani, scelte intelligenti, un pizzico di attenzione in più quando ci si espone al sole. Senza rinunce drastiche, ma con maggiore consapevolezza. Perché proteggere la pelle non è complicato, bisogna solo imparare a farlo, un abito alla volta.

Oncologia
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