
I ricercatori hanno analizzato 64.761 adulti della UK Biobank nati tra il 1951 e il 1956, confrontando le coorti la cui prima parte della vita si era svolta durante il periodo di razionamento con quelle esposte successivamente a una maggiore disponibilità di zuccheri.
Il risultato indicato dallo studio è una riduzione, dipendente dall’intensità dell’esposizione, dell’incidenza in età adulta di alcuni tumori. In particolare, per le coorti esposte al razionamento durante i primi 1.000 giorni, gli hazard ratio riportati sono risultati pari a 0,31 per i tumori del fegato e delle vie biliari intraepatiche, 0,60 per quelli del retto, 0,59 per il polmone, 0,48 per la prostata e 0,64 per la mammella.
Il lavoro non si limita però a rilevare una differenza nell’incidenza oncologica, ma indaga anche come un’esposizione nutrizionale molto precoce possa riflettersi sulla salute a distanza di decenni.
Una delle vie individuate dagli autori è di tipo comportamentale. I partecipanti appartenenti alle coorti sottoposte al razionamento continuavano, circa 50 anni dopo, a consumare meno zuccheri, quantità inferiori di cibo e a seguire alimentazioni più sane e diversificate.
Secondo gli autori, il dato è compatibile con l’ipotesi che una breve finestra nutrizionale durante lo sviluppo possa contribuire a modellare preferenze alimentari persistenti. In altre parole, le abitudini consolidate precocemente potrebbero influenzare i comportamenti alimentari anche nell’età adulta.
Telomeri e invecchiamento biologico
Lo studio identifica anche un secondo possibile percorso, di natura biologica. Le persone appartenenti alle coorti esposte al razionamento presentavano telomeri leucocitari più lunghi, una caratteristica associata nel lavoro a un invecchiamento biologico più lento. Gli autori quantificano questa differenza in circa 2,2 anni in meno di invecchiamento biologico.
È stata inoltre osservata una minore presenza di Granzyme B, indicatore utilizzato nello studio in relazione all’attivazione immunitaria cronica.
I risultati suggeriscono quindi che l’alimentazione nelle prime fasi della vita possa contribuire a determinare traiettorie di salute che si estendono fino all’età adulta. La ricerca collega infatti la restrizione precoce degli zuccheri sia a modificazioni persistenti dei comportamenti alimentari sia a parametri biologici compatibili con un più lento processo di invecchiamento.
Per gli autori, le evidenze rafforzano l’importanza delle politiche nutrizionali rivolte ai primi anni di vita, indicando che la riduzione degli zuccheri aggiunti potrebbe avere implicazioni che vanno oltre il controllo del peso e della salute metabolica. Lo studio offre così una prospettiva sul ruolo della nutrizione precoce nella prevenzione a lungo termine, pur riferendosi alle specifiche condizioni del razionamento britannico analizzate nella ricerca.




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