
Oltre quarant’anni di dati sulle vaccinazioni
La ricerca, realizzata con il contributo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha utilizzato dati di OMS e UNICEF relativi a sette vaccinazioni o cicli vaccinali: difterite-tetano-pertosse, epatite B, Haemophilus influenzae di tipo b, pneumococco, poliomielite, morbillo e rosolia.
L’analisi restituisce innanzitutto il quadro dei progressi ottenuti in Europa nell’arco di oltre quattro decenni. Allo stesso tempo, evidenzia un cambiamento più recente: in 16 dei 27 Paesi UE sono state rilevate tendenze decrescenti per almeno quattro degli indicatori analizzati.
I cali più frequenti riguardano la vaccinazione contro Haemophilus influenzae di tipo b e quella antipoliomielitica, entrambe caratterizzate da un andamento negativo in 20 Paesi. Seguono l’epatite B, con una riduzione in 18 Stati, e la vaccinazione contro difterite, tetano e pertosse, in diminuzione in 17.
Molte delle inversioni individuate dagli autori si collocano tra il 2019 e il 2022, un periodo nel quale i sistemi sanitari hanno dovuto affrontare le conseguenze della pandemia e le difficoltà nell’erogazione ordinaria delle prestazioni vaccinali.
Lo studio, tuttavia, non consente di stabilire un rapporto causale diretto tra pandemia e diminuzione delle coperture. Tra i possibili elementi associati all’andamento osservato vengono considerati anche barriere nell’accesso ai servizi, disuguaglianze socioeconomiche, criticità nella comunicazione, disinformazione e riduzione della fiducia nei vaccini.
Il quadro europeo rimane inoltre eterogeneo. In numerosi Paesi le coperture nazionali continuano a superare il 90%, mentre Lussemburgo e Portogallo raggiungono almeno il 95% per tutti e sette gli indicatori esaminati.
Italia, un quadro relativamente più favorevole
L’Italia presenta, secondo l’analisi, una situazione relativamente più favorevole rispetto ad altri Paesi dell’Unione, con un andamento recente positivo per almeno metà delle vaccinazioni considerate.
Il dato nazionale non esclude tuttavia la presenza di differenze territoriali. Anche in presenza di livelli medi elevati, infatti, una riduzione progressiva delle coperture può determinare aree con una quota maggiore di persone non adeguatamente protette.
Per gli autori, il valore dell’analisi risiede anche nella possibilità di utilizzare serie storiche estese per individuare tempestivamente eventuali cambiamenti nelle coperture. Le medie nazionali, sottolineano, non sono sufficienti a descrivere completamente il fenomeno: è necessario considerare anche le differenze sociali e territoriali.
Il monitoraggio delle vaccinazioni diventa quindi uno strumento essenziale per riconoscere precocemente le aree di maggiore vulnerabilità e orientare interventi mirati. In questo quadro, il rafforzamento dei servizi territoriali e dei sistemi di sorveglianza si affianca alla necessità di una comunicazione scientifica accessibile e fondata sulle evidenze.
Lo studio italiano offre così una fotografia di lungo periodo delle immunizzazioni pediatriche nell’UE e segnala l’importanza di non considerare acquisiti i risultati raggiunti: mantenere elevate e omogenee le coperture rimane un elemento centrale delle strategie di prevenzione delle malattie infettive.




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