
La spesa sanitaria pubblica continuerà a crescere nei prossimi tre anni, fino a superare i 160 miliardi di euro nel 2029. Ma l'aumento delle risorse in valore assoluto non corrisponde a un aumento del peso della sanità sul Pil: dal 2027 al 2029 la quota resta sostanzialmente ferma al 6,3%.
È quanto emerge dal Documento programmatico di finanza pubblica 2026, approvato dal Consiglio dei ministri il 2 ottobre. Il DPFP aggiorna le previsioni economiche e di finanza pubblica e costituisce la base sulla quale sarà costruita la prossima manovra.
Da 148,8 a 160 miliardi in tre anni
I numeri mostrano una crescita continua. La spesa sanitaria prevista passa dai 148,836 miliardi del 2026 a 151,668 miliardi nel 2027, sale a 155,647 miliardi nel 2028 e raggiunge 160,035 miliardi nel 2029.
Rispetto al 2026 si tratta di oltre 11 miliardi in più nell'arco di tre anni. Anche il confronto con il 2025, quando la spesa è indicata in 141,539 miliardi, restituisce un incremento consistente in termini nominali.
La lettura cambia, però, quando le stesse cifre vengono rapportate all'andamento dell'economia. Il Pil nominale previsto dal documento cresce da 2.326 miliardi nel 2026 a 2.394 miliardi nel 2027, 2.459 nel 2028 e 2.524 miliardi nel 2029.
La spesa sanitaria rappresenta così circa il 6,4% del Pil nel 2026 e si attesta intorno al 6,3% nei tre anni successivi. In altre parole, aumentano gli stanziamenti ma cresce contemporaneamente anche la ricchezza nominale prodotta dal Paese.
Più risorse non significano una quota maggiore alla sanità
È questa la distinzione che emerge dal DPFP. Dire che nei prossimi anni saranno destinati più miliardi alla sanità è corretto. Ma quei miliardi non determinano, nelle previsioni attuali, un aumento della quota di risorse nazionali assorbita dal sistema sanitario.
Il documento indica tra le azioni programmatiche il rafforzamento del Servizio sanitario nazionale attraverso investimenti e strumenti di monitoraggio più avanzati. Il dato finanziario mostra però che, almeno nello scenario a legislazione vigente, il rapporto tra spesa sanitaria e Pil non compie un salto in avanti.
La questione è particolarmente rilevante mentre il ministero della Salute prepara una nuova richiesta di risorse al Mef. Come anticipato, il ministro Orazio Schillaci ha spiegato che il dicastero sta predisponendo un documento dettagliato e che l'entità della richiesta non è ancora stata definita.
Schillaci chiede più fondi, il confronto si sposta sulla manovra
"Chiedo più risorse per la sanità, ma vanno anche spese meglio", ha dichiarato Schillaci, collegando il tema anche alla necessità di rendere effettivamente disponibili le nuove prestazioni entrate nei Livelli essenziali di assistenza.
Il DPFP fotografa dunque il punto di partenza, non necessariamente quello di arrivo della prossima legge di Bilancio. Le cifre riportate per la spesa sanitaria sono quelle previste a legislazione vigente. Eventuali nuove risorse decise con la manovra potrebbero modificarne la traiettoria.
Ed è proprio qui che si sposta il confronto. Il dato assoluto certifica una crescita della spesa sanitaria. Per parlare di un aumento del peso attribuito alla sanità nelle scelte di finanza pubblica, invece, occorrerebbe che crescesse anche la sua incidenza sul Pil. Nelle previsioni attuali, dal 2027 al 2029, questo ancora non avviene.




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