
Conoscere pressione arteriosa, glicemia, colesterolo, indice di massa corporea e circonferenza della vita per individuare precocemente il rischio cardiometabolico e intervenire prima che compaiano malattia e complicanze. È il messaggio con cui parte oggi, in occasione della Giornata mondiale del cuore, la prima Settimana europea di screening.
L'iniziativa "Know your numbers – Conosci i tuoi valori" riunisce Società europea di cardiologia (ESC), Associazione europea per lo studio del diabete (EASD) e Associazione europea per lo studio dell'obesità (EASO), con il sostegno della Commissione europea.
L'obiettivo è affrontare in maniera integrata tre condizioni strettamente collegate: malattie cardiovascolari, diabete e obesità, spostando progressivamente l'intervento dalla gestione delle complicanze all'identificazione precoce dei fattori di rischio.
In Europa 1,7 milioni di morti cardiovascolari
I numeri spiegano la dimensione del problema. Le malattie cardiovascolari rappresentano circa un decesso su tre nell'Unione europea, con 1,7 milioni di morti registrate nel 2022 e circa 62 milioni di persone interessate. A queste si aggiungono 35,3 milioni di persone con diabete, mentre circa un adulto europeo su sei convive con l'obesità.
Le tre società scientifiche insistono soprattutto sull'interazione tra queste condizioni. Diabete e obesità costituiscono infatti importanti fattori di rischio cardiovascolare, insieme all'ipertensione e all'ipercolesterolemia. La prevenzione viene quindi proposta non più come una somma di interventi separati, ma come valutazione complessiva della salute cardiometabolica.
Cinque parametri per intercettare precocemente il rischio
La campagna europea concentra l'attenzione su indicatori facilmente misurabili: pressione arteriosa, glicemia, colesterolo, BMI e circonferenza addominale.
Il problema, sottolineano gli esperti, è che diverse condizioni cardiometaboliche possono rimanere a lungo silenti ed essere riconosciute soltanto alla comparsa dei sintomi o quando sono già presenti complicanze.
"Troppe persone convivono ancora con il diabete di tipo 2 senza saperlo, a volte fino a quando non si sono già sviluppate delle complicanze", sottolinea Francesco Giorgino, presidente dell'Associazione europea per lo studio del diabete. "Lo screening può aiutarci a identificare il rischio in anticipo e ad agire prima".
Anche per chi convive con diabete di tipo 1, ricorda Giorgino, il rischio cardiovascolare aumenta nel tempo e richiede quindi un'adeguata strategia preventiva.
Obesità, non basta il BMI
Un'attenzione specifica viene riservata all'obesità. Per il presidente dell'EASO Volkan Yumuk, deve essere considerata sia come malattia cronica sia per il suo rapporto con diabete di tipo 2 e patologie cardiovascolari. La valutazione, inoltre, non dovrebbe fermarsi al solo indice di massa corporea.
"Dobbiamo identificare e affrontare l'obesità in una fase più precoce", afferma Yumuk. "Ciò significa andare oltre il solo indice di massa corporea e garantire che screening, diagnosi e gestione dell'obesità basati su prove scientifiche siano integrati nei sistemi sanitari".
Da qui l'inclusione della circonferenza della vita tra i valori richiamati dalla campagna europea.
Dallo screening alla presa in carico
La Settimana europea si inserisce nel Safe Hearts Plan, con cui la Commissione punta a ridurre del 25% entro il 2035 le morti cardiovascolari premature, e accompagna la recente proposta di raccomandazione del Consiglio UE sui controlli di salute cardiovascolare. Per le società scientifiche, tuttavia, la misurazione dei parametri rappresenta soltanto il primo passaggio. L'individuazione di un fattore di rischio deve tradursi nella valutazione da parte di un professionista e, quando necessario, in prevenzione e trattamento.
"La prevenzione non può aspettare", afferma il commissario europeo per la Salute Olivér Várhelyi, invitando i cittadini a conoscere pressione, colesterolo e glicemia e a rivolgersi a un professionista sanitario.
Prevenzione accessibile anche ai più vulnerabili
La campagna introduce infine un tema che supera il comportamento individuale. Secondo Cecilia Linde, presidente della Società europea di cardiologia, la possibilità di prevenire le malattie cardiovascolari continua a essere condizionata anche dal luogo di residenza, dal genere e dalle condizioni socioeconomiche. "Individuando precocemente i rischi e garantendo alle persone un'assistenza tempestiva, possiamo contribuire a garantire che tutti abbiano pari opportunità di vivere una vita più lunga e più sana", sottolinea Linde.
La prima Settimana europea di screening, in programma fino al 4 ottobre, diventa così anche il banco di prova di un principio che l'Unione europea vuole rendere strutturale: conoscere i propri valori può far emergere il rischio, ma perché lo screening produca salute deve essere seguito da un accesso effettivo alla prevenzione e alle cure.




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